Dalle proteste alla tregua: cosa farà il consiglio dei giocatori che ha portato alla pace con gli Slam

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Dopo mesi di tensioni e minacce di boicottaggio, i quattro Slam aprono al dialogo: nasce un Consiglio per discutere di montepremi, welfare e futuro del tennis

Marco Iaria

Giornalista

21 agosto - 14:49 - MILANO

“I principali giocatori Atp e Wta hanno accolto con favore l’annuncio dello Us Open di un aumento del 20% del montepremi, insieme a un nuovo impegno finanziario a favore del welfare dei giocatori. I giocatori hanno inoltre accolto con grande favore la decisione dei quattro Slam di istituire un Player Advisory Council, un traguardo importante perché rappresenta una risposta concreta a una delle richieste avanzate dai giocatori diciotto mesi fa”. Così si legge in un comunicato diffuso dai rappresentanti degli atleti, subito dopo il doppio annuncio del montepremi-record di New York e della creazione di un consiglio dei giocatori per trattare i temi degli Slam. Ieri, quindi, è stata firmata la tregua tra le star della racchetta e i Major? Prima, facciamo un passo indietro. 

 Aryna Sabalenka of Belarus (R) embraces Novak Djokovic of Serbia during A Night with Novak & Friends at Rod Laver Arena ahead of the 2024 Australian Open at Melbourne Park on January 11, 2024 in Melbourne, Australia. (Photo by Graham Denholm/Getty Images)

la storia

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L’anno scorso i giocatori, capeggiati dai top player, hanno aperto un contenzioso con i quattro tornei dello Slam che, in base alla governance frastagliata del tennis, gestiscono in totale autonomia Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open. A marzo 2025 arrivò la prima lettera, firmata tra gli altri da Sinner, Djokovic, Alcaraz, Sabalenka e indirizzata agli organizzatori dei Major. A fine maggio, a Parigi, ci fu il primo incontro tra le parti. Poi, a luglio, venne diffusa una seconda lettera, molto più dura e circostanziata, con le seguenti richieste: montepremi degli Slam pari al 16% dei ricavi nel 2026, fino ad arrivare al 22% entro il 2030; contributo degli Slam al welfare dei giocatori da 12 milioni di dollari l’anno per ciascun torneo entro il 2030; un coinvolgimento diretto degli atleti attraverso la costituzione di un organismo consultivo. Il muro di gomma è proseguito finché, durante gli Internazionali di quest’anno, non è stata pronunciata per la prima volta la parola “boicottaggio”, in seguito all’ufficializzazione del montepremi del Roland Garros da 61,7 milioni di euro, inferiore al 15% dei ricavi del torneo parigino, stimati in oltre 400 milioni. “Ho la sensazione che lo spettacolo dipenda da noi e che, senza di noi, non ci sarebbero i tornei e non ci sarebbe questo tipo di intrattenimento. Meritiamo assolutamente una percentuale di guadagno maggiore. Penso che a un certo punto boicotteremo: sento che potrebbe essere l’unico modo per lottare per i nostri diritti”, ha tuonato Aryna Sabalenka. “Siamo in un momento in cui donne e uomini siamo uniti per chiedere più rispetto. Siamo stati zitti per troppo tempo ed è arrivato il momento di parlare”, le ha fatto eco Jannik Sinner. Alla fine il boicottaggio, a Parigi, non c’è stato, ma una protesta soft: impegni con i media ridotti a 15 minuti. Sono seguite riunioni e promesse di contro-proposte da parte dei Major, tant’è che la protesta è stata sospesa durante Wimbledon. Ed eccoci ai nostri giorni. 

(FILES) Spain’s Carlos Alcaraz celebrates after defeating Italy’s Jannik Sinner during their men's singles final tennis match on day fifteen of the US Open tennis tournament at the USTA Billie Jean King National Tennis Center in New York City, on September 7, 2025. Carlos Alcaraz announced on August 20, 2026 that he will return at the US Open to defend his title after recovering from a wrist injury that has sidelined him for the past four months. (Photo by kena betancur / AFP)

il record

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Si attendeva con curiosità la pubblicazione del prize money degli Us Open. La pubblicazione è avvenuta ieri, contestualmente a un secondo annuncio. Intanto, la Usta (la federazione statunitense) ha portato il montepremi di New York alla cifra record di 108 milioni di dollari (circa 93 milioni di euro), con un aumento del 20% rispetto al 2025 e del 44% sul 2024. Ai campioni dei singolari spetteranno 5,5 milioni di dollari a testa (4,7 milioni di euro). Un anno fa Alcaraz e Sabalenka si portarono a casa 5 milioni, ovviamente al lordo delle tasse. È un record che supera quanto stanziato alle ultime Atp Finals di Torino: 5.071.000 dollari (in attesa di sapere le cifre dell’edizione del prossimo novembre, visto che la Fitp, nel contratto di rinnovo con l’Atp, si è impegnata a incrementare i premi da quest’anno). Il pacchetto americano comprende un nuovo Player Support Program, finanziato inizialmente con 2 milioni di dollari nel 2026, equamente divisi tra giocatori e giocatrici. Non è finita qui, perché nello stesso giorno i quattro tornei dello Slam hanno annunciato la creazione di un Grand Slam Player Advisory Council. 

le prospettive

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Il Consiglio, che sarà operativo dopo lo Us Open, fungerà da forum per la comunicazione diretta, il confronto e la collaborazione tra gli Slam e i giocatori. Come spiega una nota, “le questioni sportive che riguardano collettivamente i tornei del Grande Slam saranno affrontate congiuntamente attraverso il Consiglio. Quest’ultimo offrirà inoltre ai giocatori un’occasione regolare per sollevare e discutere questioni relative al benessere e ai compensi, compresi i montepremi, con ciascuno Slam individualmente, in considerazione delle diverse strutture, realtà economiche, sistemi di governance e processi decisionali di ciascun torneo e nel rispetto delle normative applicabili”. Le parti stanno attualmente definendo la composizione iniziale e la struttura operativa del Consiglio: i giocatori interessati saranno invitati a candidarsi; tra questi, gli atleti eleggeranno i loro rappresentanti. I giocatori hanno accolto favorevolmente l’iniziativa, che va proprio incontro alle loro istanze. “Avere un posto al tavolo con gli Slam è qualcosa che desideriamo da tempo, quindi sono davvero contento di vedere nascere questo Consiglio. Ci offre, come giocatori, una reale opportunità di far sentire la nostra voce, contribuire al confronto e alla definizione dei tornei anche al di là di ciò che accade in campo”, ha detto Ben Shelton. Ora, però, le belle intenzioni vanno tramutate in azioni concrete. Intanto, sul fronte del montepremi, pur compiacendosi dell’aumento-record degli Us Open, i giocatori continuano a chiedere una formula di revenue sharing che ancori i premi al giro d’affari dei tornei. Per quanto riguarda il Player Advisory Council, la chiave sarà la sua operatività, come hanno lasciato intendere i top player nel loro comunicato: “I giocatori vogliono assicurarsi che il Consiglio si trasformi in un forum realmente rappresentativo ed efficace per la consultazione con i giocatori, continuando al tempo stesso a lavorare attraverso i propri rappresentanti sul montepremi e sul welfare dei giocatori”. Per ora la tregua è stata firmata. Bisognerà vedere se si trasformerà in una pace duratura.

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