Cinque cose che Malagò deve fare per riaccendere l'Italia del calcio

10 ore fa 4

Il nuovo presidente apre il nuovo corso della Figc: dal disgelo con Abodi alle riforme, tutti i punti per la ripartenza

Guglielmo Buccheri

Giornalista

23 giugno - 12:24 - MILANO

Giovannì Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio. Nelle elezioni ha vinto con il 68,58% di preferenze sull'altro candidato, Giancarlo Abete. Ecco le questioni che dovrà affrontare.

Il presidente del Coni e della Fondazione di Milano-Cortina, Giovanni Malagò, e il ministro per lo sport e per i giovani, Andrea Abodi durante la conferenza alla Stampa Estera a Roma per presentare i Giochi invernali del 2026. Roma 18 febbraio 2025. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

1. Vertice con Abodi per il disgelo

Il primo passo è, al momento, quello che può indirizzare ciò che accadrà dopo. Venerdì, forse ventiquattrore prima, Giovanni Malagò, fresco di nomina al vertice della Figc, e Andrea Abodi, ministro per i Giovani e lo Sport, apriranno la strada del dialogo, sincero, diretto: non è storia banale, anzi. Non lo è alla luce delle ultime curve pericolose, quelle dove l’empatia pari a zero stava sconfinando in qualcosa di più. Perché calcio e politica hanno la necessità di camminare non come se fossero linee parallele? Perché, pur nel rispetto delle prerogative, tassativamente, codificate, senza una convergenza diventerebbe molto complicato dare sostanza all’agenda della ripartenza dopo il terzo Mondiale di fila da spettatori. Lo sa Malagò, lo sa benissimo un uomo delle istituzioni come Abodi: palla, dunque, a venerdì (o giovedì) per una prima stretta di mano dentro la nuova era della Figc.

 Former player and pundit, Gianfranco Zola, talks prior to the UEFA Champions League 2025/26 League Phase MD6 match between SL Benfica and SSC Napoli at  on December 10, 2025 in Lisbon, Portugal. (Photo by Gualter Fatia/Getty Images)

2. Riforma Zola modello per Serie A e B

Una novità, per certi versi tanto profonda da meritarsi il pieno di attenzione e applausi. Si può sempre fare meglio, è vero. Ma ciò che ha fatto la Lega Pro di Matteo Marani e Gianfranco Zola è un punto di partenza che suona come un punto di rottura: incentivi per le società che danno fiato e spazio ai giovani è una conquista e la dimostrazione che qualcosa si muove. E, ora? Allargare l’orizzonte dalla Lega Pro alla Serie A e B sarebbe cosa buona e giusta ed è cosa a cui pensano i vertici della Figc. Tradotto: riparlando di punti di arrivo, nella stagione 2028-29, all’interno della lista settore giovanile, ogni club dovrà inserire un numero minimo di otto giocatori formati dentro la propria società, mentre dalla stagione appena conclusa i “premi” economici per l’utilizzo dei giovani proveniente dal settore giovanile arriveranno fino al 400 per cento.

 Juventus player Cristiano Ronaldo during a training session at JTC on August 25, 2021 in Turin, Italy. (Photo by Daniele Badolato - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

3. Decreto crescita e prove di bis

C’erano, non ci sono più. Le agevolazioni fiscali del Decreto Crescita per i giocatori professionisti sono state abolite: così dal primo gennaio del 2024, da quando i club non possono più usufruire dello sconto fiscale che permetteva di tassare solo al 50 per cento dell’imponibile per gli sportivi con un reddito superiore al milione di euro. C’erano e devono tornare per una questione di competitività con il resto del pallone europeo: la richiesta di riformulare, in qualche modo, il citato Decreto Crescita è sul tavolo del nostro calcio da un bel po’. Da quando le agevolazioni sono sparite.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a Casa Italia, nella conferenza stampa di bilancio delle Olimpiadi di Parigi 2024, 11 agosto 2024.  ANSA / CIRO FUSCO

4. Scommesse: via libera come sponsor

Qualcosa è cambiato e qualcosa va cambiato. Cosa? Lo stop alla pubblicità delle scommesse introdotto nel 2018 dal Decreto Dignità ha generato, nel tempo, i malumori dei club, quasi tutti, se non tutti. La ratio è semplice: abolire questo impedimento legislativo permetterebbe alle società di respirare in fatto di conti e, allo stesso tempo, eviterebbe azioni di aggiramento, lecite, del problema. In altri Paesi, infatti, non funziona come da noi e, alla lunga, non può che pesare quando si intrecciano i destini con avversari non italiani. Il neo-presidente Giovanni Malagò ha ricevuto la richiesta sul tema dalla Serie A, ma non solo. E nei primi approfondimenti con la “politica” non del pallone punterà l’attenzione su una partita delicata, aperta e da chiudere in una sola direzione per chi ha adesso in mano il destino dei club del nostro Paese.

5. La nostra lista per gli stadi dell'Europeo 2032

Il conto alla rovescia è cominciato, siamo ai supplementari: entro il prossimo ottobre la Figc dovrà presentare all’Uefa la lista dei nostri cinque stadi per Euro 2032. Come siamo messi? Torino, l’Allianz Stadium, è in fuga, Milano non può mancare l’appuntamento, ma rischia di farlo, a Roma si pensa all’Olimpico, meno ai due, possibili, stadi di Roma e Lazio. Firenze seppur un po’ in ritardo sui lavori, si è candidata a recitare un ruolo di primissimo piano, Palermo è pronta a scattare in primissima fila come città più a sud dentro gli Europei in agenda tra sei anni. Tra le città inserite nel Piano di intervento del Dpcm Uefa ci sono anche Bari, Bologna, Cagliari, Genova, Lecce, Napoli, Salerno e Verona. Ad ottobre di quest’anno la lista, entro marzo del prossimo il via ai cantieri per non vanificare gli sforzi e non consegnare alla Turchia l’intera organizzazione dell’evento continentale.

Leggi l’intero articolo