I giocatori vogliono prima veder riconosciute le richieste sull'aumento percentuale dei montepremi rispetto agli introiti. Malumori anche per le telecamere nelle sale di riscaldamento
C’è un nuovo capitolo nella contesa fra i tennisti e gli Slam. Come reso noto dal Times, i primi dieci giocatori e giocatrici dei rispettivi ranking hanno rifiutato l’offerta arrivata da parte dei tornei Major di istituire un consiglio dei tennisti che garantisca loro maggior peso all’interno dell’organizzazione dei grandi tornei. È emerso che gli sportivi hanno inviato una comunicazione la scorsa settimana a tre dei quattro Slam: Wimbledon, Roland Garros e Us Open. Nella lettera hanno rifiutato la proposta di incontrare i rappresentanti dei tre tornei a marzo, in occasione del Masters 1000 di Indian Wells.
rifiuto
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Il rifiuto del meeting matura da un’accusa specificata nella lettera: “Prima di impegnarci in un nuovo incontro, sarebbe più produttivo che gli Slam fornissero risposte sostanziali, a livello individuale o collettivo, alle proposte specifiche avanzate dei giocatori riguardo una quota equa dei ricavi destinata ai montepremi e ai contributi per la salute, benessere e benefit dei giocatori”. La pressione dei tennisti dunque si concentra ancora sulla volontà di ottenere percentuali maggiori dai proventi degli Slam secondo un processo iniziato lo scorso giugno, quando una delegazione composta dai quattro finalisti del Roland Garros Atp e Wta (Alcaraz, Sinner, Sabalenka e Gauff) chiese agli organizzatori dei quattro tornei Major ad aumentare i loro montepremi fino al 22% dei ricavi entro il 2030.
in australia
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Oggi il mirino della protesta si è ristretto a tre degli Slam. Manca all’appello l’Australian Open, non coinvolto nella disputa in quanto allineato da alcune settimane con la Ptpa che ha citato in giudizio gli altri tre Slam presso il tribunale distrettuale di New York. La motivazione: presunte pratiche restrittive. A Melbourne, ad ogni modo, Alcaraz ha guadagnato 2.8 milioni di dollari australiani per aver trionfato in finale contro Djokovic. Il montepremi del primo Major stagionale è cresciuto fino a 85 milioni di dollari australiani ed è divenuto il secondo più alto dopo quello dello Us Open. Ma neanche all’Happy Slam il prize money complessivo ha raggiunto la percentuale richiesta dai tennisti: si tratta del 16% degli introiti totali del torneo, non di più.
riunioni a melbourne
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La decisione di rifiutare l’incontro con gli Slam è emersa, secondo il Times, da una serie di incontri tra giocatori avvenuti negli spogliatoi di Melbourne in queste settimane. Dopo varie riunioni, un rappresentante dei tennisti ha risposto quindi ai tre tornei: “Sebbene i giocatori riconoscano che le strutture di governance possano rivestire un ruolo di rilievo, temono che dare la priorità al consiglio rispetto alle questioni economiche centrali rischi di trasformarsi in una discussione procedurale che ritarderebbe, invece di favorire, progressi concreti” riporta la lettera dei tennisti.
telecamere e cinque set
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Non solo. La fiducia da parte dei giocatori nei confronti degli organi di governo, sarebbe diminuita ulteriormente dopo due accadimenti a Melbourne. Il primo: la decisione di installare ulteriori telecamere nelle aree di riscaldamento e defaticamento dei tennisti, avvenuta, secondo gli sportivi, senza alcuna consultazione. Il tema è diventato virale nel video che mostrava Coco Gauff distruggere la racchetta in quello che era da lei considerato uno spazio privato, e invece è prontamente finito nell’occhio delle telecamere. Il secondo: la proposta di Craig Tiley, Ceo del torneo, di far giocare anche le donne al meglio dei cinque set, dai quarti di finale in poi. Elementi che inaspriranno ancora il dialogo.


