Fioravanti: "Porto il mio limite al massimo. Ora non ho voce, ma che bello è vincere"

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Il campione azzurro Leonardo Fioravanti si racconta dopo la storica vittoria in El Salvador. "La mia famiglia e il mio team sono fondamentali. Con il mio coach porto il mio limite al massimo"

Antonio Muglia

15 giugno - 13:45 - MILANO

Che bel risveglio in El Salvador. Nel paese centro-americano ci sono sei ore in meno rispetto all’Italia, e l’azzurro Leonardo Fioravanti ha ritardato un poco la sveglia. Oggi è l’eroe nazionale, ma alzarsi dal letto è stato più dolce del solito, anche se ormai ha un filo di voce: sabato 13 giugno ha conquistato la sua prima vittoria a una tappa della World surf league battendo il brasiliano Italo Ferreira e così ha urlato, e tanto. Lo stress accumulato, positivo e negativo, tantissime emozioni concentrate tutte insieme, una vita a rincorrere un sogno che era vicino, vicinissimo. Ed eccolo lì: è bastato spingersi un po’ più in là, e l’atleta della Red Bull l’ha finalmente acciuffato. È il primo italiano a riuscirsi, uno dei pochissimi europei nella storia delle competizioni di surf. 

Leo, finalmente. Ieri dicevi che ti sembrava tutto irreale, ma come stai oggi dopo averci dormito su? E soprattutto: come hai festeggiato?

“È stato bellissimo. Questa mattina ho visto tutti i video su Instagram, i messaggi della mia famiglia, dei miei amici, il supporto che ho avuto dalle persone che mi hanno sempre tifato ed amato è davvero bellissimo. E abbiamo festeggiato bene, infatti ora non ho più voce. Ho urlato più che altro, perché davvero non ci potevo credere”

Sui social hai scritto: never stop believing, non smettere mai di crederci. Hai conquistato la tua prima vittoria, ma in tanti pensano che meriti anche qualcosa in più. Cosa ci dobbiamo aspettare?

“Meritare è una parola particolare, io dico sempre che a questo livello tutti ci meritiamo di vincere e di raggiungere questi obiettivi. So che me lo merito, ma non è questa la ragione che mi spinge: lo faccio perché amo questo sport, perché non ho mai smesso di crederci e ieri è stato un momento speciale che mi ricorderò per il resto della mia vita”.

Una gara praticamente perfetta, ma cosa è successo in semifinale con Kanoa Igarashi? Avevi la batteria in mano, ma ti mancava un secondo punteggio e il tuo avversario è andato in vantaggio. Hai fatto salire il battito cardiaco a mezza Italia del surf..

“È stata una heat assurda. L’avevo iniziata perfettamente, poi con 23 minuti ancora sull’orologio, mi sono detto: ‘A voglia, quanto tempo manca per prendere un altro punteggio!’. Poi l’oceano è diventato piatto, non ci potevo credere, e infine mancavano due minuti. Dovevo ottenere appena 1,60 punti per passare, ma non potevo pensare di perdere la semifinale in quel modo. Eppure questo fa parte di una giornata così, quando arrivi al giorno delle finali ci saranno sempre momenti difficili, momenti in cui devi combattere e mettercela tutta e ieri ho tirato fuori il meglio di me stesso e ne sono molto fiero".

Una delle prime persone che hai ringraziato è stato il tuo coach, Richard “Dog” Marsh. Quanto sta contando avere un allenatore come lui accanto? Sembra che da quando hai intensificato il lavoro, e stai facendo squadra con gente come Connor O’Leary e Tyler Wright, hai avuto un ulteriore miglioramento.

“Stiamo facendo entrambi un lavoro incredibile, siamo tutti e due dedicati al cento per cento a migliorare il mio surf e il modo in cui gareggio. Cerchiamo di raggiungere il livello più alto possibile per me. Quel limite non lo conosco e chissà forse non lo conoscerò mai, però adesso lo stiamo testando, lo stiamo cercando e mi rendo conto che è veramente alto. E poi il resto del team: Connor O’Leary, Tyler Wright, Ramzi Boukhiam, abbiamo una squadra bellissima, ci spingiamo a vicenda. L'anno scorso quando Connor ha vinto a Jeffreys Bay, io l’ho portato sulle spalle, e da quel momento non ha smesso di dirmi ‘non vedo l’ora di portarti sulle spalle quando vincerai tu la prima gara’. E ieri l’ha fatto e lo ringrazio tanto per questo".

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