E ora, senza Sinner, chi vince il Roland Garros? Il borsino tra Zverev, Nole, il sogno di Cobolli e...

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Con Jannik fuori dai giochi e Alcaraz da tempo fuori, a Parigi salta il banco dei pronostici

Marco Iaria

Giornalista

28 maggio - 22:16 - MILANO

Tolto dalla contesa il favorito numero 1, adesso un favorito non c’è. Semplice, ma è così. Dopo la triste uscita di scena di Jannik Sinner, la fredda lettura del tabellone indurrebbe ad assegnare l’onore e l’onere ad Alexander Zverev, seconda testa di serie. Ma non è proprio così. Siamo nell’era del duopolio: Sinner e Alcaraz si sono divisi gli ultimi nove Slam. Praticamente i Major sono roba loro da due anni e mezzo, dopo che Djokovic aveva conquistato gli Us Open 2023: 2 Australian Open, 1 Wimbledon e 1 Us Open per Jannik; 1 Australian Open, 2 Roland Garros, 1 Wimbledon e 1 Us Open per Carlos (che in precedenza aveva già vinto a Londra e New York). In generale, sul circuito, l’italiano e lo spagnolo hanno creato un solco profondo tra sé e la concorrenza, rendendo il tour abbastanza prevedibile quando entrambi sono in azione: tutti nell’attesa di una finale tra loro due. Stavolta no. Via Alcaraz sin dalla vigilia, via Sinner già al secondo turno. E lotta apertissima.

prima fila

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Certo, Zverev, il numero 3 del ranking mondiale, si iscrive legittimamente alla corsa per questo Roland Garros mutilato: a 29 anni, dopo tre finali Slam e l’etichetta di splendido perdente, ha la ghiotta occasione per annettersi finalmente un Major. Ma siamo sicuri che riuscirà a non farsi travolgere dal peso delle aspettative? Di certo, il tabellone 2026 si è clamorosamente aperto. Gli aspiranti sono diversi. Sua maestà Novak Djokovic, ça va sans dire. Il 24 volte campione Slam, al tramonto di una carriera inimitabile, si è ormai concentrato sui Major, centellinando le presenze nel tour. A Melbourne ha sorpreso Sinner e si è arreso solo ad Alcaraz in finale, dimostrando di poter competere ancora — in periodi concentrati — ad altissimi livelli. A Parigi ha trionfato tre volte (è lo Slam dove ha vinto di meno, perché c’era un certo Rafael Nadal): vuoi vedere che a 39 anni gli riescono il poker e il 25° titolo Slam assoluto?

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Tra i giocatori della vecchia guardia, occhio anche a Casper Ruud, che sulla terra è uno dei più forti in assoluto (lo ha appena ribadito raggiungendo la finale agli Internazionali) e che a Parigi è approdato due volte in finale, nel 2022 e nel 2023, quando si issò al secondo posto della classifica (ora è n. 16). Tra l’altro, se Djokovic e Ruud supereranno domani rispettivamente Fonseca e Paul, si affronteranno già agli ottavi. Gli archivi dicono che, tra i superstiti di questo main draw, solo un altro giocatore — a parte Zverev, Djokovic e Ruud — ha giocato una finale al Roland Garros (nel 2021): Stefanos Tsitsipas. Ma quello di oggi è una controfigura assai sbiadita: improbabile, se non impossibile, immaginarlo tra i favoriti di rincalzo. Sul lento, top ten come Auger-Aliassime (n. 6) e De Minaur (n. 7) si autoescludono. Medvedev, che alla vigilia veniva visto come uno dei potenziali pericoli per Sinner, è stato eliminato addirittura al primo turno, come Fritz e Bublik. Lo sguardo, allora, va indirizzato altrove.

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Un nome, su tutti: Rafael Jodar. L’astro nascente del tennis spagnolo, 19 anni, è alla prima vera stagione sul circuito. Ha cominciato il 2026 al n. 168 del ranking; poi, dopo aver inanellato il titolo a Marrakech, la semifinale a Barcellona, i quarti a Madrid (con annessi i complimenti di Sinner) e i quarti a Roma, è salito al 29° posto. E in questi giorni, al debutto al Roland Garros, ha brillato per autorevolezza: domani, al terzo turno, se la vedrà con lo statunitense Alex Michelsen; nei quarti, eventualmente, ci sarebbe Zverev. Qualche chance, seppur minima, potrebbe averla anche Francisco Cerundolo, il fratello più quotato del giustiziere di Jannik: 27 anni, n. 26 del ranking, sulla terra è a suo agio, anche se quest’anno non ha brillato nelle prove precedenti. Molto meglio il nostro Flavio Cobolli, che, se batte Learner Tien, agli ottavi potrebbe trovare proprio l’argentino. Flavio si trova nella parte alta del tabellone, quella orfana del numero 1. A 24 anni, il suo piano di crescita guarda ora alla top ten (è numero 14). A Roma e Amburgo ha deluso; Parigi può essere il definitivo trampolino di lancio.

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