Un tuffo sbagliato, la testa spaccata, il trasporto in elicottero all'ospedale più vicino, l'intervento e il graduale ritorno alla vita di sempre, calcio compreso: uno scoglio non argina il mare, figurarsi i sogni di un piccolo bomber
Se uno scoglio non può arginare il mare, figuriamoci i sogni di un ragazzo di 15 anni, pieno di passione e talento. Filippo è in spiaggia con gli amici e la sorella. Cala Moresca, Arbatax, Sardegna, da sempre nido delle sue vacanze. È il 23 luglio 2025. Si tuffa, riemerge, scala gli scogli, cade. L’impatto sulla roccia è terribile. La testa si spacca. Un elicottero lo trasporta all’ospedale di Nuoro dove viene operato. I genitori temono il peggio. La diagnosi è terrificante: “Frattura infossata con emorragia cerebrale”. Ma nei 17 giorni di degenza tutto va per il meglio. Guarirà. Che possa tornare a giocare a calcio, conta molto meno.
Perché Filippo Serantoni, bergamasco, classe 2010, è il centravanti dell’Inter Under 15. Viene da due scudetti consecutivi che ha timbrato con 35 gol, 3 nelle finali. Alto, secco, tecnico, rapace: un giovane Spillo col fiuto di Pippo Inzaghi. Volava col vento dei predestinati. Ma Filippo rimonta tutto, con la forza dei sogni. Ottiene una prima “idoneità non agonistica” per allenarsi con i compagni dell’Under 16. Il 17 marzo il neurochirurgo gli restituisce tutto, con la prescrizione di un caschetto protettivo. L’Inter lo invita alla Pinetina. Filippo parla con Lautaro, totem del ruolo. Chivu lo riempie di consigli, a cominciare dal tipo di caschetto, quello che usava lui: "Non guardarti più indietro. Sorridi e vivi il sogno. E tagliati il caschetto sulle orecchie, così ascolti meglio…". Domenica, la prima convocazione, contro il Südtirol. Filippo si alza dalla panchina: un palo, un gol. La vita, 263 giorni dopo lo scoglio. Che non può arginare i sogni.



