Monica Bellucci pittrice e
un'archeologa al confine nel sud-est della Bulgaria. Ovvero,
rispettivamente, 'Histoires de la nuit' di Léa Mysius e 'The
Dreamed Adventure' di Valeska Grisebach. Questi gli ultimi due
film in concorso della 79/a edizione del Festival di Cannes, che
si chiude domani sera.
Il primo è un thriller rurale e claustrofobico, con un finale
quasi horror, tratto dall'omonimo romanzo di Laurent Mauvignier.
Protagonisti Nora (Hafsia Herzi), Thomas (Bastien Bouillon) e la
figlia Ida (Tawba El Gharchi), che vivono isolati in campagna
insieme alla loro vicina Cristina (Monica Bellucci), pittrice
italiana. Durante i preparativi per la festa di compleanno di
Nora, compaiono improvvisamente in entrambe le case tre brutti
ceffi che iniziano a minacciare tutti senza un motivo apparente.
Molto lentamente si capisce la ragione della furia che anima il
capo di questi criminali, Frank (Benoît Magimel): una
motivazione legata a insospettabili sentimenti.
Cristina è interpretata da una Bellucci coraggiosa nel
mostrare con disinvoltura i suoi anni e ancora più coraggiosa
nel rapporto con il carceriere a cui è stata affidata. Il film,
che visivamente sembra proseguire il lavoro già visto in 'Les
Cinq Diables', tra scenari inquieti e legami familiari
deformati, viene non a caso descritto dalla regista Léa Mysius
come una sorta di versione femminile di 'A History of Violence'.
"È un personaggio molto lontano dalle mie corde mediterranee
- dice all'ANSA Monica Bellucci -, una donna chiusa in se stessa
e, in qualche modo, per interpretarla era importante mostrarne
con verità anche l'aspetto fisico. È una donna su cui il tempo è
passato, non sempre in modo delicato, anche perché questo ci
permette di credere alla sincerità dei suoi sentimenti: una
donna che ha scelto di vivere isolata e che a un certo punto
dice: noi donne, a partire da una certa età, diventiamo
trasparenti".
Anche in 'The Dreamed Adventure' di Valeska Grisebach la
protagonista è una donna: Veska, un'archeologa in una città di
frontiera dimenticata, dove il mondo criminale appare come il
prolungamento naturale del vuoto lasciato dopo il crollo
dell'Est europeo. La stessa Grisebach, nota per il suo cinema
anti-spettacolare e minimalista e per l'utilizzo di attori non
professionisti, ha spiegato che il progetto nasce da incontri
con persone della sua generazione che avevano vissuto in
Bulgaria la fine del blocco sovietico nel 1989.
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