Come va la Yamaha Tracer 9 GT+: sportiva quando serve, turistica sempre

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Rappresenta il vertice della famiglia sport touring di Yamaha, una gamma composta da sei varianti equipaggiate con i motori da 700 e 900 cc. Pensata per un utilizzo 70% turistico e 30% sportivo, la GT+ punta su una dotazione completissima: cambio automatico Y-Amt, radar anteriore e posteriore per gli Aras, sospensioni semi-attive, cruise control adattivo, fari Matrix Led, parabrezza elettrico e borse laterali di serie. Il motore CP3 da 119 Cv resta uno dei migliori tre cilindri sul mercato per elasticità e piacere di guida, mentre il comfort sorprende per livello generale

Valerio Boni

12 maggio - 18:27 - MILANO

La 9 GT+ rappresenta oggi il punto più alto raggiunto da Yamaha nel segmento sport touring. È l’ammiraglia di una famiglia composta da sei varianti equipaggiate con i motori tricilindrici CP2 da 700 cc e CP3 da 900 cc, una gamma che negli anni è diventata sempre più articolata e sofisticata. La GT+ nasce con un obiettivo preciso: offrire il massimo in termini di tecnologia, comfort e assistenza alla guida, senza rinunciare al carattere sportivo che ha sempre distinto la piattaforma Tracer. Secondo chi l'ha progettata, la ripartizione ideale dell’utilizzo è 70% turismo e 30% sport. Una definizione che può sembrare teorica, ma che descrive sorprendentemente bene il comportamento della moto su strada. La GT+ è infatti una crossover che punta molto sul comfort e sui lunghi viaggi, ma riesce ancora a trasmettere sensazioni molto vicine a quelle di una naked sportiva quando si affronta un tratto guidato. Il tutto con una dotazione che non lascia spazio a optional indispensabili, perché qui c’è già tutto. Il prezzo di 18.599 euro colloca la Tracer 9 GT+ in una fascia ormai vicina a quella delle grandi crossover europee, ma la dotazione praticamente full optional e il livello tecnologico raggiunto rendono questa Yamaha molto più competitiva di quanto il dato possa lasciare immaginare a un primo sguardo.

11 Com'è fatta

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Il design è un'evoluzione di quello introdotto dalla generazione precedente, reso ancora più tecnologico. A fare la differenza nella parte anteriore ci sono i nuovi fari Matrix Led adattivi, una soluzione diffusa in campo automobilistico, ma ancora rara nel mondo delle moto, che modifica automaticamente il fascio luminoso in funzione dell’inclinazione della moto e delle condizioni di guida. Tra i gruppi ottici trova posto il radar anteriore, integrato senza stravolgere il design della carena. L’impressione generale è quella di una moto molto più premium rispetto al passato. Le plastiche sono curate, gli assemblaggi precisi e l’equipaggiamento trasmette immediatamente l’idea di un prodotto che si può inserire nella fascia alta. E non manca il parabrezza regolabile elettricamente, con un’escursione di 100 mm, che permette di modificare sensibilmente la protezione aerodinamica durante la marcia. Anche le borse laterali rigide sono di serie e integrate nel design, così come il sistema keyless, che controlla accensione, valigie e tappo del serbatoio. L’ergonomia è stata rivista, intervenendo sulla sella più alta rispetto alla precedente generazione, ma contemporaneamente più stretta nella zona anteriore, una soluzione che aiuta a toccare meglio a terra con i piedi. 

22 Motore

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Il tre cilindri CP3 da 890 cc resta uno dei motori più riusciti dell’intera produzione Yamaha. Con 119 Cv a 10.000 giri e 93 Nm a 7.000 giri, riesce a offrire una combinazione molto rara di fluidità, elasticità e carattere. Non è un motore che punta sull’esuberanza ai regimi alti, ma uno che costruisce il piacere di guida attraverso la progressione e la qualità dell’erogazione. Ai bassi regimi è pieno e regolare, caratteristica fondamentale per una moto pensata anche e soprattutto per il turismo. In uscita dai tornanti permette di riprendere velocità senza dover continuamente lavorare sul cambio, mentre ai medi regimi esprime il meglio della sua personalità, con una spinta sempre corposa ma mai brutale. Quando si apre davvero il gas emerge invece il lato più sportivo della moto, perché il tre cilindri prende giri rapidamente e accompagna l’accelerazione con un suono pieno e coinvolgente, uno dei marchi di fabbrica di questa piattaforma. Il sistema di generazione elettrica è stato potenziato, per alimentare il grande numero di dispositivi elettronici presenti a bordo, e il risultato è un motore ancora più sfruttabile nell’uso quotidiano e turistico, ma che continua a mantenere una forte componente emozionale. Interessanti sono anche i consumi: guidando con un buon ritmo si resta attorno ai 5 litri per 100 km, un valore positivo considerando il peso della moto e le prestazioni.

33 La ciclistica

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La base tecnica resta il telaio Deltabox in alluminio, irrigidito nella zona centrale per migliorare la precisione dell’avantreno e la stabilità generale. Le sospensioni semi-attive Kyb Kads rappresentano uno degli elementi chiave della GT+, perché lavorano continuamente sulla base dei dati raccolti dalla piattaforma inerziale a sei assi, modificando la risposta idraulica in tempo reale. Le modalità principali sono due. La A2 privilegia il comfort e il turismo, con la moto che assorbe bene buche e imperfezioni, risultando composta anche sui fondi peggiori. La A1 invece irrigidisce sensibilmente la risposta, sostenendo maggiormente la moto nelle frenate più decise e nella guida sportiva. Su strada colpisce soprattutto l’equilibrio generale. Nonostante i 232 kg in ordine di marcia, la GT+ riesce a muoversi con grande naturalezza. L’avantreno è preciso e comunica sicurezza, mentre nei cambi di direzione la moto appare più agile di quanto il peso potrebbe far immaginare. Ottima è anche la frenata, potente ma facile da modulare, e supportata dall’Abs cornering e dal sistema di frenata combinata, che interviene automaticamente per distribuire la forza frenante sulle due ruote.

44 L'elettronica

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La GT+ è probabilmente una delle Yamaha più avanzate dal punto di vista elettronico. Il radar anteriore gestisce il cruise control adattivo, che mantiene automaticamente la distanza dal veicolo che precede, intervenendo in modo molto fluido su accelerazione e decelerazione. Quello posteriore invece monitora l’angolo cieco e segnala la presenza di altri veicoli tramite una spia sugli specchi. Il sistema Unified Brake System aggiunge invece pressione frenante nelle situazioni critiche, mentre il Forward Collision Warning avvisa chi guida in caso di rischio di collisione. Ma la vera rivoluzione è il cambio Y-Amt. La leva della frizione sul manubrio e il comando del cambio al piede spariscono completamente. Si può scegliere tra modalità automatica e manuale: in automatico ci sono i programmi D e D+, il primo più turistico, il secondo più dinamico. Ed è proprio qui che il sistema convince maggiormente, perché riesce davvero ad adattarsi allo stile di guida. Se si viaggia tranquilli privilegia fluidità e comfort; se invece si aumenta il ritmo, le scalate arrivano sempre al momento giusto e il motore resta nella zona ideale di utilizzo. In modalità manuale il carattere cambia completamente. Le cambiate diventano rapide, secche e quasi sportive, con una velocità superiore a quella di molti quickshifter tradizionali. E dopo pochi chilometri in sella ci si abitua alla novità, e non si sente più la mancanza della frizione.

55 Posizione di guida

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Questo è uno degli aspetti su cui Yamaha ha lavorato di più, perché la Tracer 9 GT+ non deve soltanto divertire tra le curve, ma permettere di stare in sella molte ore senza affaticarsi. Il triangolo sella-manubrio-pedane è equilibrato, con il busto che resta leggermente inclinato in avanti, abbastanza da mantenere un buon controllo dell’avantreno, ma senza caricare troppo polsi, avambracci e spalle. È una posizione da crossover sportiva più che da granturismo pura, coerente con l’impostazione 70% turismo e 30% sport dichiarata da Yamaha. La sella è regolabile su due altezze, 845 e 860 mm, quindi non bassissima, ma la parte anteriore più stretta aiuta a raggiungere il terreno con i piedi in manovra e durante le fermate con maggiore facilità. Chi è di statura media non si trova davanti a una moto proibitiva, anche se il peso si percepisce nelle manovre da fermo, e il comfort è decisamente superiore a quello che in passato ci si sarebbe potuti aspettare da una Yamaha di impostazione sportiva. La seduta è sostenuta, non cedevole, ma sorprendentemente permette di macinare chilometri senza quella sensazione di sacrificio che spesso accompagna le moto più dinamiche. Buona è anche la protezione dall’aria. Il parabrezza regolabile elettricamente cambia davvero il livello di comfort nei trasferimenti: in posizione alta alleggerisce la pressione su busto e casco, mentre abbassato lascia più aria quando si guida tra le curve o con temperature elevate. La protezione non trasforma la Tracer in una tourer carenata tradizionale, ma contribuisce a ridurre l’affaticamento e rendere più naturale l’utilizzo su lunghe distanze. Anche il passeggero è trattato bene, con una sella accogliente e appigli pratici da usare.

66 Come va in città

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In città la Tracer 9 GT+ parte con un limite inevitabile, perché è una moto con un peso importante, 232 kg in ordine di marcia, e ha dimensioni da vera sport-tourer. Da fermo o nelle manovre strette bisogna tenerne conto, soprattutto con le borse montate. Però appena ci si muove, la sensazione cambia. Il baricentro la rende ben gestibile, lo sterzo ha un buon angolo di lavoro e il motore CP3 gira regolare anche ai bassi regimi, senza strappi fastidiosi. Il cambio Y-Amt è un grande alleato nell’uso urbano, poiché l’assenza della leva frizione e del pedale del cambio riducono lo stress nel traffico, nelle ripartenze e nelle code, rendendo la guida paragonabile a quella di uno scooter molto evoluto. In modalità automatica D la moto privilegia la fluidità, cambia presto e rende la guida molto più rilassata. Non bisogna pensare alla marcia inserita né alla frizione, ci si concentra solo su acceleratore, freni e traiettoria. È una semplificazione che in città si apprezza subito. Molto utile è anche il dispositivo Vehicle Hold Control, nelle partenze in salita o nelle fermate con la moto carica. Non è un dettaglio scenografico, ma ha una funzione concreta, trattiene la moto e permette di ripartire con maggiore tranquillità. Il motore scalda e l’ingombro resta quello di una crossover di alto livello, ma la Tracer 9 GT+ riesce comunque a muoversi meglio di quanto suggeriscano peso e dotazione.

77 Come va su strade extraurbane

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È su percorsi extraurbani che la Tracer 9 GT+ trova il suo terreno ideale. Qui emergono il motore, la ciclistica e soprattutto l’equilibrio generale del progetto. Il CP3 ha una risposta piena, elastica, pronta. Non serve tenerlo costantemente alto di giri: ai medi spinge con decisione e permette di uscire dalle curve con grande naturalezza. Quando però si decide di guidare più forte, il tre cilindri cambia tono, prende giri rapidamente e restituisce quel carattere sportivo che ha sempre fatto la fortuna delle famiglie MT e Tracer. La modalità automatica D+ del cambio Y-Amt è forse la più sorprendente nella guida vivace. Il sistema percepisce che il ritmo è aumentato e adegua la logica di cambiata, tiene le marce più a lungo, scala al momento giusto prima dell’ingresso in curva e mantiene il motore nella zona utile. Non dà la sensazione di subire un'imposizione elettronica, ma piuttosto di avere un assistente che interpreta il passo di chi guida scegliendo l'andatura. Volendo, si può sempre intervenire manualmente con le palette, ma dopo un po’ si scopre che spesso non serve. La ciclistica asseconda bene questa doppia natura. La Tracer è stabile sul veloce, precisa in inserimento e abbastanza rapida nei cambi di direzione. I 232 kg non spariscono del tutto, ma sono mascherati bene dalla distribuzione dei pesi e dal lavoro delle sospensioni semi-attive. La modalità A2 la taratura è ideale per l’uso più frequente, perché assorbe le imperfezioni, mantiene comfort e non lascia mai la moto troppo libera nei movimenti. La A1 è più sostenuta e sportiva, efficace su asfalto liscio, ma meno adatta quando l'asfalto non è perfetto.

88 Come va in autostrada

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In autostrada giustifica il suo ruolo di ammiraglia. Il motore gira con regolarità, il parabrezza elettrico permette di adattare la protezione e la posizione di guida resta naturale anche dopo lunghi tratti. Il comfort generale è uno degli aspetti più convincenti della moto, anche perché Yamaha in passato non sempre aveva messo questo elemento al centro dei propri modelli sportivi. Il cruise control adattivo è uno degli accessori che cambiano davvero il modo di viaggiare. Impostata la velocità, la moto mantiene la distanza dal veicolo che precede e gestisce accelerazioni e rallentamenti in modo progressivo. Non sostituisce l’attenzione del pilota, ma riduce molto la fatica nei trasferimenti lunghi. Anche il blind spot detection è utile nei sorpassi e nei cambi di corsia: la spia sugli specchi aiuta a tenere sotto controllo ciò che accade dietro, soprattutto quando ci si muove nel traffico veloce. La modalità D del cambio automatico è quella più adatta ai lunghi trasferimenti. Cambia in modo dolce, tiene il motore rilassato e contribuisce a una guida più fluida. Se serve riprendere velocità rapidamente, basta aprire il gas con decisione o passare a D+. La sensazione complessiva è quella di una moto che permette di viaggiare forte ma senza tensione, con una dotazione di sicurezza e comfort ormai vicina a quella delle migliori tourer europee.

99 Come va in pista

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Basta osservarla per capire che la pista non è il suo ambiente naturale, e sarebbe sbagliato giudicarla come una sportiva pura. Però non è del tutto fuori luogo, poiché la Tracer 9 GT+ ha una base tecnica sufficientemente solida per affrontare anche qualche turno tra i cordoli o una guida molto impegnata su percorsi chiusi. Il motore ha potenza sufficiente per regalare divertimento, soprattutto perché l’erogazione è piena e facilmente gestibile. Non ci sono cavalli da superbike, ma i 119 Cv sono più che adeguati per una sport-tourer stradale. In questo contesto il cambio Y-Amt in manuale diventa molto piacevole. Le cambiate sono rapide, precise, e permettono di concentrarsi su frenata, inserimento e uscita di curva. L’assenza della frizione non toglie coinvolgimento: lo sposta. In sella non si lavora più con piede e mano sinistri, ma si può comunque rimanere protagonisti, scegliendo il rapporto con le palette e gestendo ritmo e traiettorie. I limiti emergono quando si forza davvero. Il peso, l’altezza e l’impostazione turistica non possono essere cancellati dall’elettronica. Nelle staccate più aggressive si percepisce la massa, e nei cambi di direzione molto rapidi non c’è la leggerezza di una naked sportiva. Però la moto resta sempre sincera, stabile e ben frenata. Le sospensioni in modalità più sportiva sostengono bene, ma il meglio della Tracer resta la strada, non il cordolo.

Piace:

  • Comfort elevato sulle lunghe percorrenze 
  • Cambio Y-Amt efficace e intuitivo 
  • Motore CP3 sempre coinvolgente 
  • Dotazione elettronica completa

Non piace:

  • Peso percepibile in manovra 
  • Prezzo elevato rispetto alle Tracer standard 
  • Modalità di guida A1 rigida sui fondi più sconnessi

Yamaha Tracer 9 GT+

Motore3 cilindri in linea, doppio albero a camme in testa
Cilindrata890 cc
Potenza119 Cv a 10.000 giri
Coppia93 Nm a 7.000 giri
CambioY-Amt automatico/manuale a 6 rapporti
TelaioDeltabox in alluminio
Sospensione anterioreforcella a steli rovesciati Kyb semi-attiva da 41 mm
Sospensione posterioremonoammortizzatore Kyb semi-attivo
Freno anterioredoppio disco da 298 mm
Freno posterioredisco da 267 mm
Peso232 kg in ordine di marcia
Altezza sella845-860 mm
Serbatoio19 litri
Prezzo18.599 euro
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