Il tecnico di Trento dopo l'impresa in casa della Virtus capolista: "Non ci facciamo prendere dal panico, giocando a ritmi alti sappiamo che possiamo sempre rientrare. Davanti a tutto c'è la crescita dei giocatori"
Trento è la squadra del momento, salita in zona playoff (7ª) con tre vittorie in quattro partite, le ultime due in trasferta, l’ultima addirittura a Bologna risalendo dal -17. Come si fa a vincere in casa della prima? "Credendoci, avendo fortuna e con la capacità di non farsi prendere dal panico se la partita prende un certo verso: giocare ad alto numero di possessi ci fa prendere break ma ce li fa anche recuperare facilmente. Due difese e tre azioni da sei secondi possono diventare 8 punti. E così non stacchiamo mai". Parola di Massimo Cancellieri, 53enne coach teramano tornato in Italia dopo cinque anni tra Limoges, Strasburgo e Paok: "All’estero non parlando la lingua e non conoscendo tutto quello che accade intorno è più facile, perché ti concentri solo su quello che fai. Mi sto ancora riadattando...".
turbolenze
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Le spalle larghe di un tecnico con questa esperienza, rispetto ad altri profili vagliati in estate, si sono rivelate decisive per gestire le turbolenze di una stagione con grandi alti e grandi bassi: "Quando ho scelto di venire avevo le idee abbastanza chiare su cosa mi era richiesto - dice Cancellieri -. Non è facile ricostruire, e non aiuta farlo dopo una stagione di altissimo livello: quando alzi lo standard e devi ricominciare da capo devi avere la coscienza di quello che succede e non puoi seguire i malumori". Anche perché oggettivamente l’Aquila può vincere bene con tutti e perdere male con tutti: "La squadra ha raggiunto un livello di coesione che le permette di essere abbastanza spavalda. Quando riusciamo a vincere partite non alla nostra portata è perché siamo sfacciati, quando perdiamo quelle alla nostra portata è perché la sfacciataggine non riesce a trasformarsi in solidità".
filosofia
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Serve un passo indietro per ricordare che tutto questo nasce da un progetto tecnico anche estremo ma sicuramente unico in Italia per visione sullo sviluppo di giovani: togliendo Forray, l’età media è di poco superiore ai 23 anni. "DJ Steward, che ha fatto un anno di college, poi la G-League, è l’esempio della filosofia: trasformare qualcuno in cui vedi qualcosa in un giocatore. E c’è un’attenzione particolare su provare a creare giocatori, in prima squadra ne abbiamo già due - Niang e Hassan - che vengono dall’Academy curata da Crespi". È un investimento - che complica la vita nel presente, in vista di risultati futuri - anche l’impegno in coppa: prima di battere la capolista in campionato, Trento aveva battuto la capolista del girone di Eurocup, il Besiktas: "Giocare è meglio che non giocare - è l’idea di Cancellieri -. È giocare che può portare attraverso gli errori alla consapevolezza di essere un giocatore migliore. In alcuni club dove il risultato è prioritario non lo puoi fare. Certe volte ci costa le partite, certe volte ce le fa vincere: in mezzo c’è la crescita del giocatore". Eccolo il manifesto di Trento.


