Siamo stati nello stabilimento tedesco che vide nascere la Kadett nel 1936: qui verrà prodotta anche la nuova Astra su base Stla One. Tra le linee automatizzate e l'archivio segreto della casa, un viaggio nei 90 anni che separano la prima Kadett dall'Astra di domani
Non capita spesso di lasciare una fabbrica con la sensazione di aver visto contemporaneamente il passato, il presente (recentemente il gruppo Stellantis ha annunciato un investimento di oltre un miliardo di euro per il rilancio della produzione in Germania) e il futuro di un marchio. A Rüsselsheim, in quella che può essere considerata la vera casa di Opel, prima ancora che lo stabilimento di riferimento del marchio, in questi giorni si stanno ricordando i novant'anni dall'uscita dalla catena di montaggio della Kadett, la prima automobile prodotta in serie dotata di scocca portante. Ed è proprio qui che nascerà il prossimo capitolo: la nuova generazione di Astra, infatti, verrà costruita interamente nel plesso industriale posto sulle rive del fiume Meno (mentre della gamma attuale l'altro modello Made in Germany è il Suv Grandland che viene assemblato a Eisenach).
una scelta di campo e gli investimenti
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Per Opel non si tratta di una scelta scontata. Rüsselsheim non è un sito produttivo qualsiasi: è la sede storica del marchio, dove hanno base anche il centro ricerca e sviluppo e gran parte dell'ingegneria del brand. Confermare qui la produzione della futura Astra significa blindare il ruolo dello stabilimento nella rete industriale di Stellantis, proprio mentre il modello si prepara al salto tecnologico più importante della sua storia: il passaggio alla piattaforma modulare Stla One, pensata per ospitare motorizzazioni ibride, full hybrid ed elettriche sulla stessa base. La mossa si inserisce poi in un piano di investimenti che supera il miliardo di euro destinato alla Germania entro il 2030, che comprende anche il futuro grEEn-campus, il nuovo quartier generale globale di Opel alimentato da fotovoltaico e geotermia.
dalla kadett alla astra, fra storia e futuro
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Prima di parlare del domani, però, vale la pena fare un passo indietro. Ad attenderci nel parcheggio principale di Rüsselsheim era presente una piccola collezione che racconta l'evoluzione della gamma compatta Opel meglio di qualsiasi comunicato stampa: dalla Kadett "L" del 1963, appena 40 Cv e 120 km/h ma già capace di conquistare mezza Germania con lo slogan "un'auto senza problemi", fino alla Kadett GSi del 1991, l'ultima della stirpe, nata da oltre 1.200 ore di galleria del vento e premiata Auto dell'Anno. Curiosità non da poco: l'esemplare che abbiamo guidato è appartenuto all'ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt. Nel mezzo, un condensato di innovazione: la Caravan del '65 che rese Opel la regina tedesca delle station wagon, la Coupé "Kiemen" del '67 che riportò il marchio in pista, la rarissima GT/E "Series 1000" del '77 costruita in appena 2.234 esemplari per l'omologazione sportiva, fino alla svolta a trazione anteriore del 1984. Un crescendo che, tra un modello e l'altro, ha visto raddoppiare la potenza e superare abbondantemente i 200 km/h, prima che il testimone passasse proprio all'Astra.
LA FABBRICA
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La visita alla linea produttiva è stata la parte più sorprendente della giornata. Lo stabilimento si estende su circa 350.000 metri quadrati divisi tra presse, lastroferratura, verniciatura e montaggio finale, con 1.350 persone al lavoro e ben 586 robot. A colpire è soprattutto il cosiddetto "matrimonio": la stazione dove scocca e pianale vengono uniti da 65 avvitatori completamente automatici, in appena 80 secondi. Lo stesso stabilimento ospita già una propria produzione di batterie, oltre a un centro dedicato al loro recupero e rigenerazione e - ci tiene a precisare la responsabile Maike Seebers - forma quasi 320 apprendisti l'anno per i mestieri tecnici del futuro.
I SEGRETI
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Ma la sorpresa più grande è arrivata alla fine, lontano dai riflettori della fabbrica automatizzata. Accanto agli impianti moderni sopravvive infatti il primissimo stabilimento Opel, chiuso al pubblico, che custodisce pezzi introvabili altrove: le prime biciclette e macchine da cucire con cui tutto è iniziato, ben prima delle automobili, insieme ad alcune moto da competizione d'epoca. Scendendo una piccola scala si arriva poi in un sotterraneo che funziona da vero e proprio archivio segreto della Casa, con i prototipi unici mai mostrati al pubblico. Qui erano radunate anche le sportive più iconiche del marchio: la Experimental GT del '65, prima concept car mai firmata da un costruttore europeo, la GT di serie che ne raccolse l'eredità, la Manta, con quel muso che anticipava il Vizor di oggi e la Calibra, capace nel 1990 di sfiorare i 245 km/h grazie a una Cx record di 0,26. Ma il pezzo che toglie il fiato è la RAK 2, l'auto a propulsione a razzo con cui nel 1928 Fritz von Opel, nipote del fondatore, toccò 238 km/h sul circuito berlinese dell'Avus. Un secolo di sperimentazione racchiuso in poche decine di metri quadri, lontano dagli occhi di tutti.



