C'è anche la Cina nella corsa agli impianti cerebrali: NeuroXess sfida Neuralink

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Da un lato l'occidente con Neuralink, dall'altro l'avanzata delle tecnologie cinesi. Come scrive il Financial Times, la startup di Shanghai, NeuroXess, ha annunciato progressi nello sviluppo delle sue interfacce neurali, pensate per collegare il cervello umano ad un computer.
    È il campo in cui è specializzata Neuralink, fondata da Elon Musk, che lo scorso maggio ha permesso ad un uomo impossibilitato a muoversi e parlare a causa della Sla di realizzare un video per YouTube col pensiero, doppiandolo con l'intelligenza artificiale.
    Il Financial Times ricorda come lo scorso anno Pechino abbia designato le interfacce neurali come settore strategico, "pubblicando una tabella di marcia che prevede lo sviluppo di due o tre aziende di caratura mondiale entro il 2030".
    Come spiega il media, a differenza del sistema di Neuralink, che prevede l'inserimento di filamenti microscopici direttamente nei tessuti cerebrali, l'impianto cinese utilizza una rete flessibile di poliimmide e metallo che si appoggia sulla superficie della corteccia. Questa tecnologia, non invasiva per i tessuti, evita la formazione di cicatrici e infiammazioni, seppur con una velocità di trasmissione dei dati dimezzata rispetto ai test statunitensi. I primi pazienti sono riusciti a controllare con un sistema NeuroXess il cursore di un computer e a comunicare pochi giorni dopo l'intervento. Molte aziende e università negli Stati Uniti e in Europa stanno sviluppando interfacce a comunicazione interconnessa, conosciute come "bci".
    Un recente ingresso nel settore è Merge Labs, con un finanziamento di 250 milioni di dollari da investitori tra cui Sam Altman e OpenAI. Il fine è sviluppare una tecnologia a ultrasuoni per interagire con il cervello.
   

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