Crippa: "Nella maratona la testa non basta. Agli Europei punto ai 10.000 e poi New York"

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Il mezzofondista ha sfondato anche sui 42 km: "Mi ci sono voluti tre anni e sei gare per esprimermi come pensavo di poter fare. Cambiando approccio, non più solo psicologico". Ed ecco i suoi segreti e i prossimi obiettivi

Andrea Barilaro

16 maggio - 15:04 - MILANO

È sempre più boom maratona: per la qualità delle prestazioni e per la quantità dei praticanti. Gli organizzatori di quella di Londra 2027, quando manca quasi un anno all’appuntamento, hanno ricevuto 1.338.544 richieste di iscrizione, con un incremento del 18% rispetto a quelle per il 2026. E tra il milione abbondante di britannici, il 35% ha un’età tra i 18 e i 29 anni: altro che roba da boomer. Proprio The City, il 26 aprile, ha intanto regalato la prima, storica volta ufficiale sotto le due ore. Anche l’Italia, nel contesto generale, sta tornando a recitare un ruolo importante. Il bronzo mondiale Iliass Aouani, il 1° marzo, a Tokyo, ha portato il record nazionale a 2h04’26”. E Yeman Crippa, il 12 aprile, vincendo a Parigi precedendo altri 57.463 partecipanti, è sceso a 2h05’18”. Entrando in una nuova dimensione.

European Championships Munich 2022

Yemen Crippa

Maratoneta

Nato nel '96, ha vinto 3 ori europei: nei 10000 a Monaco 2022 e nella mezza maratona (individuale e a squadre) a Roma 2024.

Yeman, chi la dura la vince?

"Mi ci sono voluti tre anni e sei maratone per esprimermi come pensavo di poter fare. Ma non è un caso che molti sostengano che le gare sui 42.195 metri non siano facili da digerire".

Come ha svoltato dopo la delusione dell’Olimpiade di Parigi 2024, i ritiri a Londra e ai Mondiali di Tokyo e il flop a Valencia del 2025? 

"Insieme al mio allenatore, Massimo Pegoretti, ho tenuto duro. E ho cambiato l’approccio. In senso psicologico, senza più illudermi che siccome ho un certo passato in pista, nei cross e nelle mezze, avrei automaticamente fatto faville in maratona. E in senso pratico, imparando nel corso della preparazione a gestirmi diversamente".

A cosa si riferisce? 

"È ormai chiaro che una delle chiavi per affrontare al meglio la distanza è la capacità di integrare lo sforzo da un punto di vista alimentare, prima e dopo la gara".

Non si riferisce solo ai classici rifornimenti, naturalmente. 

"Oggi la specializzazione è massima, ricerca e tecnologia si spingono al limite. Siamo nel campo della liceità, del rispetto delle regole, è ovvio. Ma gli studi sono sempre più sofisticati".

Può chiarire? 

"Per non andare a sbattere contro i muri che, dopo il 30° km, in maratona spesso si presentano anche a chi è ben preparato, negli ultimi anni si è capito che occorre far ricorso ai carboidrati liquidi, che altro non sono che zuccheri in forma evoluta. Il problema è che ne servono dosi massicce, la cui digeribilità, soprattutto durante uno sforzo massimale, è molto difficile".

Lo è anche per lei? 

"Lo è stata sino a pochi mesi fa. La reazione varia da soggetto a soggetto: se non si è in grado di assimilarli, provocano vomito o diarrea. Io, in più maratone prima di Parigi, ma per esempio anche nella mezza di Barcellona, ho rigettato all’improvviso, senza capire perché, ma mandando inevitabilmente la gara all’aria".

Come ha ovviato? 

"Seguendo una preparazione mirata, abituando lo stomaco, che in fondo agisce come un muscolo: ci si allena anche in questo".

È pure una questione di quantità, diceva. 

"L’unità di misura, se così si può dire, è la quantità di grammi che si riesce ad assimilare all’ora. Io, che partivo da 40, dopo mesi di training specifico e di dosaggi aumentati progressivamente, a Parigi sono arrivato a 80-85 senza controindicazioni. Il neoprimatista del mondo Sabastian Sawe, a Londra, ha viaggiato a 115. I ciclisti, stando seduti e sfruttando tratti in discesa, dove lo stomaco non sobbalza, toccano i 120".

Qual è il vantaggio? Qual è l’effetto? 

"La fatica diventa sopportabile, ci si sente più ‘attivi’, la stanchezza non porta più a deconcentrarti o a pensare ad altro. Ma se gli zuccheri finiscono, di colpo non vai più avanti".

Nei giorni successivi alla gara non se ne risente? 

"No, si brucia in fretta. Poi, chi più, chi meno, siamo tutti seguiti da nutrizionisti. Io devo ringraziare il mio, il dottor Luca Mondazzi, col quale collaboro da qualche tempo. Mi ha insegnato come utilizzarli, nei tempi e nei modi. Ora tutte le volte che corro, anche in blande sedute da 40 minuti, assumo integratori. Mi riempio la borraccia e bevo quanto serve".

Si parla anche di bicarbonato di sodio e di caffeina. 

"Fanno parte della benzina di un maratoneta: il primo neutralizza l’accumulo di acido lattico e quindi la sensazione di bruciore ai muscoli nei momenti a più alta intensità, la seconda dà brillantezza. A Parigi, prima del via, ho assunto uno shot equivalente a quattro caffè. E, per contrastarlo, anche quattro Imodium".

Non teme che, persino da un punto di vista etico, si stia esagerando? Non ha paura per la sua salute? 

"Se si vuole fare i professionisti, sempre nel rispetto delle regole, non ci si può sottrarre. Non mi fa impazzire l’idea di prendere quattro caffè in una volta, così come gli Omega 3 o le vitamine. Ma fa parte del mio lavoro e lo eccetto, anche perché è scientificamente provato che non comportano complicazioni. E comunque c’è un limite, quello appunto imposto dalle leggi. In questo senso è altro a preoccuparmi".

Con tutti i chilometri che macino, in che condizioni saranno i miei tendini, le mie ginocchia, le mie articolazioni e le mie giunture quando avrò 50 anni?

Yeman Crippa

Cosa? 

"Con tutti i chilometri che macino, in che condizioni saranno i miei tendini, le mie ginocchia, le mie articolazioni e le mie giunture quando avrò 50 anni? Potrò giocare a calcetto? Camminerò regolarmente? Sarò in grado di muovermi come gli altri?".

Le scarpe di nuova generazione, prevenendo gli infortuni, dovrebbero aiutare. 

"È così: le risposte che danno sono fantastiche. Sono leggere, io le uso una volta, al massimo due e poi le cambio, ma oltre a restituire energia, riducono i guai muscolari e non solo".

A Parigi ha quindi corso con un paio mai utilizzato? I vecchi esperti, onde evitare il rischio vesciche, dicevano di evitare scarpe nuove in gara... 

"Alla vigilia ho fatto una breve passeggiata e qualche allungo, tutto lì. Quei problemi credo siano superati. E per le scorte ci pensa il mio sponsor tecnico".

La ON, dirompente marchio svizzero, ha puntato per primo su di lei, nel pieno di un periodo, come detto, non facile: si è chiesto perché? 

"Prima, in Italia, ha scelto Yoghi Chiappinelli. Credo abbiano creduto nelle mie potenzialità anche come maratoneta. In prospettiva. Vantavo comunque un 2h06’, sono campione europeo della mezza e ho un’età, oggi 29 anni, che su strada mi permette di poter raggiungere i risultati migliori".

Chissà che soddisfazione anche per loro, dopo Parigi. 

"Enorme: io sono fiero di aver ripagato la fiducia, loro di aver investito su di me. Mi hanno scritto in tanti e mi hanno raccontato che i vertici dell’azienda, in certe riunioni, mi hanno citato".

Intanto, però, a Londra, il vertice mondiale si è di nuovo allontanato. 

"Un po’ me l’aspettavo: Sawe è un fenomeno. Aveva all’attivo tre maratone e altrettante vittorie in 2h02’. Avrebbe infranto il muro delle due ore già in settembre a Berlino, se il caldo non gli avesse giocato brutti scherzi. L’1h59’30” rispecchia il suo valore. Piuttosto mi ha stupito il secondo, l’etiope Yomif Kejelcha, 1h59’41”: non ha un’azione particolarmente economica. E poi il povero ugandese Jakob Kiplimo, terzo con 2h00’28”, a sua volta sotto il precedente primato: non se l’è filato nessuno".

Con Sawe, in qualche modo, condivide il gruppo manageriale che fa capo al trentino Gianni Demadonna: lo conosce bene? 

"In realtà no, anche perché quando vado in Kenya lavoriamo in gruppi diversi. Ho chiesto di poter aggregarmi al suo, ma mi è stato vietato dal suo sponsor tecnico".

Mi piacerebbe arrivare a Brisbane 2032, magari anche oltre, come Daniele Meucci che a 41 anni è ancora un super professionista

Yeman Crippa

Fino a quando pensa di correre? 

"Mi piacerebbe arrivare a Brisbane 2032, magari anche oltre, come Daniele Meucci che a 41 anni è ancora un super professionista. Poi, certo, vorrei anche metter su famiglia. Ma oggi come oggi non me la sentirei di lasciare moglie e figli per mesi tra raduni e trasferte. Sofia, la mia fidanzata, non è molto felice...".

Quali, invece, gli obiettivi a breve? 

"In questo periodo mi allenerò nella mia Trento coi miei compagni Nadir Cavagna, Nikolas Loss e Gaia Colli. Agli Europei di Birmingham di agosto vorrei tornare in pista, sui 10.000, previo ottenimento del 27’50” dello standard. Poi tornerò su strada, col mirino probabilmente puntato sulla maratona di New York del 1° novembre. Con un percorso che non permette pazzie, potrebbe essere adatta alle mie caratteristiche".

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