Dall'anno e mezzo da disoccupato alla finale Mondiale: la straordinaria scalata di De la Fuente

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Il tecnico della Roja era stato esonerato dall'Alaves nell'ottobre 2011 ed è stato chiamato dalla federazione nel maggio 2013: dall'Under 19 all'Under 21 ha costruito il gruppo che adesso è protagonista ai Mondiali nordamericani

"Il mese prossimo mi chiamerà qualcuno. Passava il mese e non mi chiamava nessuno". Questo scrive Luis De la Fuente nella sua autobiografia, pubblicata poco prima del Mondiale e ora già da aggiornare con un nuovo incredibile capitolo che racconti l'impresa Mondiale. Il ct della Spagna si riferisce ai tanti mesi passati tra il licenziamento dall'Alaves, che ha allenato per 11 partite quando il club oggi in Liga era in Segunda B, la terza serie, e l'assunzione da parte della federcalcio spagnola. L'Alaves lo sollevò dall'incarico nell'ottobre del 2011, la Rfef lo assunse a maggio del 2013, dopo che De la Fuente aveva risposto a un annuncio di lavoro pubblicato dalla Federazione su un giornale. Le vie della gloria calcistica sono veramente infinite.

filmando el loco

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De la Fuente rimase senza lavoro per un anno e mezzo e come ha raccontato qui in America prima della sfida con l'Uruguay, per 5-6 mesi andò a Lezama, il centro tecnico dell'Athletic Bilbao, a vedere gli allenamenti di Marcelo Bielsa: "Ho le registrazioni di 5 mesi di allenamenti suoi. Ho imparato tanto, fece giocare all'Athletic un calcio meraviglioso, sono un suo grande ammiratore". Beh, a livello di empatia però siamo su due pianeti diversi: i giocatori uruguayani hanno finito per non sopportare il "Loco" argentino, quelli spagnoli adorano De la Fuente. Il tecnico della cantera, l'uomo federale, una persona semplice, diretta, onesta, aperta. Che è cresciuta con i suoi ragazzi.

la scalata

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Un percorso straordinario il suo: le 11 panchine in Serie C, la lunga disoccupazione, lo sbarco a Las Rozas, il centro tecnico federale alle porte di Madrid, e la scalata inarrestabile. Nel 2015 in Grecia De la Fuente guida la Spagna alla vittoria nell'Europeo Under 19. Nel 2018 in Catalogna vince i Giochi del Mediterraneo. Poco dopo gli danno l'Under 21 che porta al successo nell'Europeo di categoria che si disputa in Italia: il 30 giugno a Udine vittoria per 2-1 sulla Germania con gol di Fabian Ruiz e Dani Olmo... Nel ciclo successivo la corsa della "Rojita" di De la Fuente si ferma in semifinale: sconfitta per 1-0 col Portogallo, ma quella è anche l'estate delle Olimpiadi, e la Spagna di Luis conquista l'argento perdendo in finale contro il Brasile, 2-1 ai supplementari. Con lui ci sono Unai Simon, Cucurella, Mikel Merino, Zubimendi, Pedri, Dani Olmo e Oyarzabal. Quattro titolari e 3 panchinari (due poi subentrati) nella magnifica vittoria di ieri a Dallas contro la Francia.

che tempi

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Questo signore che il 21 giugno ha compiuto 65 anni ha meriti straordinari. Da giovane faceva il terzino, in testa aveva una montagna di riccioli, nel corpo aveva una gran forza, nei piedi tecnica ruvida. Con l'Athletic ha vinto due campionati e la famosa finale di Copa del Rey giocata al Bernabeu nel 1984 contro il Barcellona, quella terminata con la rissa colossale tra baschi e catalani scatenata da Schuster e Maradona che cercavano vendetta dopo che il macellaio Goikoetxea aveva spaccato le gambe prima a uno e poi all'altro. L'ultima partita di Maradona in Spagna, De la Fuente rimase in panchina.

grande fede

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Da allora sono passati 42 anni, tante vite. Luis ha perso i capelli ma non la fede, come quando aspettava una chiamata che non arrivava mai: "Prego tutti i giorni, e ringrazio Dio per avermi dato tutto questo", ha detto prima della semifinale con la Francia. De la Fuente si è commosso quando gli hanno chiesto quanto pensa ai suoi genitori e al fratello Oscar, scomparsi da tempo: "Tutti i giorni, tutti i giorni. Mi dispiace che non siano qui con me a godersi tutto questo". Ecco, i suoi cari non hanno potuto essere testimoni della straordinaria crescita di un uomo che si è fatto da solo, appoggiandosi sulla sua conoscenza e sulla solida colonna di una Federazione accogliente e lungimirante. Con pazienza, metodo, lavoro e fiducia De la Fuente e la Spagna sono arrivati alla seconda finale Mondiale della storia calcistica del Paese, a 16 anni di distanza da quella sudafricana. Allora la Roja era guidata da Vicente del Bosque, un'altra bravissima persona. Tratto distintivo che lo unisce a De la Fuente in un ponte di grande umanità. E conoscenza calcistica.

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