Il direttore sportivo è il più vicino all'addio, dopo solo un anno di lavoro. Dalle parole di Cardinale all'operatività sul mercato, qualche elemento per valutare il suo impatto in rossonero
Un anno fa, erano proprio questi giorni, il Milan e Igli Tare si sentivano al telefono. Fu il momento: dopo mesi turbolenti e un quasi-accordo con Fabio Paratici, Giorgio Furlani scelse lui come direttore sportivo. Un anno dopo, c'è un silenzio che fa un gran rumore. Non ci sono state comunicazioni ufficiali e nemmeno private - in fondo, ci sono due partite decisive da giocare - ma tutto fa pensare che Tare possa lasciare il Milan dopo un anno di lavoro. Gerry Cardinale, nell'intervista alla Gazzetta di due giorni fa, è stato chiaro nel giudizio sul mercato. Ma quante colpe ha Tare nei destini del Milan? Entrino pubblico ministero e avvocato difensore.
le accuse: jashari, nkunku
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"Mi do un voto più alto per i soldi che ho messo che per come li abbiamo spesi", ha detto Cardinale in riferimento agli ultimi tre anni di gestione. Tare ha vissuto solo una di quelle tre stagioni ed è stato protagonista soprattutto in estate. Ha puntato subito su Modric come perno del nuovo corso e, fosse stato per lui, avrebbe aggiunto in fretta due centrocampisti: Granit Xhaka e Ardon Jashari. Il club lo ha appoggiato a metà su Xhaka, poi andato al Sunderland, e completamente su Jashari, arrivato dopo una trattativa estenuante. Gli altri? Athekame, preso per 10 milioni dallo Young Boys, è una scelta che nasce da Tare. In inverno, quando per il mercato del Milan il budget era ridottissimo, l'ex centravanti della Lazio ha puntato su Füllkrug, in prestito con diritto di riscatto dal West Ham. La seconda parte del mercato di gennaio, da Alphadjo Cissè al brivido finale Mateta, invece è stata gestita in prima persona da Furlani. Conclusione logica: i critici - e probabilmente anche Cardinale - attribuiscono a Tare responsabilità soprattutto per Jashari e Nkunku, arrivati per 34 e 37 milioni, deludenti nella prima stagione milanista della loro vita.
la difesa: modric, tempi e gol
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L'avvocato difensore di Tare, a questo punto, chiamerebbe a testimoniare Luka Modric, una delle due migliori operazioni dell'estate milanista... e l'altra è ovviamente Adrien Rabiot, arrivato su spinta di Allegri. Quanto a Jashari e Nkunku, due numeri. Jashari non ha mai convinto Allegri, che gli ha concesso appena cinque partite da titolare in campionato, solo due consecutive, giocate molto sotto il suo livello al Bruges. Colpa anche dell'infortunio di fine agosto. Possibile così dimostrare di essere un giocatore di livello? Di sicuro, Allegri non lo ha mai considerato una mezzala, ruolo in cui Jashari pensava di essere utilizzato. Nkunku invece in questo campionato ha segnato 6 gol, uno ogni 202 minuti, media molto simile a quella di Pulisic (194 minuti, con l'ultimo gol a dicembre) e Leao (204 minuti contando i rigori). È stato più o meno al livello delle due punte titolari e, particolare curioso, ha segnato soprattutto tra dicembre e inizio febbraio, gli unici mesi in cui è stato titolare con costanza.
champions decisiva
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A ognuno la sua valutazione, con una certezza: il Milan ha bisogno di mettere in pausa le voci per 48 ore e pensare a Genoa-Milan. Una vittoria farebbe sembrare il cielo (quasi) sereno: destino Champions nelle proprie mani, con uno o due risultati utili per l'ultima di campionato contro il Cagliari. Nell'ipotesi migliore, il Milan potrebbe essere anche già qualificato alla grande coppa. Un pareggio o una sconfitta con De Rossi invece oscurerebbe nove mesi sereni e cambierebbe il giudizio su Allegri, sulla squadra, su Tare. Su tutti.



