La caldera dei Campi Flegrei è stata catturata in nuove immagini 3D che raggiungono la profondità di 20 chilometri, una soglia mai investigata finora: si tratta di un importante passo avanti per una migliore comprensione dei meccanismi che governano il vulcano e per lo sviluppo di modelli predittivi più accurati, nell’ottica di un monitoraggio dell’area sempre più completo e raffinato. Il risultato, pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment, è stato ottenuto da un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia.
“Comprendere l’architettura interna del vulcano è essenziale per valutare i processi in atto – dice Roberto Isaia, che ha guidato lo studio – e fornire indicazioni utili alla comunità scientifica e alla gestione del rischio”. Per raggiungere tale obiettivo, i ricercatori hanno utilizzato la tecnica della magnetotellurica, che misura le variazioni naturali dei campi elettrici e magnetici per ricostruire le caratteristiche del sottosuolo: hanno così identificato le zone di accumulo del magma e i canali che potrebbero facilitare la risalita di magma e gas.
“Indagare i Campi Flegrei non è stata solo una sfida scientifica, ma anche logistica e tecnologica: l’area è densamente abitata e soggetta a forti interferenze elettromagnetiche di origine antropica, che rendono l’acquisizione dei dati un’impresa complessa”, commenta Maria Giulia Di Giuseppe, co-autrice dello studio. “La capacità di rilevare zone fino a 20 chilometri di profondità è un significativo passo avanti nella definizione del sistema magmatico flegreo – aggiunge Antonio Troiano, uno dei ricercatori – e delle possibili vie di risalita per il magma e per i fluidi vulcanici”.
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