Collettivo, identità, la mossa Oyarzabal: così la Spagna ha steso la Francia

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De la Fuente è stato aiutato dalla superiorità numerica a centrocampo e da alcune mosse sbagliate di Deschamps

15 luglio - 17:25 - DALLAS USA)

Ha vinto la Spagna ma ha anche perso la Francia. È stato il capolavoro di De la Fuente ma anche la giornata no di Deschamps. Si è capito dal primo minuto che la sfida era sbilanciata, una squadra con palla e idee, l’altra in balia delle situazioni e senza un vero piano organizzativo, e non c’è stato modo di ribaltare la situazione. I bleus avrebbero dovuto stravolgere subito la formazione o giocarsi almeno due cambi dopo mezz’ora. Difficile in una semifinale.

identità forti

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Francia-Spagna era una partita complicatissima anche dal punto di vista tattico. La Francia è dominante, controlla il territorio, schiaccia le rivali ma sa rinchiudersi per scatenare i contropiedi. La Spagna controlla la palla con una ragnatela di passaggi di precisione estrema, detta i tempi delle partite, rallenta e accelera, ha questa capacità di disporsi in massa a centrocampo per togliere qualsiasi spazio e muoversi avanti collettivamente, tenendo sempre lontani dalla sua porta gli avversari. Dal punto di vista strategico ha vinto chiaramente la Spagna, costringendo la Francia a snaturarsi. Ma cosa ha aiutato De la Fuente? La superiorità totale a centrocampo.

centrocampo in inferiorità

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Qui i due errori di Deschamps. Il primo è stato scegliere Tchouameni al posto di Koné. Il madridista non era in condizione, aveva giocato poco, sicuramente il ct francese voleva proteggersi di più, mentre il romanista interpreta il ruolo più da regista di movimento che da pivot centrale. Ma questa è solo la prima parte del problema. Con Rabiot a inseguire tutti, s’è capito che Deschamps avrebbe dovuto fare la rivoluzione: togliere Barcola, disegnare un tridente con Olise, Mbappé e Dembélé, e creare così un centrocampo con Tchouameni tra Koné e Rabiot. Dal 4-2-3-1 al 4-3-3. Almeno così ci sarebbe stato un tentativo di tornare in parità.

nessun attaccante

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Ma non è finita. Anche la scelta di Barcola al posto di Doué ha impoverito la mediana francese. Doué fa più manovra, Barcola è un’ala vera, e forse Deschamps ha dimenticato che la Spagna gioca… senza attacco. Non nel senso che non abbia attaccanti, ma li tiene tuti arretrati per farli partire a sorpresa. Il 4-2-3-1 della Spagna è in realtà, in qualsiasi foto tattica, una specie 4-6-0, o 4-5-1 spostato su una fascia, perché il più alto è sempre uno tra Yamal e Baena (ieri Baena). Invece Oyarzabal, l’attaccante che c’è ma non si vede, e Dani Olmo occupano una linea media più arretrata: da lì arrivano con dialogo, palleggio e triangoli verticali. Erano sempre quattro contro due e il pressing individuale spagnolo ha avuto la meglio in ogni occasione. Nessun francese è mai riuscito a impostare una manovra “pulita”.

collettivo di singoli

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In questo controllo c’è il progetto di De la Fuente che un grande pragmatico come Del Bosque. Ha giocatori ottimi, non ha fenomeni alla Mbappé, però creando questo collettivo moltiplica il rendimento di tutti i singoli. Porro era un’ala che ha fatto gol, Olmo un 10 modernissimo, Cucurella faceva più discese che diagonali, e la coppia Rodri-Fabian ha ricordato Busquets-Xavi. Fantastici. I due migliori, forse. E Yamal? Non ha mai giocato come all’Euro 2024, ma si rende utile tatticamente, coprendo la fascia come non fa nessuno dei Fantastici Quattro francesi, e con la mossa giusta al momento giusto può dare il “più”, come è stato con il rigore. La Spagna ha dominato in tutto. Vediamo se e come Argentina o Inghilterra troveranno contromisure a questo progetto tattico sicuramente più evoluto.

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