Fiato corto anche da fermo nel calcio: cosa succede al tuo respiro

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Ti capita di avere il fiatone anche quando sei fermo in campo? Scopri le vere cause del fiato corto nel calcio: tra metabolismo, riflessi nervosi e debito di ossigeno

Laerte Salvini

3 febbraio - 18:15 - MILANO

Succede a tutti. Dopo uno scatto intenso, la palla è uscita, l’arbitro fischia, ti fermi per rifiatare… ma il fiato non torna. Respiri ancora affannosamente, come se stessi continuando a correre. Ti guardi intorno, sei fermo come gli altri, ma senti il cuore che batte forte e i polmoni che non si placano. È una sensazione familiare nel calcio praticato, soprattutto tra i dilettanti. E no, non è solo “poca condizione”. È fisiologia pura.

Il debito di ossigeno e i riflessi che regolano il respiro

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Durante un’azione ad alta intensità – uno sprint, un pressing, una corsa all’indietro – il tuo corpo consuma una quantità elevata di ossigeno e produce molti più metaboliti, come anidride carbonica (CO₂) e ioni H⁺ (che rendono il sangue più acido). Il centro di controllo del respiro, situato nel cervello, riceve continuamente segnali chimici da recettori sparsi nel corpo: quando CO₂ e acidità salgono, la risposta è automatica e potentissima:  aumentare il respiro. Questo meccanismo serve a riportare in equilibrio il sistema: buttare fuori CO₂ in eccesso e fornire ossigeno per continuare a rigenerare energia. Il punto è che questo sistema ha una certa “inerzia”: anche se ti fermi, il corpo è ancora nel pieno dell’attività metabolica. I muscoli stanno “pagando il conto” dello sprint, e il cervello continua a chiedere ventilazione accelerata finché i parametri non si normalizzano.

Il ruolo dei muscoli: anche da fermi mandano segnali d’allarme

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Non solo: nei tuoi muscoli ci sono recettori specializzati, chiamati metaborecettori, che rilevano l’accumulo di metaboliti (come lattato, fosfati, CO₂). Questi recettori, anche se non c’è più movimento, continuano a segnalare al sistema nervoso che il corpo è ancora sotto stress. È come se dicessero: “Non abbiamo ancora finito, continua a pompare!” E il respiro resta alto, il cuore batte forte, anche se le gambe sono immobili. È lo stesso motivo per cui, dopo un’azione prolungata, ti capita di restare con le mani sulle ginocchia, respirando a bocca aperta, e magari avverti anche un leggero giramento di testa. Il tuo corpo è in fase di recupero attivo, anche se esternamente sei fermo.

Allenamento e abitudine: perché gli amatori soffrono di più

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Un calciatore allenato, che ha un buon sistema aerobico e un’abitudine a gestire gli sprint ripetuti, recupera prima. Il suo corpo è più efficiente nel riutilizzare i metaboliti, più tollerante all’acidità e più rapido nel riportare i parametri alla normalità. Nei dilettanti, invece, il recupero è più lento e spesso il respiro resta alto più a lungo. In più, la respirazione è un atto in parte automatico ma anche allenabile. Chi lavora sul respiro in allenamento, con esercizi di controllo ventilatorio, apnea attiva, o semplicemente con lavori ad alta intensità progressiva, impara a gestirlo meglio anche nei momenti critici in partita.

Cosa fare quando ti manca il fiato da fermo

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La tentazione è quella di piegarsi sulle gambe o, peggio, sedersi a terra. Ma dopo uno sforzo intenso, la cosa migliore è camminare lentamente, mantenendo attiva la pompa muscolare delle gambe. Questo aiuta il ritorno venoso e favorisce la distribuzione di ossigeno ai muscoli. Respirare in modo profondo, senza iperventilare, aiuta a far calare l’affanno più rapidamente. Evita di trattenere il fiato, di irrigidirti o di parlare troppo: lascia che il corpo faccia il suo lavoro.

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