Felici e vincenti, il 'modello Norvegia' ora spaventa anche l'Inghilterra

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(di Francesco Loscalzo) Prima di tutto felici. Senza mettere pressione ai bambini. E poi, se capita, anche vincenti. E nel 2026 sta capitando spesso. Il 'modello Norvegia', da anni dominante negli sport invernali - con il primo posto nel medagliere delle recenti Olmpiadi invernali di Milano Cortina - si sta facendo spazio anche nel calcio. La nazionale scandinava - che tanto male ha fatto all'Italia, maltrattata nelle qualificazioni - per la prima volta nella sua storia ha ottenuto la qualificazioni ai quarti di finale dei Mondiali. E Haaland e compagni, dopo aver eliminato il Brasile di Carlo Ancelotti, sembrano proprio non avere alcuna intenzione di fermarsi alla sfida di sabato prossimo, 11 luglio (alle ore 23 italiane) contro l'Inghilterra. Tutt'altro. Anche per poter mettere in scena una nuova puntata della 'Viking Row', lo spettacolo, virale su tutte le piattaforme, ritmato dai colpi di tamburo del fuoriclasse del Manchester City, e tanto amato dai bambini norvegesi che vogliono continuare a sognare.
    Due intoppi però stanno complicando la vigilia della partita più importante della storia della nazionale norvegese: un virus che comunque non dovrebbe estromettere nessuno dalla sfida con i 'maestri' inglesi e un albergo, il Dalmar Hotel di Fort Lauderdale, troppo rumoroso a causa della presenza nelle vicinanza di un cantiere, con troppa muffa e poca pulizia nelle stanze. I giocatori hanno chiesto e ottenuto un cambio in corsa in un altro albergo e anche questo problema è stato superato.
    Ma qual è il segreto della formazione allenata da Stale Solbakken? La risposta potrebbe arrivare dal guardare proprio ai più piccoli, facendo un salto all'indietro nel tempo, fino al 2007, quando l'ente norvegese che governa lo sport ha rivisto gli otto "diritti" adottati nel 1987 per tutelare la partecipazione, la sicurezza e il divertimento di ogni bambino che pratica sport. Il cambiamento principale ha riguardato la decisione di far disputare fino ai nove anni partite solo locali, senza che ci siano classifiche e che vengano assegnati trofei. Le competizioni regionali cominciano poi a undici anni, ma sempre senza graduatorie. E solo dai 13 anni in poi si può parlare di campionati nazionali. Regole che devono essere rispettate da tutti i club, tutti gli allenatori e soprattutto dai genitori, tante volte i Italia ingombranti, e che invece in Norvegia hanno il "dovere" di permettere ai figli di godersi la propria infanzia senza l'ossessione di primeggiare, di alzare coppe o di mettersi al collo medaglie (di quelle, del resto, i norvegesi, ne vincono tante alle Olimpiadi invernali).
    Un altro dei principi fondamentali è rappresentato dalla libertà di scelta che ogni bambino ha nel poter scegliere e praticare più sport: un aspetto determinante nella crescita e nel miglioramento delle abilità fisico-atletiche. Non a caso, nella storia sportiva di Haaland ci sono anche pallamano, atletica e sci di fondo. Chissà se ne fossero a conoscenza i difensori del Brasile, annientati dal 26enne attaccante norvegese, in particolare in occasione del primo gol, segnato di testa, e da posizionare in alto nella classifica degli highlights della sua già prodigiosa carriera, cominciata nel Bryne Fk, nell'estremo sud della Norvegia. Tra i primi a intuire il suo talento l'allenatore Espen Undheim, il quale oggi racconta che a renderlo "speciale" era "la sua costante ricerca del gol: anche quando non si trovava in una posizione favorevole, si muoveva cercando di crearsi l'occasione giusta per segnare". Come successo per il decisivo gol (uno dei sette finora messi a segno nei Mondiali 2026) del 2-1 alla Costa d'Avorio. "Erling - spiega Undheim - era sempre con i suoi amici in un campo di calcio coperto. Lì si è impegnato tanto per migliorare anche con il piede destro. Ma soprattutto lì era spensierato e pensava solo a divertirsi". Un messaggio da inoltrare a tutte le scuole calcio e a tutti i genitori italiani.
   

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