"Caro Sindaco, accreditare la
versione del presidente dell'Anpi Primo Minelli" su quanto
accaduto il 25 aprile "significa trasformare l'aggredito in
aggressore. Significa applicare la stessa logica perversa di
chi, di fronte a uno stupro, cerca di addossare la
responsabilità alla vittima per come era vestita". Lo spiega in
una nota il presidente della comunità ebraica di Milano Walker
Meghnagi, commentando quanto detto dal sindaco Giuseppe Sala,
secondo cui non si dovevano portare le bandiere di Israele.
"È una logica che non possiamo accettare, e che speriamo il
sindaco non voglia avallare. I fatti del 25 aprile a Milano
hanno una gravità che non ammette ambiguità: saluti romani
esibiti in pubblico, elogi a Hitler, aggressioni verbali contro
ebrei, iraniani, ucraini - aggiunge - Una bandiera georgiana è
stata strappata con violenza dalle mani di chi la portava. Tutto
questo è avvenuto in un corteo che si proclama antifascista".
Il presidente della Comunità ebraica è tornato poi a replicare
all'Anpi che accusava la Brigata Ebraica di avere bloccato il
corteo. "La Brigata Ebraica non ha bloccato alcun corteo. È
stata la Brigata Ebraica a essere bloccata da fanatici che hanno
impedito il suo cammino - precisa -. Manifestanti si sono
scagliati verbalmente contro gli ebrei presenti, urlando insulti
di inaudita gravità, compreso l'epiteto 'saponette mancate',
riferimento esplicito allo sterminio nazista, e inneggiando a
Hitler. Non si tratta di incidenti marginali o di provocazioni
reciproche: si tratta di antisemitismo allo stato puro, commesso
in piazza, alla luce del sole, il giorno della Liberazione".
"Il presidente Minelli, anziché condannare senza riserve
questi atti, ha risposto con un'ulteriore menzogna, sostenendo
l'esistenza di un presunto accordo a non portare le bandiere
della Brigata Ebraica - conclude -. Nessun accordo di questo
tipo è mai stato stipulato".
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