Dalla guerra ai cartelli a quella tra Usa e Iran, il mondo rischia di bucare il pallone

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epa06979412 US President Donald J. Trump (R) holds up a FIFA red card that has his name on it, toward members of the news media, given to him by President of FIFA Gianni Infantino (L) during their meeting in the Oval Office of the White House in Washington, DC, USA, 28 August 2018. Along with the Canada and Mexico, the US will host the 2026 FIFA World Cup.  EPA/MICHAEL REYNOLDS

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Messico e Medio Oriente sono fronti caldissimi, e tra 100 giorni si parte con la Coppa del Mondo...

Filippo Maria Ricci

Giornalista

3 marzo - 09:05 - MILANO

Se già la guerra per la separazione tra sport e politica sembrava persa da tempo, oggi le cose sono ulteriormente peggiorate. Perché è direttamente la società a mettere in difficoltà il calcio (l’argomento che trattiamo qui) e quando si allinea alla politica il banco sportivo salta, o diventa una minuzia. Prendiamo in mano il calendario: il 26 marzo a Guadalajara, Jalisco, Messico, è in programma Giamaica-Nuova Caledonia, prima partita del playoff intercontinentale che deve assegnare gli ultimi due posti disponibili per il Mondiale estivo. La vincente gioca, sempre lì a Zapopan nella periferia di Guadalajara, con la Repubblica Democratica del Congo. L’altra parte del playoff si disputa invece a Monterrey. 

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