Il nuovo allenatore si chiama Antonio come il patrono locale: "Ho subito visitato la basilica a lui dedicata, sono credente e ogni anno vado in visita da Padre Pio. Non abbiamo paura a manifestare le nostre ambizioni"
Si chiama Antonio ed è stato annunciato il giorno del patrono. Non c’era modo migliore per presentarsi a Padova. In una società che guarda in alto e che ha scelto Antonio Calabro per andare sempre più su. Dicendolo senza falsa modestia: in Serie A.
Si è ambientato bene a Padova?
"Ho subito visitato la basilica di Sant’Antonio con la squadra. Sono credente, leggo la Bibbia, ogni anno prima del ritiro vado in visita da Padre Pio. Da noi al Sud l’onomastico conta tanto, visitare questa basilica è sempre stato un mio desiderio. Non sono stato io ad andare dal Santo, ma è come se lui avesse chiamato me qui a Padova".
Lei però è nato per San Lorenzo, il 10 agosto compirà 50 anni: quale desiderio esprimerà?
"Oltre alla salute per la mia famiglia, il desiderio è quello di riuscire a infondere qui, come a Carrara, la mia idea, con tutto l’ambiente che fa un blocco unico e va dalla stessa parte. Il senso d’appartenenza è la base per obiettivi importanti".
Alla nuova proprietà non mancano.
"Sì, ma con grande lucidità. Non mi hanno chiesto la A subito: è un traguardo che abbiamo in testa, ma nei modi e nei tempi giusti, migliorando in tante cose. Il presidente Banzato vuole andare in A per rimanerci, non per fare la meteora".
Cosa l’ha colpita di Padova e del Padova?
"Non c’è paura a manifestare le ambizioni, ma c’è la lucidità per inseguirle. Il direttore Mirabelli trasmette benissimo questa mentalità agli altri".
E la piazza?
"Ho rivisto le ultime partite della scorsa stagione, con la nuova curva che ha spinto la squadra: secondo me c’è stato un Padova pre-curva e uno post-curva. Adesso la squadra sente la città che spinge e trasmette passione. Un po’ quello vissuto a Carrara, anche lì con la curva nuova".
Ha le spalle larghe per una piazza così?
"Penso di essere arrivato nel posto giusto al momento giusto, con la gente giusta. La cosa davvero impegnativa sarà far andare tutti dalla stessa parte quando le cose non andranno bene. Se lo faremo, migliorerà il Padova e migliorerò anche io".
Lei ha già vinto Eccellenza, Serie D e Serie C.
"Due volte l’Eccellenza, più una Coppa Italia di C con la Viterbese, contro il Monza. Le categorie me le sono sempre guadagnate, a parte quel debutto a Carpi in B: mi sono salvato e mi è dispiaciuto non essere rimasto in categoria, ma mi sono rimesso al lavoro e l’ho riconquistata sul campo".
La sua squadra sembra ancora incompleta.
"Però sappiamo cosa fare: c’è un mercato in fermento, non abbiamo fretta. Serve pazienza, ma so che a inizio campionato saremo competitivi. Starà a me inserire i nuovi in poco tempo".
In quanti si giocheranno la Serie A?
"In tanti. Le tre retrocesse, il Palermo sempre, la Samp per come si muove, il Catanzaro finalista dei playoff e il Modena con l’Avellino, tutti ambiziosi. E occhio a una neopromossa come il Benevento".
Tra Padova, Vicenza e Verona sarà un mini-campionato all’interno del Veneto.
"Non succedeva da un bel po’, ma l’anno scorso a Carrara i ricordi più belli sono stati nei derby...".
Nel torneo scorso in Serie B sono stati premiati i tecnici più coraggiosi: sarà ancora così?
"Il calcio va nella direzione del coraggio. Servono giocatori giovani che saltano l’uomo e hanno gamba, così la squadra ne guadagna".
Cos’è per lei il coraggio?
"Calma: il coraggio può non farti vedere i pericoli. Per me conta di più la mentalità, soprattutto in B: così puoi avere una squadra sbilanciata, ma sempre capace di trovare in fretta l’equilibrio".
Ci sono ben sette allenatori debuttanti: lei con 118 panchine in B è quasi un veterano...
"Anche in A l’età media si è abbassata, però Gasperini rimane il più innovativo di tutti. Quindi non conta l’età, ma le idee. Faccio la B solo da tre anni, ma ho cambiato tante cose nel mio modo di lavorare. Lo richiede il calcio che cambia".
A proposito di veterani: ha tagliato lei il Papu?
"No, è nel progetto societario. Volevamo ringiovanire una squadra che è stata la seconda per età media l’anno scorso. Il Papu l’ho conosciuto, ma abbiamo parlato solo di Gasperini: comunque mi è sembrato un ragazzo umile e perbene".
Con lui non succederà come tre anni e mezzo fa in Puglia, quando un giocatore fece sparare alla sua auto perché non lo faceva giocare...
"Lasciamo perdere...".
Al limite ci penserà la Bibbia.
"Io studio molto, leggo e mi aggiorno. Ma mi rendo sempre più conto che nella Bibbia c’è tutto".


