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L'ex allenatore analizza il movimento alla luce dell'eliminazione di tutte le italiane dalle Coppe: "Non è un episodio, ma la realtà dei fatti. E basta paragoni con la Premier, ci eliminano anche bosniaci, turchi e norvegesi. In Serie A gli arbitri fischiano troppo, c'è poco talento, poca corsa e in difesa..."
Zero squadre italiane nelle semifinali delle tre coppe europee. Non ci succedeva dal 2018-19, quando la Conference non c’era ancora, e non riuscimmo a piazzare nessun club tra le migliori quattro in Champions ed Europa League. La sensazione, però, è che oggi non stiamo vivendo un episodio, un’eccezione, ma la dura realtà dei fatti. Andiamo piano. Troppo piano rispetto agli altri. Ieri la differenza di ritmo, agonismo, tecnica si è vista tutta in Aston Villa-Bologna e Fiorentina-Crystal Palace. Normale contro la ricchissima Premier, direte voi. Alt, replico io. Abbiamo visto la Nazionale andare a casa con la Bosnia, l’Inter capolista perdere due volte su due con i norvegesi del Bodo, la Juventus uscire con i turchi del Galatasaray, il Napoli non superare nemmeno il girone di Champions. No, non è semplicemente un’ammissione di inferiorità davanti all’Inghilterra che spende molto di più. La nostra crisi è molto più profonda, diffusa e, temo, destinata a protrarsi per un po’ di tempo. E non sono solamente i risultati a dircelo.


