Per il tecnico è la seconda promozione in due anni, dopo quella del 2025 con l'Entella: "La prossima stagione mi vedo ancora qui. Dedico ogni vittoria a mio papà. Chi ammiro di più? Allegri per la gestione del gruppo"
Oscar Maresca
30 marzo - 18:27 - MILANO
Il primo pensiero di Fabio Gallo appena conquistata la promozione in B con il Vicenza è stato per suo padre Romeo, scomparso un anno fa: "Gli dedico ogni vittoria, so che mi guarda da lassù ed è felice. Ho iniziato a giocare grazie a lui, era il mio allenatore ai tempi della Bollatese. Da piccolo mi accompagnava alla Pinetina quando provavo a farmi strada nelle giovanili dell’Inter. Tutto ciò che di bello mi capiterà nella vita sarà sempre merito suo". Il tecnico ha guidato i biancorossi in una stagione incredibile, riuscendo a vincere il campionato con sei giornate d’anticipo: "Abbiamo realizzato un sogno. A inizio stagione la società mi aveva chiesto di chiudere in vetta, riuscirci in un club così importante non è mai semplice. Il merito è della squadra". Il gruppo ha voluto omaggiare l’allenatore con una sorpresa speciale: "I ragazzi mi hanno regalato un quadro bellissimo. È un gallo stilizzato con tutte le loro firme, l’ho subito appeso nel salotto di casa".
Durante i festeggiamenti l’abbiamo vista arrampicarsi sotto la curva per abbracciare i tifosi.
"Un momento di gioia assurda, volevo condividere l’impresa insieme alla gente di Vicenza. Abbiamo continuato a festeggiare pure con la squadra, ci siamo concessi qualche spritz. Dopo un trionfo così, direi che si può".
Ha fatto una promessa al gruppo in caso di promozione, ora dovrà mantenerla.
"Stiamo organizzando un’escursione tra le montagne. Amo passeggiare, mi aiuta a riflettere. Nel 2014 ho fatto il Cammino di Santiago: 120 chilometri in 8 giorni, zaino in spalla. In quel momento la mia vita è cambiata".
Ci racconti.
"Mi ero allontanato dal calcio, avevo iniziato a lavorare come consulente finanziario. Durante il pellegrinaggio squilla il telefono, l'avevo lasciato in fondo allo zaino, non lo utilizzavo mai. Mi fermo e rispondo. Era Pietro Fusco, in quel periodo responsabile delle giovanili allo Spezia. “Hai ancora voglia di allenare?”, mi chiese. È stato come un segnale".
Cosa l’aveva delusa?
"A Brescia mi è stato impedito di fare il mio lavoro, nel 2013 Giampaolo mi voleva come vice in biancazzurro. Le proteste dei tifosi per il mio passato da giocatore con il club bergamasco hanno fatto saltare tutto".
Tredici anni dopo ha scritto la storia: è stato il primo allenatore a vincere due campionati di fila in C con due squadre diverse.
"È una soddisfazione enorme che condivido con due società, l’Entella e il Vicenza. Club solidi e gruppi eccezionali. In biancorosso, come nella passata stagione, ho trovato ragazzi che mi hanno seguito con determinazione fin dal primo giorno".
Il più forte incontrato sul campo? Ronaldo il Fenomeno, faceva un altro sport
A proposito di record, tra Entella e Vicenza ha totalizzato 58 partite consecutive senza perdere. Come Capello nel Milan degli Invincibili.
"Il destino ha voluto che mi fermassi a 58, avrei voluto proseguire. È un traguardo fantastico, quasi inimmaginabile".
Chi è il collega che ammira di più?
"Per gestione del gruppo credo che Allegri sia il miglior in Italia. Riesce sempre a tirare fuori il meglio delle squadre che allena. Ci siamo pure sfidati da giocatori. Da Giampaolo a Pirlo, dopo la promozione ho ricevuto tanti messaggi di congratulazioni".
E il suo maestro Lucescu?
"Era impegnato con la Romania. Grazie a lui ho esordito prima in B e poi in Serie A con il Brescia. È stato un innovatore, ci faceva vedere le partite registrate sul VHS a velocità aumentata. E si faceva rispettare. Le racconto un aneddoto".
Prego.
"In una trasferta a Bolton, durante la Coppa Anglo-Italiana, pareggiavamo e ci serviva un punto per passare il turno. Un compagno toccò il pallone con il braccio in area, l’arbitro non se ne accorse, ma l’assistente sì. Il mister iniziò a correre urlando verso di lui. Alla fine riuscì a convincerlo, niente rigore. I tifosi avversari neppure protestarono".
Nel ’95 si trasferisce all’Atalanta, insieme a Vieri facevate impazzire Mondonico.
"Quante serate con Bobo, amava divertirsi. Il responsabile della security ogni mattina controllava il cofano delle nostre auto. Se era ancora caldo, ci rimproverava. Significava che eravamo stati fuori tutta la notte. E succedeva spesso. Una volta il mister ci beccò chiedendo a un casellante in autostrada. Conoscevano le nostre targhe a memori".
A Bergamo però ha fatto parlare il campo.
"Con un gol alla Juventus in Coppa Italia nel ’95 sono entrato nella storia del club. Ancora oggi, i tifosi ricordano quel tiro al volo contro i bianconeri. A servirmi l’assist fu Federico Pisani, morto un anno dopo in un incidente stradale. Quella rete mi lega al suo ricordo".
L’avversario più difficile da affrontare?
"Ronaldo il Fenomeno. Faceva un altro sport. L’ho pure sfidato quando ero al Brescia e lui al Psv nel Trofeo Gamper del ‘94. Aveva 17 anni, era già imprendibile".
Guiderà il Vicenza anche in Serie B?
"Non mi vedo lontano da questo club".
Ha ancora un sogno da avverare?
"Continuare a migliorarmi per raggiungere obiettivi sempre più importanti. Fare l’allenatore è il mestiere più bello del mondo. Meno male che quella volta durante il Cammino di Santiago ho risposto al telefono".

