Difesa alta, gioco verticale e più aggressività: come cambierebbe l'Inter con Romero

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L'argentino è un leader, sia nel club che in nazionale: potrebbe giocare al centro della difesa con Bastoni sulla sinistra e Akanji dirottato a destra

Se l’Inter decidesse di fare l’investimento corposo del suo mercato estivo sul Cuti Romero, che giocatore si assicurerebbe per la difesa? Di sicuro un elemento che garantirebbe sempre un approccio propositivo in fase di costruzione e aggressivo difensivamente parlando. Fisico, è un tipo roccioso, e dopo gli ultimi anni in Inghilterra la stampa inglese ha ribadito quanto garantisca uno stile di gioco “senza compromessi” grazie a quella sua “riconoscibile e spavalda sicurezza di sé”. Si prende i suoi rischi e non si spaventa se gli si chiede di farsi leader. Coraggioso quando deve mantenere il possesso e salire infilando centrocampo e difesa avversaria. Il che non dispiacerebbe affatto a un Cristian Chivu che vuole una linea di difesa alta e un gioco sempre più verticale. Romero gioca come è, con gli stessi pregi di un carattere forte ma a volte anche troppo risoluto.

NELL’INTER

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Provando a collocarlo nella linea a tre dell’Inter, agirebbe al centro, con Alessandro Bastoni sulla sinistra e Manuel Akanji dirottato a destra. Una soluzione che “sacrificherebbe” Yann Bisseck ma che allo stesso tempo garantirebbe un ricambio di livello che col triplice impegno non è certo da sottovalutare. In difesa l’Inter ha bisogno di un paio di rinforzi visto che in due se ne sono andati (i soliti Acerbi e De Vrij per la scadenza del contratto), e anche se la società non è chiamata a fare due investimenti grossi in questo reparto - basta un profilo pronto, come Romero appunto, e uno ben più economico e giovane da crescere - non è escluso che dalla fascia destra la priorità sia diventata proprio il centrale. Non ultimo, visto anche che la pista Romero non è poi così impossibile da percorrere. Anzi. 

PASSATO E FUTURO

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L’investimento forte (la richiesta è 50 milioni ma si può lavorare sulla formula) dunque può essere sul centrale e sul Cuti in particolare. L'argentino che tornerebbe in Italia dopo le esperienze al Genoa e all’Atalanta. Il campione del mondo del 2022 che quando aveva 17 anni è stato a un passo dal lasciare il calcio perché il suo Belgrano l’aveva messo ai margini. In quel periodo ha trascorso quasi 18 mesi in panchina, sempre da solo, sempre e solo in campo con le riserve. “Andrò a fare un altro lavoro con mio padre o mi dedicherò a qualcos'altro” aveva detto e pensato in quel momento in cui si sentiva tradito dal pallone e dal suo club. Ma poi, anni dopo, ha ricordato tutto e convenuto sul fatto che “se non avessi vissuto quell'esperienza, starei peggio. Quel periodo è stato un momento fondamentale per la mia crescita. Ora è un bel ricordo”. In attesa di scrivere nuove pagine della sua carriera. Magari a Milano.

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