Il tecnico della Francia, che lascerà la panchina a Zidane dopo la Coppa ha voglia di Italia. Ha giocato e allenato da noi, e sa come si costruisce nel tempo una nazionale forte. Dietro le sue parole
Alessandro Grandesso
15 maggio - 13:56 - MILANO
C’è un nome in più per la panchina dell’Italia. E non uno qualsiasi. Bensì quello di Didier Deschamps, vicecampione del Mondo in carica, campione del Mondo da c.t. della Francia nel 2018, e da giocatore nel 1998. Uno che tra l’altro conosce bene e ama il nostro Paese, dove si è affermato calcisticamente, e ha fatto gavetta da allenatore. E che appena può parla la nostra lingua con naturalezza. Insomma, l’autocandidatura del francese ha il suo fascino, anche perché a ottobre c’è già in programma un Francia-Italia, per la Nations League.
mentalità
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L’esordio italiano di Deschamps ci fu nel 1994. Il francese arrivò alla Juventus proveniente dal Marsiglia, dove aveva vinto tra l’altro la prima Champions League, da capitano, e dove più tardi ha riportato il titolo di campione di Francia da allenatore. Capitano però non lo è mai stato Didier alla Juventus, pur essendone uno dei leader. Nel quinquennio a Torino, il centrocampista vinse un’altra Champions, tre scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa europea. E se ne andò al Chelsea, per vincere la Coppa d’Inghilterra, solo dopo essersi laureato campione del Mondo con una nazionale imbottita di connazionali che, come lui, si erano forgiati una mentalità vincente in una Serie A, allora principale campionato d’Europa.
rosa
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L’esperienza italiana è stata dunque capitale per Deschamps, che segue sempre con attenzione le vicende del nostro calcio, da dove anche per questo Mondiale ha pescato elementi chiave della sua rosa: dai fedelissimi Maignan e Rabiot del Milan, all’apprezzato Koné della Roma, al jolly Thuram in un reparto offensivo già ricco di talento. E se non li ha inseriti nella lista ufficiale, Deschamps ha comunque ricordato che tutti i preconvocati devono restare a disposizione fino al 15 giugno. Tra questi non mancano i bianconeri Kalulu e il fratello centrocampista di Thuram. In bianconero, inoltre, Deschamps ha consolidato il suo percorso di allenatore. Nel 2006 fu nominato allenatore della Juventus dopo quattro anni al Monaco, con cui approdò in finale di Champions nel 2003 con una squadra di ragazzini, perdendo contro il Porto di Mourinho. E il club di Torino era stato appena retrocesso in Serie B. Deschamps accettò la sfida anche per gratitudine, e riportò la sua Juve in A dopo una sola stagione. Poi preferì lasciare. Scelta che lo stesso Deschamps ha definito in seguito come un errore di gioventù, ma che non ha intaccato il suo attaccamento per il nostro calcio. Quindi fu speciale anche per lui l’amichevole contro l’Italia, tre mesi dopo essere entrato in carica da c.t. nel novembre del 2012. Amichevole che comunque vinse al Tardini con reti di Valbuena e Gomis, dopo il vantaggio di El Shaarawy. Era l’inizio del suo lungo cammino in Bleu, durante il quale ha costruito una delle nazionali più forti e temute, partendo dalle macerie del fallimento del Mondiale del 2010.
record
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Dopo 14 anni in carica, Deschamps si prepara a lasciare il posto a Zidane. Nel frattempo, ha stabilito il record di longevità in panchina, dirigendo 176 gare, vincendone 114, pareggiandone 35 e perdendone solo 27. Da quando è al timone dei Bleus, Deschamps ha vinto il Mondiale del 2018, arrivando in finale nel 2022, perdendo quella dell’Europeo nel 2016, ma vincendo la Nations League nel 2021. A San Siro, dove tra l’altro ha perso l’ultimo duello con gli Azzurri il 17 novembre del 2024, per 3-1. A ottobre, il calendario ripropone la sfida e Deschamps stavolta potrebbe trovarsi nei panni del commissario tecnico azzurro: "Non mi vieto nulla – ha dichiarato ieri –, tutti sanno che sono disponibile dopo il Mondiale. Ho il privilegio di poter scegliere". Un candidato di valore in più per una nazionale da ricostruire.



