È un maggio di prime volte al Giro d'Italia, e dopo la partenza in Bulgaria arriva anche la maglia rosa uruguaiana. A indossarla è Guillermo Silva da Maldonado, classe 2001, il primo corridore del suo Paese a partecipare alla corsa, che la conquista in un ormai inatteso sprint sul traguardo di Veliko Tarnovo, dove precede il tedesco Florian Stork e l'azzurro Giulio Ciccone.
Nel finale di tappa, dopo un'altra rovinosa caduta che compromette la corsa della Uae e di altri uomini importanti, c'è il primo squillo di Jonas Vingegaard, ben rintuzzato da Giulio Pellizzari e da Lennert Van Eetvelt; tra i tre, però, l'accordo salta e non riescono a giocarsi la vittoria.
Alla partenza da Burgas non si presenta Matteo Moschetti, finito a terra nei preparativi della volata della prima tappa. Ancora una volta sono solo in due a prendere per primi l'iniziativa: a Diego Pablo Sevilla, maglia azzurra di miglior scalatore, si affianca il compagno di squadra nel Team Polti-Visit Malta Mirco Maestri, veterano delle fughe al Giro. Pedala come gregario, lasciando allo spagnolo il traguardo volante e i due Gpm, mentre sulla corsa inizia a piovere.
La coppia viene ripresa ai -27 km ma quattro chilometri più avanti c'è un'altra caduta rovinosa in gruppo, favorita dall'asfalto bagnato. Ne fanno le spese, tra gli altri, Derek Gee della Lidl-Trek, Andrea Vendrame della Jayco Alula, Santiago Buitrago ed Edoardo Zambanini della Bahrain-Victorious, ma è soprattutto la Uae a risultare decimata: portati via in ambulanza Jay Vine e Marc Soler (il primo a scivolare), mentre proseguono il capitano Adam Yates, che si rialza in una maschera di fango e sangue, e il compagno di squadra Antonio Morgado.
Davanti, il gruppo si ferma, la gara viene neutralizzata per qualche minuto. Si riparte ai -18, poco prima del Red Bull Km che assegna sei secondi di abbuono a Egan Bernal.
L'Astana prende a tutta la successiva salita che porta al Monastero di Lyaskovets, dove Cristian Scaroni scatta rompendo gli indugi. Poi Vingegaard risale sulla ruota del compagno Davide Piganzoli, che mette in fila il gruppo. Il danese parte dopo un tornante ai -700 dalla vetta, ai -400 la dà più secca; Pellizzari e Van Eetvelt perdono cinque metri, ma riescono a scollinare con lui. Mentre il belga resta in scia, il nordico e il marchigiano si danno il cambio in discesa e guadagnano una ventina di secondi sul resto della compagnia.
Sull'ultimo strappo di giornata, ai -2 dal traguardo, nessuno degli attaccanti spinge fino in fondo: prima li raggiunge Jan Christen, poi il resto del gruppo, quando è già tempo di sprintare. Per l'Astana esce per primo Scaroni, ma è il suo compagno Silva ad avere lo spunto migliore, a portarsi le mani in testa con lo sguardo stupito dopo l'arrivo, a battersi ripetutamente sul casco per aiutarsi a credere a quanto ha appena fatto. "È una vittoria storica per il mio Paese - racconta poi l'uruguaiano - arrivata in un finale caotico, molto nervoso, dopo che la squadra ha lavorato tutto il giorno".
Dietro di lui c'è Pellizzari, quinto, che invece la mano la sbatte sul manubrio, scuotendo la testa. Un'occasione persa: "La gamba era buona, me la potevo giocare ma ormai è andata e mancano tre settimane, le salite vere devono arrivare", razionalizza il marchigiano. Che, dopo il segnale lanciato al favorito Vingegaard, adesso dovrà aspettare qualche giorno.
Domani, infatti, tappa per velocisti da Plovdiv a Sofia, e anche al rientro in Italia le asperità non arriveranno subito: segnato col circoletto rosso, sul calendario, c'è venerdì 15, con la frazione che finirà sul Blockhaus.
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