Reginaldo: "La mia lite con Conte? Andò così... Mai farlo arrabbiare, però mi ha aiutato molto"

1 ora fa 1

Il brasiliano, che a 43 anni ancora non ha appeso le scarpe al chiodo, e le accuse di 'bella vita': "A Siena pensavamo più al martedì con Antonio che alle uscite in discoteca"

Alessandra Vaccaro

12 maggio - 19:18 - NAPOLI

“Sono cresciuto con le videocassette di Ronaldo”, confessa commosso Reginaldo. Con gli occhi lucidi, la voce rotta e la nostalgia di quelle immagini che, da bambino, deve aver imparato a memoria come le tabelline. Del resto, per un ragazzino brasiliano che sogna di fare il calciatore è un passaggio necessario. Reginaldo Ferreira da Silva li ha fatti tutti gli step per arrivare nell’Olimpo dei grandi. Da piccolo andava a Rio de Janeiro solo per vedere gli allenamenti del Fenomeno. È arrivato in Italia a 16 anni, prendendosi ben presto la scena, sia sui quotidiani sportivi, che sulle copertine dei settimanali. Dall’interesse del Mourinho del Triplete, al fuori rosa con Conte al Siena. Regi, per gli amici, a 43 anni, non ha alcuna intenzione di attaccare le scarpette al chiodo: con l’umiltà e la professionalità di sempre continua a giocare nelle categorie inferiori. 

Che cos’è per te Ronaldo? 

“Viene subito dopo Gesù Cristo. Da piccolo andavo a Rio de Janeiro per vedere i suoi allenamenti. È uno dei giocatori più forti della storia. Appena tornerò in Brasile andrò a trovarlo”. 

Neanche tu eri così male, ti ha cercato Mourinho nell’Inter del Triplete… 

“Ero al Siena e feci una partita straordinaria all’andata contro l’Inter a San Siro, feci due assist, davvero una partita bellissima. A fine gara venne Maicon a parlarmi e mi disse ‘Mourinho ti sta seguendo da tre mesi, continuerà a farlo, mi raccomando fai il bravo’. Io ho vissuto il calcio sempre allo stesso modo, non dovevo cambiare perché mi stava seguendo l’Inter, se dovevo essere un giocatore dell’Inter dovevo restare Reginaldo. Ho continuato a fare le stesse cose. Certo, mi fece molto piacere sapere dell’interessamento di una squadra blasonata come l’Inter”. 

Hai avuto anche modo di conoscere mister Capello. 

“Capello è un perfezionista, anche se ha quasi 80 anni. Recentemente siamo andati in Polonia a fare questa partita con la nazionale brasiliana, era lui il nostro allenatore. Ronaldinho non si è presentato alla riunione e il mister è andato in escandescenza, ha detto subito, ‘Ronaldinho non deve giocare’. Quando sono arrivate le telecamere per fare le riprese nello spogliatoio, Capello ha mandato via tutti, anche se era una partita per divertirci. La cosa che mi ha colpito di più è stato il momento della lavagnetta. Capello ha alzato il primo foglio e non c’era la formazione, c’era scritto solo ‘Non mi piace perdere’."

Stessa mentalità di Conte. È vero che allenatori così ti allungano la carriera? 

“Conte, se lo segui anche a livello atletico ti migliora tanto. Ti fa lavorare, arrivi a fare 90 minuti e non sentirli, sempre se riesci a non farti male. Io 43 anni ho ancora la mentalità di andare al campo ogni giorno, anche se si tratta di prima o seconda categoria, lo faccio sempre da professionista. È una mentalità che il mister ci ha inculcato così come altri allenatori, ma Conte più di tutti. Con il mister se dovevi fare un lavoro aerobico di 50 metri di campo in 10 secondi, lui stava lì a controllare se arrivavi preciso, non potevi arrivare né a 11 né a 9, è fatto così. Questa è la sua forza”. 

Conte, nei primi mesi al Napoli, sembrava non apprezzasse i giocatori di fantasia come Neres… 

“A Conte piacciono i giocatori di qualità però devono dare ciò che vuole lui, cioè la fase difensiva. Io a Siena ho fatto l’esterno ma anche la prima punta, all’occorrenza. Con gli allenatori che ho avuto prima di Conte potevo fare anche una corsa in meno all’indietro, invece con lui no. Mi diceva ‘mi devi fare 65 minuti, devi fare avanti e indietro, e devi fare la differenza in fase offensiva’. Lo sta facendo anche un po’ Politano, anche se con lui ha cambiato modo di giocare. Io credo che Politano in un 4-3-3 può fare la differenza in fase offensiva, però il mister lo sta utilizzando in un altro modo”. 

Conte non è lo stesso di Siena… 

“Il mister è cambiato tanto nel corso del tempo. Dopo il Siena è andato ad allenare la Juve e ha vinto, poi è andato al Chelsea e si è trovato di fronte giocatori come Hazard, Pedro. Ha dovuto cambiare pelle anche a seconda della situazione. Fare l’allenatore non è facile. Conte nel Napoli ha tanti giocatori forti. Deve fare delle scelte, tenere fuori De Bruyne e far giocare McTominay, o far giocare tutti e quattro insieme, ad esempio. L’allenatore paga sempre perché non accontenta tutti. Quando ha avuto tutti disponibili li ha messi in campo contemporaneamente e l’intuizione non ha avuto la fortuna che si aspettava. Conte nel suo piccolo ha provato ad accontentare tutti, ma non è riuscito a fare il calcio che voleva, anche per gli infortuni”. 

Perché Conte ti mise fuori rosa al Siena? 

“Quell’anno tornai dalle vacanze il giorno preciso che aveva deciso il mister, cosa che non avevo mai fatto nelle altre stagioni, proprio per affrontare al meglio il richiamo di preparazione a Messina. Feci 22 ore di volo, con vari scali da 6 ore, avevo il sediolino dell’aereo ancora sulla schiena e il giorno dopo mi fece fare un allenamento aerobico. Ricordo, come se fosse ieri, che dovetti fare tre blocchi di lavoro da 7 minuti che erano qualcosa di impressionante e alla fine dissi “Mister basta non ce la faccio più” e lui mi rispose che mancavano ancora tre blocchi. Io dissi “Mister mi sto stirando”. Allora Conte mi disse di chiamare il mio procuratore per andar via da Siena perché non avevo voglia. A quella frase mi partì l’embolo e gli risposi in maniera concitata “Come fai a dire che non ho voglia?”. Quando rispondi male a Conte, lui va fuori di testa. Pensavo che chiedendogli scusa sarebbe passato tutto. Invece io mi ritrovai ad allenarmi da solo, di pomeriggio. Non potevo andare neanche in pullman con gli altri, andavo in macchina col team manager. Se la legò proprio al dito. Mi fece fare una settimana fuori rosa a Messina, un’altra a Siena e poi mi rimise dentro”. 

I compagni di squadra ti diedero una mano? 

“Calaiò, Del Grosso, Portanova, Vergassola mi diedero un grande aiuto quando Conte mi mise fuori. Sono arrivato in Italia a 16 anni da solo, a 13 anni sono andato a giocare a Rio, a 450 km da casa mia. Gli anni di Siena erano anni importanti per me, venivo da Parma, dove avevo vissuto anche una retrocessione”. 

Quella litigata ti è servita? 

“È servita a tutto il gruppo. Vergassola, Portanova che andavano spesso a parlare col mister, approfittarono della mia situazione per fargli presente altri problemi. Gli dissero, ad esempio, che alcuni giocatori più giovani come Immobile, avevano paura di allenarsi. Poi un giovedì mattina ebbi la possibilità di parlare personalmente con Conte: gli dissi che secondo me avremmo vinto il campionato, ma gli consigliai anche di stare sereno, perché c’erano dei ragazzi più giovani che avevano paura di sbagliare anche un semplice passaggio per il timore di essere rimproverati. Da quel giorno Conte cambiò totalmente atteggiamento. Da gennaio in poi, ogni giovedì faceva il torello in campo con noi. Mollò la presa e si legò moltissimo al gruppo”. 

Quindi è meglio non far arrabbiare Conte… 

“Ricordo l’intervallo di Sassuolo-Siena, il parziale era 3-0. Il mister era indemoniato nello spogliatoio, urlava, diede un cazzotto al tavolino e si tagliò la mano, aveva la mano che gocciolava sangue. Dopo la sua sfuriata rientrammo in campo facendo un secondo tempo spettacolare. Riuscimmo a pareggiare 3-3, poi la perdemmo sul finale, ma Conte rimase soddisfatto della nostra reazione”. 

Non hai trovato un po’ forti alcune esternazioni di Conte? 

“Ogni discorso di Conte ha un fine. Io sono convinto che anche le dichiarazioni post Milan, quelle sulla Nazionale, (‘Se fossi il presidente della Federazione mi sceglierei’), erano fatte di proposito. Perché vincendo col Milan, il Napoli sarebbe diventata la maggiore concorrente dell’Inter. Se non avesse fatto un’uscita del genere i giornali avrebbero parlato solo della corsa scudetto. Il mister attira l’attenzione su di sé per lasciare giocatori e società tranquilli”. 

“Ognuno pensa al proprio orticello” era contro i giocatori però… 

“Io con quelle dichiarazioni post Bologna, se fossi stato un giocatore del Napoli mi sarei sentito tirato in causa. Infatti, era proprio ciò che voleva fare. Il mister dice ai giocatori le stesse cose che dice alle tv, che sia Kevin De Bruyne o chiunque altro, parla in faccia a tutti”. 

Ci ha pensato anche quest’anno allo scudetto? 

“Sono convinto che Conte, dentro di sé, abbia provato a fare lo sgambetto all’Inter, di nuovo. Dopo la vittoria col Milan un pensiero concreto allo scudetto l’ha fatto, sperando in un passo falso dell’Inter. A un certo punto era a -7, quindi ha sperato di avvicinarsi a -4. Poi, a quel punto, se la sarebbe giocata fino alla fine”. 

Lukaku ha rischiato di andare fuori rosa, come successo a te. Credi che Conte lo abbia perdonato? 

“Perdonare sì, ma quest’anno con lui non giocherà più un minuto. Un giocatore come Lukaku che il mister ha sempre voluto ovunque, che per avere al Napoli ha fatto i salti mortali, non può comportarsi così. Io al posto di Lukaku, avrei chiamato il mister e avrei chiesto direttamente a lui di rimanere in Belgio. Sono certo che Conte glielo avrebbe concesso. Invece non ha riposto a Stellini, non ha risposto al club. Ha messo in difficoltà il mister con questo atteggiamento”. 

Cosa manca a questo Napoli? 

“In generale in Italia manca la qualità. La serie A dei miei tempi era un’altra storia. Quando giocavi contro l’Inter ti trovavi di fronte Sneijder e Milito. Sono convinto che se il Napoli avesse avuto tutta la rosa al completo, avrebbe potuto far vedere un bel calcio, ma gli infortuni sono stati davvero troppi. Abbiamo visto i giocatori darsi il cambio ogni 3-4 partite per i guai fisici. Se non fosse stato per gli infortuni, alcuni non li avremmo neanche mai visti”. 

Il Napoli del prossimo anno, te lo immagini sempre con Conte in panchina? 

“Io ho la sensazione che Conte possa restare perché con la qualificazione in Champions ha la possibilità di sfatare il tabù dell’Europa. Il mister ha solo quella pecca. Non credo possa accettare la nazionale, è davvero un momento troppo delicato”. 

Prima di arrivare al Siena sei stato molto chiacchierato anche fuori dal campo. 

“Al Siena non c’era tempo, pensavamo più al martedì di allenamento di Conte che non a fare serata”. 

Quando eri al Parma allora… 

“Sì, sono stato più di un anno con la Canalis. Ci siamo incontrati al compleanno di Bernardo Corradi. Lei mi voleva conoscere da tre mesi, però lui non mi dava il numero. Mi diceva che era un personaggio pubblico e non poteva uscire così allo scoperto. Il numero non me l’ha dato, ma al compleanno di Bernardo ho trovato il posto libero proprio accanto ad Elisabetta, poi da lì ho fatto tutto io”.

Leggi l’intero articolo