Corsa alle lune di Marte: Giappone contro Cina

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Gli scienziati giapponesi sono nel pieno dei preparativi per una missione verso una delle lune di Marte, con l'obiettivo di riportare sulla Terra campioni capaci di svelare le sua origine e forse di molte caratteristiche del pianeta rosso.

Ad accendere la sfida c'è però anche una missione rivale cinese, che punta a tagliare il traguardo per prima.

Dal Giappone

La missione senza equipaggio Martian Moons eXploration (MMX), il cui decollo dal Centro Spaziale di Tanegashima è ormai atteso tra ottobre e dicembre 2026, potrebbe anche gettare le basi per le future missioni umane sul pianeta rosso. La sonda era approdata a Tanegashima (il luogo dei lanci spaziali giapponese) il 31 marzo 2026 e da allora è impegnata nei test finali prima del decollo, che avverrà a bordo di un razzo H3.

Una volta in orbita attorno a Marte, MMX vi resterà per circa tre anni e tenterà l'atterraggio su Phobos, la maggiore delle due lune del pianeta. Qui raccoglierà almeno 10 grammi di materiale superficiale, mentre il rover IDEFIX — che porta il nome del cane dell'eroe dei fumetti Asterix — condurrà osservazioni dirette sul terreno. La sonda studierà anche Deimos, l'altra luna marziana, ma senza tentarne l'atterraggio. Il rientro sulla Terra, con approdo previsto in Australia, è fissato attorno al 2031.

Impatto o cattura: un enigma sulle origini

L'Agenzia spaziale giapponese (JAXA) spera che la missione possa finalmente chiarire come si siano formati i satelliti di Marte ancora avvolti nel mistero. Sul tavolo restano due ipotesi principali: quella dell'"impatto gigante", secondo cui le lune si sarebbero formate dai detriti di una collisione tra un corpo celeste e Marte, e quella della "cattura", secondo cui Phobos e Deimos sarebbero in realtà asteroidi provenienti dal sistema solare esterno, in seguito catturati dalla gravità del pianeta.

Capire quale delle due ipotesi sia corretta aiuterà a comprendere, secondo la JAXA (agenzia Spaziale Giapponese), come potrebbe essersi formato un ambiente abitabile per la vita sui pianeti terrestri, riferendosi ai quattro mondi rocciosi più vicini al Sole: Mercurio, Venere, Terra e Marte.

«Se le lune sono state catturare da Marte, MMX potrebbe far luce sui meccanismi di trasporto che hanno portato acqua, sostanze volatili e composti organici dalle regioni esterne a quelle interne del sistema solare: processi che potrebbero aver giocato un ruolo chiave nel rendere abitabili questi mondi», ha spiegato Patrick Michel, astrofisico francese che lavora al progetto IDEFIX.

«Se Phobos e Deimos sono davvero i resti di questi antichi sistemi di trasporto, potrebbero custodire indizi sulle origini della vita stessa — o più precisamente, sul trasporto dei materiali che ne hanno reso possibile la comparsa sui pianeti rocciosi», ha dichiarato Michel. Se invece le lune fossero "pezzi di Marte", potremmo avere tra le mani porzioni del pianeta rosso e forse indizi per capire se esistette o meno vita passata su di esso.

Una base spaziale

La JAXA punta inoltre a valutare la possibilità di trasformare Phobos in una sorta di "stazione spaziale naturale", sviluppando le tecnologie necessarie per un viaggio di andata e ritorno su Marte — un passaggio considerato "essenziale" per la futura esplorazione umana del pianeta. MMX è un progetto internazionale che vede la collaborazione tra JAXA, il Centro nazionale francese per gli studi spaziali (CNES), il Centro aerospaziale tedesco (DLR), la NASA e l'Agenzia spaziale europea (ESA), oltre a numerose università e aziende tecnologiche.

La trappola della microgravità: come atterrare su Phobos

Non sono mancate le difficoltà tecniche: lo sviluppo del sistema di atterraggio si è rivelato particolarmente complesso a causa della gravità estremamente ridotta di Phobos.

«Dobbiamo impedire che la sonda rimbalzi in malo modo, facendo in modo che le gambe attutiscano l'impatto dell'atterraggio», ha spiegato Akinari Uehara, ingegnere di Mitsubishi Electric.

Non è la prima volta che il Giappone si misura con un atterraggio delicato: nel 2024 la sonda lunare SLIM, soprannominata "Moon Sniper", si ribaltò subito dopo il touchdown sulla Luna, ma riuscì comunque a trasmettere dati e a sopravvivere a diverse notti lunari di due settimane. Tokyo vanta inoltre già un precedente di successo nel recupero di campioni spaziali: nel 2020 la sonda Hayabusa-2 riportò sulla Terra 5,4 grammi di roccia e polvere prelevati da un asteroide situato a centinaia di milioni di chilometri di distanza.

La sfida di Perseverance e la concorrenza cinese

MMX, però, non è l'unica missione a puntare al ritorno di campioni marziani. Il rover Perseverance della NASA, attivo sul pianeta rosso dal 2021, ha già raccolto materiale pronto per il viaggio di ritorno verso la Terra. Il programma è stato tuttavia di fatto bloccato dall'amministrazione del presidente Donald Trump, dopo un voto del Congresso statunitense a gennaio.

Sul fronte asiatico, la Cina ha annunciato il lancio della propria sonda Tianwen-3 intorno al 2028, con l'obiettivo di riportare sulla Terra campioni marziani già nel 2031 — potenzialmente in anticipo rispetto al ritorno dei campioni di MMX.

Pechino può contare su precedenti già consolidati: la missione Tianwen-1 aveva fatto atterrare con successo il rover Zhurong sulla superficie di Marte nel 2021, uno dei traguardi più significativi del programma spaziale cinese, oltre che vari ritorni di materiale lunare.

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