Freddo, pioggia e gli occhi dei palazzi addosso: il fortino di Zenica accoglie così l'Italia

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L'erba del campo è più o meno verde e la temperatura sarà ad un passo dallo zero. La Bosnia ha la testa nel pallone e l'attesa per la sfida di stasera è elettrica...

31 marzo - 11:28 - ZENICA (BOSNIA)

L’erba è, a tratti, dal colore più o meno verde a seconda della prospettiva: il “Campo bianco”, così si chiamerebbe da noi, è uno stadio dove ci si gioca l’America tra i palazzi e con la strada sullo sfondo. E sullo sfondo, c’è la neve: sulle collinette tutto attorno, non in città e non questa sera dove la temperatura sarà ad un passo dallo zero, ma pur sempre sopra. "Di campi peggiori ne ho visti anche qui e per qui intendo i Balcani dove ho allenato per una stagione: quindi niente scuse, niente alibi, si va e si gioca facendo quello che dobbiamo...", taglia corto il ct Rino Gattuso interrogato sul tema dai giornalisti locali.

attesa e curiosità

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A Zenica, l’elettricità tra la gente è al punto di non ritorno: elettricità che vuol dire passione e attesa per quello che viene considerato un evento. L’albergo sede del mini-ritiro azzurro si vede dalle tribune dello stadio: se non fosse indispensabile per motivi logistici e di sicurezza, il percorso si potrebbe fare a piedi. L’Italia è arrivata nella città dove abbiamo già vinto – era il 15 novembre 2019, qualificazioni europee – soltanto ieri pomeriggio: niente allenamento, ma solo un po’ di confidenza con il campo nella passeggiata di gruppo. Sorrisi, qualche pacca sulle spalle, molta concentrazione. E qualche telefonino a riprendere gli spalti e ciò che li circonda: questa sera saranno 8.800 gli spettatori, il 20 per cento in meno della capienza per la sanzione inflitta dalla Fifa alla federazione bosniaca dopo i cori discriminatori di parte dei tifosi.

testa nel pallone

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La Bosnia ha la testa nel pallone: non potrebbe essere altrimenti visto che l’unica volta in un Mondiale risale al 2014, prima e dopo niente. Fuori dal piccolo stadio, c’è curiosità per la comitiva azzurra e non mancano le richieste di autografo: il nostro quartier generale è nell’area di un grande centro commerciale. Piove, non forte, ma piove: l’erba, più o meno verde, dà la sensazione di un terreno da gioco irregolare, ma non lo è. Le luci dei palazzi dietro alle due curve sono accese e, tra qualche ora, lo saranno ancora di più: dai balconi, il tifo si farà sentire. "Tocca a noi, stavolta andiamo in America...", così una decina di ragazzini pallone tra i piedi e lo sguardo attaccato al pullman della Nazionale che da lì a tre minuti sarà parcheggiato all’ingresso dell’albergo. A Zenica, l’attesa è di quelle mai viste: l’Italia del pallone fa meno paura, gli azzurri, da queste parti, sono considerati una nazionale non imbattibile, anzi. E, allora, palla al centro e gli occhi dei palazzi addosso: una novità per un duello che mette in gioco il mondo. Per noi e per loro.

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