L'economia del mare, trasversale a
industria, servizi, logistica, turismo e attività pubbliche di
regolazione e tutela ambientale vale oltre 216 miliardi di euro,
pari all'11,3% del Pil dell'Italia e occupa 1,1 milioni di
persone in modo diretto (che salgono a 2,5 milioni considerando
anche gli indiretti). La ricchezza prodotta dalla filiera è
cresciuta di quasi il 16% nel biennio 2022-23, contro il 6,6%
del totale dell'economia, una velocità di crescita pari a circa
2,5 volte la media nazionale. Sono alcuni dei dati del rapporto
Confindustria-Bcg (Boston consulting group) presentato questa
mattina da Mario Zanetti, delegato Confindustria per l'Economia
del mare.
"Dal Mediterraneo passa il 27% delle rotte strategiche
globali, il 65% degli approvvigionamenti energetici europei e il
35% del traffico mondiale di greggio. A livello globale il 90%
del traffico merci viaggia via mare e il 99% del traffico dati
transita nelle dorsali sottomarine. "L'Italia - ha sottolineato
Zanetti - con i suoi 7.900 km di costa, 350 porti, circa 2 mila
km di oleodotti e gasdotti sottomarini e 26 mila km di cavi
subacquei, gioca un ruolo centrale in questo sistema e in una
fase segnata da tensioni geopolitiche, riconfigurazione delle
rotte commerciali e crescente attenzione alla sicurezza delle
infrastrutture critiche, controllare rotte, produrre tecnologia
navale e proteggere le infrastrutture sottomarine è un fattore
di autonomia e resilienza nazionale".
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