Cambi di data, arbitro, pressioni e ora la Coppa a tavolino: così l'Africa perde la (già poca) credibilità

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La decisione della Caf (sottomessa a Infantino) di assegnare 57 giorni dopo la finale il trofeo al potente Marocco padrone di casa segna un punto di non ritorno per un movimento già in affanno

18 marzo - 15:04 - MADRID

Il Marocco vince a tavolino, l’Africa insorge. Si ribella contro una decisione politica che non ha nulla di sportivo e che finisce di seppellire la pochissima dote di credibilità che ancora conservava il calcio africano come movimento complessivo. La Coppa d’Africa del 2025 ha segnato per sempre il torneo. Per vari motivi. Il primo: la competizione inizialmente prevista per l’estate del 2025 è stata spostata a Natale per far piacere alla Fifa che aveva lanciato il suo primo Mondiale per Club nelle stesse date del torneo africano. Il secondo: a Rabat la Caf ha deciso di far saltare la biennalità della Coppa d’Africa portando il torneo a cadenza quadriennale, sempre per far piacere alla Fifa. Una decisione che ha travolto la comunità calcistica africana. Il terzo: lo scandalo della finale tra Marocco e Senegal. 

L’ARBITRO

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La nazione che ospitava il torneo doveva vincere a tutti i costi. Per santificare il potere della federazione marocchina, per premiare lo sforzo del Paese, per lanciare la volata all’organizzazione del Mondiale 2030 con annessa la disputa della finale a Casablanca e non al Bernabeu o al Camp Nou. La sera del 17 gennaio, vigilia della finale tra Marocco e Senegal, la CAF ha scelto l’arbitro solo alle 23.30. Circa 20 ore prima del match più importante dell’anno. Di solito per una finale viene comunicato tra 48 e 72 ore prima del calcio d’inizio. La discussione era accesa, e la scelta cadde sul congolese Jean-Jaques Ndala Ngambo. 

L’OCCASIONE

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Che nel finale della finale ha annullato un gol valido al Senegal e offerto un rigore inesistente al Marocco. Poi però Ndala Ngambo ha perso la sua grande occasione: doveva fischiare la fine dando la vittoria al Marocco quando gran parte della nazionale senegalese era rientrata negli spogliatoi per protesta, abbandonando di fatto terreno di gioco e partita. Ndala Ngambo nel pallone ha fatto riprendere la partita, Brahim Diaz ha sbagliato il rigore, Pape Gueye ha dato la vittoria al Senegal ai supplementari. 

in moto

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Persa quell’occasione e con la rabbia crescente per il verdetto disciplinare della Caf del 28 gennaio, che comminava varie squalifiche e ammende a senegalesi e marocchini ma non mutava il risultato della finale, omologandolo, la potente federazione marocchina si è messa in moto per esercitare tutto il suo enorme potere sulla Commissione d’Appello. Finalmente hanno trionfato. Coppa vinta a tavolino, caroselli dei tifosi per le strade del Marocco 57 giorni dopo la finale. 

L’INFLUENZA

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Una decisione politica. La Fifa da anni ha un controllo ferreo sulla Caf, il presidente sudafricano Patrice Motsepe è agli ordini di Gianni Infantino, che a sua volta ha una relazione strettissima col Marocco, tanto a livello sportivo che politico. Dopo il Sudafrica nel 2010 il Marocco ha ottenuto il secondo Mondiale africano, seppur in coabitazione con Spagna e Portogallo. A Casablanca è in costruzione un impianto da 115.000 posti, e non si costruisce un mostro del genere per una semifinale. Il Marocco vuole la finale, e la battaglia politica con la Spagna di Pedro Sanchez è in corso da tempo. Si gioca su vari tavoli, politici e sociali prima che sportivi. 

SCONFITTA INACCETTABILE

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E il Marocco non vuole perdere, non accetta la sconfitta, non sa digerirla. Per questo da Rabat hanno gettato sul terreno di gioco l’enorme influenza accumulata a Zurigo in questi anni. La Federcalcio marocchina si sente europea e in Europa cerca appoggi che possano far pressione sulla Caf. Da qui il pastrocchio che ha portato al primo storico ribaltamento di un risultato sportivo di una competizione internazionale nella storia del calcio. Ora la palla torna in Svizzera, a Losanna, sede del Tas, e non a Zurigo, sede Fifa. Vedremo se il potere di Rabat riuscirà ad arrivare anche lì.

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