Incredibile a Polverara, dove nel prepartita di San Fidenzio-Polisportiva San Precario, Seconda Categoria, il direttore di gara fa una richiesta discriminatoria. Sulle sue disfunzioni cromatiche intervenga la Federcalcio...
Campionato di Seconda Categoria. A Polverara, la locale San Fidenzio ospita la Polisportiva San Precario di Padova. L’arbitro controlla i cartellini degli ospiti e si sofferma su quelli di due ragazzi africani che lo inducono alla richiesta sconcertante: "Voglio vedere i permessi di soggiorno. I documenti potrebbero essere contraffatti". La Polisportiva ha in rosa un altro giocatore extracomunitario, dal doppio passaporto, inglese e slovacco, ma evidentemente il colore chiaro della pelle lo mette al riparo dai sospetti. La puzza di discriminazione è potente. Viene in mente cosa raccontava Lilian Thuram: "Da piccolo, in Francia, mi chiamavano Noiraude, come la mucca nera e stupida dei cartoni animati. Da calciatore, mi fermavano sempre ai posti di blocco perché era sospetto che un nero guidasse una bella auto".
Come nello spogliatoio di Polverara: la chiama trasformata in un posto di blocco. Con una richiesta arbitraria, perché un arbitro non è ufficiale giudiziario e non può richiedere permessi di soggiorno, ma limitarsi al riconoscimento del tesserato, attraverso cartellino e carta d’identità. La corretta posizione del giocatore sarà stata accertata a monte, in ambito federale. I dirigenti del San Precario hanno mostrato comunque i permessi, pur sconcertati, perché da anni il club pratica l’inclusione, accogliendo migranti e richiedenti asilo. Ora sta alla Federcalcio correggere le disfunzioni cromatiche dell’arbitro zelante: giallo ammonizione, rosso espulsione, nero sospetto. Cosa diceva il Che? "Finché il colore della pelle conterà più di quello degli occhi, si lotta". Lottiamo.

