Così Biraghi ha conquistato il Toro (e il riscatto): alto rendimento ed esperienza

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Solido in campo e leader: è tra i più ascoltati nello spogliatoio. In prestito dalla Fiorentina, resterà con un contratto fino al 2027

Mario Pagliara

Giornalista

3 aprile - 11:54 - MILANO

Che fosse l’uomo ideale al posto giusto, lo si poteva immaginare ancora prima che mettesse piede al Filadelfia. Perché le storie delle persone – e di più, quelle dei calciatori – spesso parlano da sole. Che però Cristiano Biraghi si potesse ritagliare, conquistare, costruire in così poco tempo un ruolo di primo piano non era tanto facile da pronosticare. Esattamente due mesi fa, il Toro ne ufficializzava l’arrivo dalla Fiorentina, pubblicando le foto della firma con il presidente Urbano Cairo. Un paio di mesi dopo quella stretta di mano, di motivi per essere soddisfatto il presidente granata ne avrà diversi: Biraghi ha scalato rapidamente le gerarchie nel Toro, al punto da venire eletto come una delle guide dello spogliatoio. E ha aiutato il gruppo a compiere un importante salto di qualità sul piano della mentalità. 

Futuro

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In fin dei conti, ciò che accadrà sarà una logica e naturale conseguenza del colpo di fulmine nato tra Biraghi e il Toro. Il 3 febbraio il giocatore era arrivato dalla Fiorentina con la formula del prestito. L’affare concluso dal direttore tecnico, Davide Vagnati, prevedeva l’inserimento negli accordi di un’opzione di riscatto a favore del Toro per un importo fissato a un milione. Un diritto di riscatto che può trasformarsi in obbligo se Biraghi giocherà un certo numero di partite. Ma il Toro non aspetterà che raggiunga il numero necessario a far scattare l’obbligatorietà del riscatto. Il club è soddisfatto, procederà con l’acquisto a titolo definitivo. Quel giorno – e qui torniamo sempre al 3 febbraio - Biraghi si presentò allo stadio Olimpico Grande Torino raccontando "finalmente sono arrivato al Toro". Vi resterà ancora molto tempo: non più un contratto fino a giugno, ma si allungherà fino al 30 giugno 2027

Mattoncino

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Un pezzo per volta, il Toro sta costruendo un futuro interessante. L’acquisto di Biraghi rappresenterà l’inserimento di un solido mattoncino. Esperienza, leadership, uomo da mille battaglie: da subito, in campo, Biraghi ha dato una svolta significativa alla qualità e all’affidabilità della fascia sinistra. Dato per nulla trascurabile, è diventato anche uno degli uomini più ascoltati nello spogliatoio. Il reparto difensivo del futuro comincia a definirsi. Accanto a Biraghi, ci sarà la coppia Coco-Maripan con un anno in più in Serie A, resterà l’esperto Masina, ritornerà il giovane Dellavalle (in prestito al Modena). A destra tra Walukiewicz, Pedersen e Dembelé ci sarà scelta, al netto di nuovi ingressi dal mercato. Senza dimenticare che tornerà uno come Schuurs. Insomma le basi sono belle solide. 

Fuoco

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Il futuro è già dietro l’angolo, intanto c’è anche un presente che vede il Toro viaggiare con un passo da grande in questo girone di ritorno. Lunedì a Roma, nella casa della Lazio, proprio Biraghi ha firmato il suo primo assist (per il definitivo 1-1 segnato da Gineitis), e ha parlato da leader consumato. "Abbiamo dimostrato che abbiamo il fuoco dentro, su un campo così difficile abbiamo avuto una reazione da grande squadra. Stiamo lavorando tanto e molto bene, stiamo gettando delle buonissime basi per il prossimo anno". E poi l’esterno ha lanciato un avviso ai naviganti: "Nello spogliatoio ci siamo promessi di giocare ogni partita come se fosse una finale da qui fino alla fine del campionato. Vogliamo ottenere il massimo, non molliamo nulla". Domenica alle 15, allo stadio Olimpico Grande Torino, ci sarà l’Hellas di Paolo Zanetti. A Verona il messaggio sarà certamente arrivato.

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