Mentre la squadra festeggiava l'allenatore nerazzurro ha chiamato la moglie per ringraziarla e dedicare a lei il trofeo. Poi è salito per ultimo sul palco e si è commosso durante la premiazione
La famiglia prima di tutto. A fine partita, stanco e stremato dopo aver macinato i suoi soliti chilometri a bordocampo, Chivu ha dribblato baci, abbracci e pacche sulla spalla, ha afferrato lo smartphone e ha chiamato sua moglie Adelina, presente in tribuna insieme ad altri amici. Il tutto mentre la squadra era già sotto la curva a festeggiare. Una telefonata di pochi minuti per dirle “te iubesc” - “ti amo” in romeno - e ringraziarla di cuore per averlo sopportato e supportato tutto l'anno.
doblete
—
L’allenatore dell’Inter, campione d’Italia e di coppa, è gran parte qui, in questo gesto, in degli occhi lucidi sinceri durante la premiazione. Chivu è salito sul palco per ultimo, insieme a Lautaro e a Barella, e dopo aver preso la medaglia e abbracciato forte Marotta… se n’è andato, lasciando i fuochi d’artificio tricolore alla sua squadra. Ha ringraziato Kolarov e tutto lo staff e poi, insieme ai giocatori, ha camminato verso la curva nerazzurra per prendersi gli applausi. Al netto della tattica, dei tanti gol e dei singoli tornati a brillare, Chivu ha avuto il merito di aver ripreso per i capelli una squadra fiaccata e delusa da una finale di Champions persa in malo modo e averla riportata a vincere subito. Si scrive campionato e Coppa Italia, si legge “doblete”. L’ultimo a riuscirci era stato Mourinho nel 2010, dove aggiunse pure la Coppa dei campioni. Chivu era uno dei perni della squadra. A distanza di sedici anni ha tirato per la giacchetta al suo vecchio maestro e gli ha detto “oh, vedi che ci sono anche io”. Nessun interista era riuscito a vincere un trofeo da allenatore e da giocatore.
ripescare energie
—
Mourinho è stato onesto: “Ai tempi Chivu non era un allenatore in campo”. Cristian, quando gli hanno chiesto cosa ne pensasse, ha risposto a modo suo, dicendo che le domande su José erano troppe. Vietato fare paragoni, infatti. Un’altra epoca, un’altra Inter, un’altra squadra, ma la statistica resta: neanche Conte e Inzaghi erano riusciti a vincere campionato e Coppa Italia nello stesso anno. Chivu ce l’ha fatta al primo colpo, ripescando energie perdute dopo un’annata storta in cui l’Inter s’era riscoperta simile a Vladimiro ed Estragone, aspettando quel Signor Godot chiamato “trofeo”. Vicinissima a vincere la Serie A, vicinissima a vincere la Champions, vicinissima a vincere la Supercoppa, vicina a vincere la Coppa Italia, ma nulla. Quest’anno s’è ripresa qualcosa, lo dicono anche i numeri: 85 gol in campionato, 115 in stagione, 25 reti su calcio piazzato e così via. Una macchina quasi perfetta con un solo neo: l’eliminazione ai playoff di Champions per mano del Bodo. L’operazione riscatto è già partita. La storia ha dimostrato che almeno a Milano “Godot” si palesa.


