Coppa Italia, tra Inter e Lazio sarà una finale sbilanciata. Ma in gara secca...

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Pochi giorni prima le due squadre si sfideranno in A. Chivu vuole la doppietta, Sarri un trofeo inatteso

Sebastiano Vernazza

Giornalista

23 aprile - 12:26 - MILANO

Lazio-Inter sarà la finale di Coppa Italia, il 13 maggio all’Olimpico, e prepariamoci a vedere doppio, perché pochi giorni prima, probabilmente venerdì 8 o sabato 9, si giocherà Lazio-Inter per la 36ª giornata di Serie A. Per fortuna e per merito di Cristian Chivu, il primo dei due faccia a faccia sarà quasi certamente platonico, l’Inter dovrebbe aver già vinto lo scudetto, e la Lazio non ha più obiettivi di classifica. Lazio-Inter di campionato si trasformerà in una prova generale per l’ultimo atto della coppa nazionale. Non sappiamo quanto giovi misurarsi per due volte a distanza di pochissimo tempo. Maurizio Sarri e Chivu useranno il match di campionato per ingannarsi. C’è un precedente freschissimo di cui tenere conto. Bologna-Milan, finale di Coppa Italia 2025, venne preceduta da Milan-Bologna di campionato. Il 9 maggio, il Milan vinse a San Siro per 3-1 contro il Bologna, un successo inutile, l’allora squadra di Sergio Conceiçao chiuse poi all’ottavo posto, fuori dall’Europa. Cinque giorni dopo, il 14 maggio a Roma, il Bologna restituì il colpo: un 1-0 con rete di Ndoye e con peso specifico altissimo, perché i rossoblù alzarono al cielo la Coppa Italia. Chi vincerà il Lazio-Inter di campionato non commetta l’errore di sentirsi favorito per la rivincita immediata in coppa. Motivazioni forti per tutti: l’Inter insegue il Doblete, la doppietta campionato-coppa; la Lazio ha l’occasione unica di dare un senso a una stagione fin qui abbastanza insensata e di qualificarsi all’Europa League. Due forze differenti, però potenti in uguale misura. Bisognerà vedere se alla Lazio basteranno la voglia e la rabbia per colmare il gap tecnico. 

Tante storie

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Sembra strano, perché la percezione forse è diversa, ma sarà soltanto la seconda volta che Inter e Lazio si affronteranno in una finale di Coppa Italia. La prima, nel 2000, vide prevalere la Lazio, 2-1 nell’andata a Roma – con gol di Nedved e Simeone e con rete di Seedorf – e 0-0 nel ritorno a Milano. Due anni dopo, però, ci sarebbe stato il “5 maggio”, lo scudetto buttato via dall’Inter all’ultima giornata con la sconfitta per 4-2 all’Olimpico contro la Lazio. E se al bilancio aggiungiamo il 2-2 nel maggio di un anno fa a San Siro, altro scudetto perso dall’Inter per causa laziale, i conti da regolare diventano importanti. Inter-Lazio non regala mai banalità, in un senso o nell’altro. Per esempio, all’ultima giornata della Serie A 2017-18 l’Inter si prese il quarto posto e ritornò in Champions grazie a un 3-2 in casa laziale, con rete decisiva dell’allora nerazzurro Vecino all’81’. E poi l’ironico striscione esposto dai tifosi laziali ai gol interisti nel 2-0 del 2010 all’Olimpico: “Oh, nooo….”, diceva il lenzuolone. Mai sconfitta fu più festeggiata dai sostenitori biancocelesti, perché una vittoria della Lazio avrebbe rischiato di consegnare lo scudetto alla Roma. Meglio sconfitti che benefattori degli odiati rivali giallorossi. 

nel solco di inzaghi

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In anni recenti, Lazio e Inter sono state accomunate da Simone Inzaghi, cresciuto a Formello come allenatore e trasferitosi ad Appiano. Inzaghi, oggi in Arabia, da tecnico ha vinto tre Coppe Italia, una con la Lazio e due con l’Inter. Un amante del genere, diciamo. Nella Lazio non ci sono più tracce del calcio inzaghiano. Nell’Inter il lascito di Inzaghi rimane importante, il suo 3-5-2 non è stato smontato, casomai corretto. Maurizio Sarri è cambiato, non è il più rivoluzionario di Empoli e di Napoli. Si è staccato dagli insurrezionalisti e dai progressisti e si è avvicinato al campo dei conservatori. Fa praticare alle sue squadre, Lazio inclusa, un calcio più prudente e ripartente. Non ci aspettavamo questa inversione a U, forse dettata dal realismo, a una certa età si smettono di inseguire le utopie. Chivu non è mai stato un giochista spinto, ha sempre ricercato l’equilibrio tra le due fasi, attaccare senza perdere i riferimenti. In questa stagione, l’Inter è caduta al massimo con due gol di scarto. È successo per tre volte, a Napoli in campionato (3-1) e in Champions contro Arsenal e Bodo (altri due 3-1). L’Inter di qui fin qui non ha mai sbracato e pensiamo che sia difficile capiti a Roma. In campionato non c’è gara tra l’Inter capolista con 78 punti e la Lazio nona con 47. Trentuno punti di diversità assomigliano a un abisso. La logica e l’artimetica dicono Inter, ma la finale è una partita secca e la Lazio ha la motivazione forte dell’Europa League, laddove per l’Inter sarà comunque Champions.

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