Fabregas si è preso la scena, con quel suo fare a volte anche un po’ “dispettoso” ma comunque autorevole. E la squadra racconta plasticamente quella voglia di fare ancora e sempre meglio. E se il talento argentino resta...
Diciamoci la verità: quante volte abbiamo ripetuto, e ci siamo sentiti dire, che il "nuovo" calcio, quello per capirci della….Superlega, non avrebbe più permesso a una squadra fuori dai circuiti classici di vincere lo scudetto? O di essere competitiva? D'altronde basta dare un’occhiata all’albo d’oro della serie A per trovare un conforto al ragionamento. Da trentacinque anni, un’enormità, non vince lo scudetto un club fuori dal quadrilatero Torino-Milano-Roma-Napoli. Perché, è stato detto e ripetuto, contano sempre più la tradizione, il pubblico, la diffusione sul territorio: elementi decisivi per aumentare il fatturato, anche attraverso i diritti tv, e di conseguenza essere più competitivi. Trentacinque anni fa, dicevamo, fu la volta della Sampdoria, che però poteva contare su un presidente appassionato, facoltoso e generoso, capace di resistere alle offerte dei club più ricchi e di creare nel giro di qualche tempo un gruppo super, agli ordini di un allenatore straniero. Se ci pensate, sembra quasi che stiamo parlando del Como di oggi. Un allenatore straniero e visionario, capace di rifiutare anche gli squadroni europei; una proprietà solidissima - senza uguali nel nostro campionato - e poi un gruppo che si è andato via via consolidandosi, a dimostrazione che non stiamo parlando della classica "favola" - di un qualcosa che è germogliato quasi per caso - ma di un autentico progetto. È sufficiente ricordare che tra le prime otto del nostro campionato, il Como è l’unico club ad avere da tre anni lo stesso pilota.


