Giaccherini: "Conte il ct giusto. Con lui vomitavamo in campo. Che carica mi diede con un messaggio"

2 ore fa 3

L'ex centrocampista azzurro: "Ha già dimostrato di saper fare bene in Nazionale. E lo dice la sua storia: ha rifondato con la Juventus, con l’Inter e con il Napoli. Per lui i calciatori andrebbero in guerra"

Lorenzo Cascini

Giornalista

8 aprile - 08:54 - MILANO

Emanuele Giaccherini non ha dubbi. Conte è l’uomo giusto. E se lo dice uno che lo conosce bene come lui, c’è da fidarsi. L’ex centrocampista con Antonio è diventato "Giaccherinho" - fu lui a chiamarlo così, alla brasiliana -, ha giocato e segnato in Nazionale, sognando la vittoria dell’Europeo nel 2016. "Le lacrime di Barzagli erano quelle di tutti noi". Oggi la Nazionale si trova senza guida e per Giack non esiste un candidato migliore di Conte. "È il condottiero a cui aggrapparsi nelle difficoltà. Ti prepara come soldati in battaglia, esattamente quello che servirebbe adesso".

Giaccherini, in cosa Conte è diverso dagli altri?

"Sicuramente nel modo in cui ti cambia. Ha un modus operandi che ti entra dentro. Se lo segui, cresci. E per lui i giocatori sputano sangue. Sa creare un’empatia unica con il gruppo". 

Lei l’ha avuto sia alla Juventus che in Nazionale.

"Le assicuro che la sua attitudine era la stessa. Riesce a far assimilare le cose in modo molto veloce. In campo sai sempre cosa fare, in allenamento l’hai provato mille volte. Fino allo sfinimento. E poi quanto lavoro: ricordo sedute a Coverciano in cui vomitavamo, servivano le maschere d’ossigeno per arrivare a fine allenamento. Uscivamo stremati".

Sia a Torino che a Coverciano le sedute erano massacranti, ma in campo volavamo. Ci disse che dovevamo essere soldati pronti alla battaglia

Emanuele Giaccherini

È quindi l’uomo giusto per ripartire e rifondare?

"Assolutamente. È il migliore, ci riporterà ai Mondiali. Ha già dimostrato di saper fare bene in Nazionale. E lo dice la sua storia: ha rifondato con la Juventus, con l’Inter e con il Napoli. E lo farebbe anche con l’Italia, ora più che mai". 

Un po’ come fece anche con la vostra di Nazionale…

"Già, arrivò e cambiò tutto. Io lo avevo avuto alla Juventus e sapevo cosa poteva dare al nostro gruppo. Sia a Torino che a Coverciano le sedute erano massacranti, ma in campo volavamo. Ci disse che fare bene era la nostra missione e che dovevamo essere soldati pronti alla battaglia. Non avevamo campioni, ma è stata la fame a fare la differenza".

Quella che è mancata in Bosnia.

"Fame e coraggio. E non esiste persona migliore di Antonio per riportarle. I giocatori andrebbero in guerra per lui: non guarda come ti chiami o quanti anni hai, ma solo se ti alleni e se dai tutto. Ti spinge oltre il limite e a credere in quello che si fa. Il lavoro è alla base del suo successo. In più, bisognerà ristabilire un rapporto tra i club e la Nazionale. Mi lasci dire una cosa, se posso…".

Prego.

"Intanto penso che Antonio, allenando adesso il Napoli, possa capire bene le esigenze che si hanno nei club e dunque mediare tra le parti. In più, credo che si debba ricostruire l’amore per la Nazionale. Negli ultimi anni si pensa troppo al business e ai soldi, ma bisogna riscoprire il valore dell’Italia come sistema".

L'Europeo del 2016 è stato l’apice della mia carriera. Dopo aver segnato a Courtois cercai lo sguardo dei miei genitori. Peccato poi per come è finita...

Emanuele Giaccherini

Anche la sua, d’altronde, era una Nazionale senza fenomeni. Eppure, all’Europeo nel 2016 faceste molto bene.

"È stato l’apice della mia carriera. Il gol al Belgio, ma non solo. Un insieme di emozioni uniche. C’era un’alchimia pazzesca. Dopo aver segnato a Courtois cercai lo sguardo dei miei genitori. Peccato poi per come è finita. Venimmo sconfitti ai rigori da una Germania più forte e piena di campioni. Dispiace ancora per l’errore di Pellè: lo sbaglio ci può stare… il gesto no. Le lacrime di Barzagli a fine partita erano quelle di tutti noi e di tutti gli italiani".

Un ricordo personale su Conte?

"Dopo l’esordio con la Juventus allo Stadium io ero abbastanza giù di morale. Non avevo giocato bene e non ero soddisfatto, nonostante la vittoria. Sentivo la pressione, mi tremavano le gambe e se ne accorse. Così, tornato a casa, mi mandò un messaggio: 'oggi non era facile, so che puoi dare di più'. Fu inaspettato, mi diede molta carica. Antonio è anche questo, non solo un allenatore da campo. Sa proteggere i suoi giocatori e farli sentire importanti. Proprio quello di cui avremmo bisogno adesso".

E una strigliata?

"In Nazionale dopo un’amichevole con la Germania. Perdemmo prendendo quattro gol. E lui ribaltò lo spogliatoio. 'Volevate il livello, eccolo', ci urlò. Fu una lezione. Per giocarcela con i top club dovevamo dare di più. E infatti all’Europeo si è visto".

Leggi l’intero articolo