I momenti clou di un'ingerenza politica che ha inquinato lo sport. E che ha comunque minato la credibilità del Mondiale
Hanno perso tutti con questa storiaccia. Perdono a Seattle gli Stati Uniti, sgonfiando così un caso che sarebbe diventato enorme e insostenibile se avessero vinto, magari con gol di Balogun (assente come se fosse squalificato). Perde Pochettino che si sta ancora chiedendo quanto la sua squadra abbia pagato psicologicamente l’interventismo presidenziale. Perde il Mondiale che spezza un’avventura entusiasmante con una evitabilissima crisi di credibilità. Perdono involontariamente anche gli arbitri, quantomeno l’occasione di farsi sentire: perché quando un Trump senza controllo, per spiegare la sua ingerenza, dice che l’arbitro Claus “era sospetto”, di fatto getta fango sulla commissione arbitrale, sul designatore Collina, sul suo braccio dentro Busacca e su tutti gli arbitri che, tranne qualche caso tipo Tantashev (Paraguay-Francia), hanno comunque diretto bene un calcio a mille all’ora che spesso sfugge all’occhio umano.
questione arbitri
—
Sul povero fischietto somalo, rimandato a casa per “terrorismo”, la Fifa aveva spiegato di poter poco, essendo una decisione governativa Usa. Ma questa non era una ingerenza politica su una questione sportiva? Qui non si doveva intervenire? Il comunicato con il quale il comitato arbitrale dice che Claus è rispettato e indiscutibile manca di un riferimento fondamentale: l’inaccettabilità delle accuse da parte di politici che niente hanno a che fare con il Mondiale (Klopp dixit), ma ai quali è stato fatto credere che il Mondiale, come il mondo, sia qualcosa di personale. Un giocattolo da portarsi a letto o lanciare al muro se qualcosa non va: minacce, insulti, dazi o, peggio, missili. Alla fine, un “rosso” in più o in meno cosa volete che sia, mentre il mondo diventa più povero o muore. Anche peggio il comunicato con il quale la Disciplinare difende la sua decisione, sostenendo, alla fine di un testo inutilmente lungo, che la decisione rientra nei suoi poteri, quasi fosse normale, e che non c’è niente di cui stupirsi. Senza accorgersi di essere una causa supplementare di stupore.
indignazione mancata
—
Un po’ di colpa il mondo però ce l’ha: doveva indignarsi di più quando a Ronaldo è stata “modificata” la squalifica per non fargli perdere le prime due partite del Mondiale. Dovevamo tutti indignarci. Invece la cosa è passata come fosse un po’ di folklore americano, come il premio per la pace dato da Infantino a Trump, dimenticando che si trattava di una serissima decisione Fifa. Da domani potrebbe essere il caos, se la Disciplinare Fifa fosse investita di richieste di revisione di qualsiasi cartellino. Perché no? La strada è ormai aperta. Ma dubitiamo che seguiranno decisioni simili. Comunque al prossimo Congresso Infantino farà bene a proporre una modifica regolamentare. Anche se con la Fifa c’è sempre un margine di incertezza, che è poi l’arma per avere le mani libere. Non esiste, per esempio, un articolo chiaro in caso una squadra debba essere sostituita per causa di forza maggiore: in teoria, grazie al ranking Fifa, nessuno avrebbe impedito di chiamare l’Italia. Pensavamo fosse scandaloso solo immaginare una simile prospettiva. Dopo Balogun, non più.


