Davvero "all'Inter non vengono dati meriti"? Dietro lo sfogo di Chivu, i retroscena

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Dopo la partita con il Genoa il tecnico nerazzurro ha lanciato una bordata contro "una narrativa lontana dalla realtà" sul suo club. I motivi? Dalla mancata qualificazione agli ottavi al derby...

Roberto Maida

Giornalista

1 marzo - 13:49 - MILANO

Proprio adesso che sta vincendo lo scudetto, Cristian Chivu alza il tiro delle rivendicazioni. Ha annusato un’aria strana attorno all’Inter, ancora prima di essere eliminato dalla Champions League, e si è sfogato dopo il 2-0 al Genoa lamentando scarsa ammirazione per i risultati della squadra. Questione di storytelling: un aforisma molto popolare sui social avverte che la differenza tra buoni e cattivi sta solo nella prospettiva di chi racconta la storia. In questo caso l’enorme vantaggio in campionato, con il record di punti dopo 27 giornate per un allenatore esordiente all’Inter, potrebbe descrivere un percorso esaltante, da dominatore e da domatore, per niente scontato dopo la stagione da perditutto di Simone Inzaghi. Oppure svelare la mediocrità del nostro calcio, che ha portato soltanto l’Atalanta alla Top 16 della Champions, e una stagione nella quale l’Inter ha distrutto la concorrenza domestica perché nessuno tra gli avversari si era realmente iscritto al bando per la vittoria.

equilibrio

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Nella realtà il flop europeo è un elemento che pesa nelle valutazioni, anche finanziarie: lo stesso Marotta, principale fautore della scommessa Chivu, si aspettava di incassare i 15 milioni degli ottavi per poi dedicarsi con spensieratezza alla cavalcata scudetto. E il Bodo/Glimt che vince a San Siro, dopo aver pattinato in scioltezza sul ghiaccio norvegese una settimana prima, alimenta i rimpianti per una campagna internazionale che ha causato 5 sconfitte in 10 partite. Tutto questo l’allenatore lo sa e lo ha ammesso pubblicamente. Tuttavia gli alibi non mancano, al di là del campo di plastica: affrontare lo spareggio di ritorno senza Lautaro, Calhanoglu e Dumfries, e con Barella e Thuram molto lontani dalla loro migliore condizione, ha impoverito le ambizioni dentro a un ciclo di impegni soffocante. Per reggere i ritmi di una squadra che da tre settimane si allenava soltanto per la Champions, sarebbe servita un’Inter molto più brillante sotto l’aspetto atletico.

benefici e rischi

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Ecco il punto principale. Senza rinforzi arrivati dal mercato di gennaio, Chivu si è sentito criticato per aver privilegiato l’obiettivo principale: lo scudetto, principale ossessione dei giocatori. E ha voluto rimarcare i meriti di un gruppo che dall’estate scorsa lavora per regalare felicità ai tifosi (non a caso la Curva Nord sabato ha manifestato sostegno all’allenatore). Si è messo davanti alla porta dello spogliatoio, nello stile del maestro Mourinho, per difendere la squadra. Forse non riuscirà a convincere i detrattori, che gli potranno sempre rimproverare il deludente percorso in Champions. Ma almeno si è garantito la fedeltà dei pretoriani, attesi da una complicata semifinale di Coppa Italia: martedì a Como, paradossalmente, l’Inter si gioca una discreta fetta di consenso. Vincere “solo” il campionato ormai è un requisito minimo, nella percezione generale, a prescindere dal derby dell’8 marzo che rappresenta l’ultimo vero ostacolo. Però l’eventuale doppietta di trofei, con l’aggiunta della coppa più snobbata del mondo, consentirebbe a Chivu di entrare nella storia del club. Soltanto Mourinho, guarda caso, ha conquistato sul campo nella stessa stagione i due titoli nazionali. Rien ne va plus, come al casinò: minima o massima, pari o dispari. Per stroncare il dibattito sull’incidenza dei suoi meriti, e spegnere il fuoco della narrazione perplessa, Chivu può appoggiarsi alla forza granitica di una bacheca piena.

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