I campioni d'Italia falcidiati dagli infortuni: tante le cause, a cominciare dal calendario ingolfato. Ma probabilmente serviva anche un maggiore utilizzo dell'organico, soprattutto a inizio stagione
Alessandra Vaccaro
1 febbraio - 19:20 - MILANO
Squadra che vince non si cambia, potrebbe essere il motto di Antonio Conte. L’allenatore del Napoli, infatti, si sa, è restio a fare turnover. Non da quando siede sulla panchina azzurra, Conte è sempre stato guidato dalla tendenza a scegliere un undici titolare che l’avrebbe accompagnato per l’intera stagione. Salvo infortuni, gravi. Ecco, è stata proprio questa la variabile del suo secondo anno in azzurro.
il centrocampo
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Se la sua prima al Napoli è stata costellata da infortuni muscolari al soleo (6 giocatori colpiti), ma solo da un impegno settimanale che gli ha fatto tenere fede al mantra "squadra che vince non si cambia", quest’anno è iniziato con premesse ben diverse: più profondità di rosa e anche più partite. Eppure qualcosa è andato storto. L’idea iniziale era il 4-3-3, ma già dal ritiro pre campionato Conte ha lanciato segnali di fedeltà al suo credo calcistico: mettere in campo i migliori, che ha significato 4-1-4-1 per non rinunciare neanche per qualche minuto alla qualità di McTominay, De Bruyne, Anguissa, Lobotka, Politano e Neres. Sarebbe stato difficile per chiunque, del resto, comunicare a uno dei migliori centrocampisti dell’ultimo decennio di accomodarsi in panchina, così come dirlo a McTominay, l’Mvp della scorsa serie A o a Lobotka e Anguissa, i totem del centrocampo azzurro degli ultimi due scudetti.
quanti ko
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Giocare ogni tre giorni però, non è come avere a disposizione l’intera settimana di lavoro. E, quest’anno, il doppio, triplo impegno del Napoli, ha fatto saltare il banco. Oltre a Romelu Lukaku, colpito all’ultimo giorno di ritiro di Castel di Sangio dalla lesione del retto femorale, Conte ha dovuto rinunciare partita dopo partita a tutti i suoi pezzi pregiati. De Bruyne, dopo 11 partite da titolare, si è lesionato il bicipite femorale della coscia destra calciando il rigore del momentaneo vantaggio contro l’Inter il 25 ottobre scorso. A distanza di più di tre mesi è ancora out, si è sottoposto ad intervento chirurgico ed è ancora alle prese con l’iter riabilitativo in Belgio. Poi è toccato a Frank Zambo Anguissa, rientrato in anticipo dal ritiro con il Camerun il 13 novembre scorso, per la lesione del bicipite femorale della coscia sinistra. Anguissa prima di salutare il campo per il 2025, ha disputato 15 partite da titolare, solo contro il Pisa gli è stato risparmiato qualche minuto di gioco, subentrando al 58’. Quindi è stata la volta di Amir Rrhamani, che dopo l’infortunio di inizio stagione al bicipite femorale, dal rientro col Como ha giocato 17 partite consecutive da titolare fino a un nuovo fastidioso infortunio muscolare, stiramento del gluteo contro il Sassuolo. David Neres, invece, dopo un inizio stagione da comprimario, ha trovato la titolarità dalla gara contro l’Inter quando Conte ha avuto l’intuizione di schierarlo falso nueve. Da quella gara non ha più rinunciato all’attaccante brasiliano: 12 partite consecutive da titolare, solo una da subentrato in Coppa Italia contro il Cagliari. E nella storia calcistica, già di per sé discontinua per i guai fisici, è occorso un nuovo infortunio al fantasista del Napoli, lesione del tendine della caviglia sinistra e annesso intervento chirurgico.
il ginocchio di di lorenzo
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Gli infortuni hanno colpito anche gli insostituibili di Conte, i più resilienti della corazzata azzurra: Politano e Di Lorenzo si sono arresi alle fatiche del fitto calendario di gennaio. Matteo Politano ha alzato bandiera bianca nella gara col Sassuolo per la lesione distrattiva al muscolo semimembranoso della coscia destra. La defezione più pesante, però, è quella del capitano Giovanni Di Lorenzo. Nella partita contro la Fiorentina al Maradona, cadendo in maniera innaturale si è accasciato a terra portandosi le mani al volto. A caldo, nel post partita Conte ha parlato di legamento crociato, ma la nota ufficiale del club, a distanza di qualche ora, ha regalato una boccata d’ossigeno: "Trauma distorsivo di secondo grado al ginocchio sinistro". Al capitano sono state risparmiate quest’anno solo due gare, una di Champions per squalifica e la gara di Coppa Italia, l’unica in cui Conte ha fatto un corposo turnover. Ha ragione l’allenatore del Napoli quando dice che "si gioca troppo, mettiamo partite su partite, facendo giocare calciatori che dovrebbero riposare". Ma è vero anche che il turnover offre la possibilità di far rifiatare i titolarissimi, restituendo fiducia e una condizione adeguata a tutti i giocatori in rosa. Conte lo sa, ma la storia l’ha scritta sempre a modo suo: pertanto, squadra che vince non si cambia.

