DeRozan a Denver, un'altra stella accanto a Jokic: più ambizioni, conti in bilico

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I Nuggets pescano al minimo salariale un altro realizzatore per togliere pressione al Joker

Riccardo Pratesi

Collaboratore

22 agosto - 11:23 - MILANO

Arrivano i rinforzi per Jokic. Uno, ma di nome: i Denver Nuggets attingono dal mercato svincolati e firmano DeMar DeRozan, la guardia 37enne sei volte All Star. Per di più a prezzo di saldo, al minimo salariale per un veterano, 3.9 milioni di dollari. DeRozan non è al picco di carriera, vede il traguardo ormai, ma è rinforzo effettivo, tutt’altro che una vecchia gloria. Partirà in quintetto e sarà un enorme valore aggiunto offensivo contro ogni difesa schierata, perfetta sponda del serbo perché il californiano, se non raddoppiato, è ancora micidiale, specie dalla media distanza. 

terza forza

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San Antonio e Oklahoma City restano testa e spalle sopra la concorrenza nella Western Conference, ma con l’arrivo di DeRozan i Nuggets si rimettono in carreggiata dopo le troppe mosse sbagliate post titolo conquistato nel 2023. E si possono così definire da corsa a Ovest, forse i primi dei secondi, dopo le superpotenze Spurs e Thunder. Soprattutto proprietà e dirigenza dei Nuggets, vasi comunicanti, mandano un messaggio al Joker: rilanciano le ambizioni per convincerlo a rinnovare, a rimanere “a vita” in Colorado. Nikola quest’estate ha rifiutato l’estensione quadriennale da 278 milioni di dollari ribadendo che vuole rimanere dov’è, ma che preferisce firmare tra 12 mesi quando potrà incassare di più. Allora sarà in scadenza di contratto (con sua opzione annuale di rinnovo) e quindi Denver si porta avanti, per rassicurarlo. Che non si sa mai. 

il peso di derozan

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La scorsa stagione ai Sacramento Kings - coi quali aveva un ulteriore anno di contratto cui ha messo fine con una risoluzione consensuale che gli garantisce di incassare dalla franchigia californiana permettendo a Denver di pagarlo a prezzo di saldo - DeRozan ha segnato 18.4 punti per partita tirando con quasi il 50% dal campo. Realizzatore ancora implacabile ed efficiente. Non sarà mai uno spauracchio da 3 punti, il tallone d’Achille di carriera, ma dalla lunetta segna i tiri liberi con l’87%, una sentenza. Soprattutto persino a questa età DeRozan è reduce da una stagione da 77 partite giocate, sulle 82 in calendario. Ha disputato almeno 70 partite in ognuna delle ultime cinque stagioni. C’è sempre. Porta in dote ai Nuggets l’atteggiamento vintage dei campioni che amano e rispettano il gioco. Che non si prendono pause e si mettono a disposizione, che la squadra vinca o perda. Comunque. Durezza fisica e mentale, abitudini radicate in una carriera da 17 stagioni Nba da oltre 21 punti di media. DeRozan neppure al suo meglio è stato in grado di trascinare una franchigia sino in fondo ai playoff, ma da realizzatore di complemento pagato due spicci diventa un lusso inestimabile. E per una squadra troppo spesso soft, un po’ presuntuosa e non sempre intensa, l’acquisizione dell’esterno californiano, nove stagioni a Toronto, tre a San Antonio, tre a Chicago e due a Sacramento, è grasso che cola. E non pensiate che non avesse alternative. DeRozan era corteggiato da Washington, New Orleans e Miami che ha poi finito per prendere Klay Thompson, svincolatosi da Dallas. 

conti sballati

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L’arrivo di DeRozan porta a 14 i contratti garantiti dei Nuggets, ma fa sballare ulteriormente i loro conti. Salgono infatti sopra il secondo apron, il cancello che se superato impone restrizioni di mercato alle franchigie. Soprattutto, avendo sforato il tetto salariale, Denver a oggi con questo monte stipendi dovrebbe pagare ulteriori 75 milioni di tasse. Tanti, troppi. Per cui è probabile che il suo mercato non sia ancora finito. I Nuggets cercheranno di scambiare Christian Braun, che però non ha mercato, troppo poco tiratore per un esterno e con un contratto esagerato. L’alternativa è trovare estimatori di Cam Johnson, da sostituire eventualmente con una minaccia perimetrale più risparmiosa. Hanno già dovuto rinunciare al rinnovo di Peyton Watson per non complicare ulteriormente il bilancio, finendo per spedirlo a Cleveland. La panchina di Denver resta mediocre, con Tyus Jones, Braun, Spencer Jones, Alpha Diallo e Marvin Bagley come cambi di rotazione, ma adesso quantomeno il quintetto base è stato “sistemato”: Murray, DeRozan, Johnson, Gordon e Jokic assieme sarebbero un bel vedere. Basterà per tenere dietro almeno Houston, Minnesota e i Los Angeles Lakers nel Far West Nba? Lo scopriremo presto. La notizia certa è che i Nuggets hanno potuto telefonare a Nikola Jokic, impegnato con la Serbia nelle qualificazioni al Mondiale - ha incantato contro la Francia di Wembanyama – e dirgli orgogliosi che è arrivata “la cavalleria”. Un rinforzo stagionato, ma di qualità. DeRozan diventerà presto un “cavallo” della scuderia Jokic. Che sa riconoscere quelli di qualità. Lo apprezzerà subito, al rientro in America.

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