Esce oggi il nuovo progetto discografico del canatutore romano, accompagnato da un omonimo cortometraggio: "Con il festival il pubblico è cresciuto, ma io sono lo stesso"
A Sanremo la sua ‘Stupida sfortuna’ ha portato decisamente bene. Per Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, la seconda partecipazione al Festival è stata una consacrazione. Non solo per il Premio della Critica 'Mia Martini' e il Premio Assomusica Sanremo 2026 per la migliore esibizione live, ma per una nuova consapevolezza che sfocia dritta nel suo nuovo album, "Calcinacci", in uscita oggi. Un progetto nato, come suggerisce il titolo, "tra le macerie" di un periodo complesso e diventato una vera e propria "ricostruzione" personale e artistica. "Ho vissuto Sanremo, secondo me, meglio di chiunque. Mi sono proprio goduto tutto, ogni istante. Alla fine, ho vinto a modo mio", racconta il cantautore. "Il Premio della Critica per me è la vera vittoria del festival. È il riconoscimento più importante che assegnano, e averlo ricevuto è una cosa gigante".
Il successo è legato anche alla canzone portata in gara, che sente sua al 100%: "Si affaccia nel mainstream grazie a un ritornello semplice, ma resta una canzone mia. Per questo sono felice: le persone che mi hanno conosciuto a Sanremo mi hanno scoperto per come sono davvero". E a chi oggi lo definisce un sex symbol, risponde con ironia: "Mi diverto, la prendo con leggerezza. La domanda che faccio è: ma dove eravate prima?". Insomma, “il pubblico è cresciuto, ma io sono lo stesso di quando sono arrivato a Sanremo”. Questa nuova sicurezza è lontana anni luce da quella del 2021. "Alla prima partecipazione sono arrivato come un cucciolo spaventato. Oggi ho più padronanza, so chi sono, sono più a fuoco". La chiave di questa trasformazione sta nell'aver fatto pace con le proprie fragilità. "Ho superato l'ansia e ho accettato l'ipotesi dell'errore, una cosa che all'inizio per me non era possibile. Pensavo: 'se sbaglio, è finita'", ammette. "Adesso, se sbaglio, va bene, sono una persona". Una battaglia che si è manifestata anche fisicamente: "Mi è successo di paralizzarmi le mani mentre suonavo. Ho superato anche quella cosa lì".
Questa maturità è il cuore pulsante di 'Calcinacci', un album che lui stesso definisce una "terapia". Il progetto è nato dopo la fine di una relazione durata sette anni. "Mi sono ritrovato da solo dopo tanto tempo e ho ricominciato", confessa. Il disco è stato un processo creativo lento e organico, vissuto interamente a Roma. "È un album scritto tra le 14 e le 3 di notte. Senza orari, senza fretta. Mi svegliavo contento di sapere che il mio unico impegno era scrivere. È stupendo". Per accompagnare l'uscita, Fulminacci è anche protagonista e co-autore dell'omonimo cortometraggio 'Calcinacci', proiettato in anteprima speciale nei cinema di Roma, Napoli e Milano. Un'opera cinematografica diretta dai Bendo e Filiberto Signorello, con la partecipazione di attori come Pietro Sermonti e Francesco Montanari, che espande l'universo narrativo del disco. "È una metafora di ciò che succede nel disco. Un'operazione puramente artistica, non di marketing, fatta con amici". E su un futuro da attore? "Non escludo nulla, ma per ora non c'è niente all'orizzonte".
Nel disco le collaborazioni con Franco126 e Tutti Fenomeni, con la produzione interamente curata da Golden Years (che lo ha diretto anche sul palco dell'Ariston). Il legame con Franco126 è particolarmente forte. Un progetto live a due? "Con Franco mi piacerebbe, abbiamo una bella energia nella scrittura. Penso che ci completiamo". E sulla possibilità che anche lui partecipi a Sanremo, Fulminacci commenta: "Potrebbe andarci tranquillamente, ha uno dei dischi più belli dell'ultimo anno. Ma la cosa bella è che a lui non va, è contento così. Se un giorno si deciderà, sarà stupendo".
Oltre la musica, Fulminacci non si sottrae a riflessioni sull'attualità. Su alcune polemiche relative alla vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo, dice: "È una delle persone più cordiali che io abbia mai incontrato. Attento, affettuoso e di una dolcezza incredibile. Ha un’anima nobile". E anche la reazione di Sal alla vittoria “non era una perfomance, era autentica”. Quanto al brano ‘Per sempre sì’: “E’ una canzone folcloristica italiana che a molte persone piace e quindi è stata premiata”. Dalla musica alla politica. Riguardo al prossimo referendum, invece, esprime con onestà il suo disorientamento. "Quando cerco di capire certe situazioni complesse, come il prossimo referendum, mi sento stupido e preso in giro. Andrò a votare, ma il mio non sarà il voto di una persona consapevole e preparata".
Questa lucidità lo guida anche nella carriera, con l'obiettivo di non allontanarsi dalla realtà. "Quando la vita ti cambia, non puoi scrivere solo di quello. Devi conservare la tua vita privata. Vivere a Roma e non a Milano mi difende, mi aiuta a rimanere quello che sono sempre stato". Ora, la ricostruzione continua dal vivo, con il 'Palazzacci Tour' che partirà il 9 aprile dal Palazzo dello Sport di Roma, per poi toccare Napoli, Milano e Firenze e proseguire con gli appuntamenti estivi di 'Fulminacci all’aperto'. Con una certezza: quella di voler continuare a giocare il proprio campionato. “Voglio sempre fare le cose che mi piacciono e che credo di saper fare. Quindi al nuovo pubblico dico: 'Se ti è piaciuto quello che faccio, dai, andiamo avanti insieme'”. La parola che meglio descrive il suo nuovo lavoro e il suo stato d'animo? Non ha dubbi: "Per me è 'ricostruzione', sicuramente. È ristrutturazione. Gli interni sono fatti, ora facciamo le facciate". (di Loredana Errico)




