Il piano dell'olimpionica Federica: surf, poi forse sotto i ferri. "L’obiettivo è allenarmi in Argentina d’estate"
Milano, la Valle D’Aosta, Madrid e poi ancora Milano. È una Federica Brignone che triangola volentieri fra gli impegni, quella che sorride tra i ragazzi di via Tortona, a pochi passi da dov’è nata, per una settimana cuore pulsante della Design Week. Ora davvero la riconoscono tutti, da che in febbraio ha impressionato l’Italia con una delle più grandi imprese dello sport italiano, il duplice oro olimpico a Milano Cortina, a meno di un anno dal grave infortunio patito alla gamba sinistra. Per questo davanti al “Fuorisalotto” di Caffè Borbone c’è già un buon numero di persone radunate in attesa di incontrarla, quando accetta di raccontarsi, tra presente e futuro. "Da atleta" sottolinea.
Federica, una sera è a Madrid al tavolo con Sinner e Bebe Vio, un’altra tra gli eventi milanesi. Ma lo sci?
"Sono perfettamente a mio agio tra tutti questi impegni, d’altronde è l’effetto che fa l’oro olimpico. Ma la verità è che non vedo l’ora di tornare a fare l’atleta, ho detto anche dei 'no' nell’ultimo periodo perché voglio curarmi bene, fare più fisioterapia a Torino".
Come si immagina, allora, da adesso alla prossima estate?
"Adesso vado in vacanza, devo recuperare il surf camp con i miei amici che è saltato l’anno scorso. A fine maggio faremo il punto per vedere quanto è migliorata la gamba e riprenderemo con le infiltrazioni per ridurre l’infiammazione, a quel punto potrei anche operarmi (per rimuovere la placca dal ginocchio sinistro, ndr). L’obiettivo è partire per l’Argentina con il resto della squadra ad agosto, se voglio fare ancora la sciatrice mi vedrete là".
Ha più sciato dopo l’ultima gara di Andorra?
"Ho messo un giorno gli sci da turismo e un altro quelli da scialpinismo, ma è stato devastante".
Davide, suo fratello e allenatore, cosa le ha detto?
"Lui come Sbarde (lo skiman Mauro Sbardelotto, ndr) e tutto il team mi hanno già spiegato che se torniamo a lavorare insieme, è per farlo bene. Chiaramente non sarà possibile fare ancora l’atleta polivalente, devo scegliere se insistere sul gigante dove faccio di più la differenza, o le discipline veloci. Il problema è che il superG senza la discesa non si può fare, ma i salti sono la parte più tosta per la mia gamba e quindi dovrò valutare se andare in una direzione o nell’altra. O se fare semplicemente meno tappe di Coppa del Mondo. Ma prima voglio stare meglio".
Tra lei e Goggia, in discesa, è spuntata un’altra azzurra, Laura Pirovano. Sarà lei nella velocità l’atleta da battere la prossima stagione?
"Laura è molto costante e solida, sa essere scorrevole e tecnica allo stesso tempo. Ma si sa che ogni stagione fa storia a sé: se Emma Aicher impara a stare in posizione diventa difficile da battere".
Aicher è un’eccezione. In generale le nuove leve appaiono annoiate, mentre lei ha ancora un’energia invidiabile.
"Forse perché a me non è stato imposto di fare la sciatrice. Sono stata bambina e adolescente prima di fare questa vita, ma l’adrenalina che mi danno certe sfide non ha eguali. Nelle ultime due stagioni ho raggiunto il mio massimo ed è il percorso più bello che fatto nella mia vita. Certo, non avrò milioni di follower sui social come magari quelli che non fanno niente, eppure mi diverto a fare quello che faccio".
Anche Sinner è come lei.
"È vero, ha una grande passione per il tennis e per le sfide in generale, oltre che una incredibile voglia di riuscire in tutto quello che fa. A Madrid abbiamo passato la serata a scherzare, mi ha detto che suo fratello non vuole più giocare a tennis con lui e gli ho detto 'ci credo, sei una roba assurda, manderesti chiunque fuori testa'. Però ci siamo ripromessi, con lui e con Musetti, di andare a sciare insieme una volta, sono delle belle persone con cui si sta davvero bene".
Sinner nel tennis e lei nello sci. Parliamo di numeri 1.
"Numero 1 nello sci è chi vince la Coppa del Mondo, non l’Olimpiade. Poi se conquisti anche l’oro olimpico benissimo, però non fa di te il miglior sciatore del pianeta. Quindi l’obiettivo è essere di nuovo la migliore in Coppa, potenzialmente sono ancora una delle più forti e se starò bene rappresenterò un pericolo per tutte, questo lo so per certo".
E quando sarà il momento di smettere, cosa ne farà di tutto questo entusiasmo?
"Sicuramente non insegnerò, non ho questa vocazione. Mi piacerebbe molto rimanere nell’ambito sportivo e viaggiare, sono sempre stata un po’ vagabonda di famiglia e mi considero brava nell’organizzazione".
Ma casa, per lei, dov’è?
"Ovunque nel mondo. Anche se ci sono persone e luoghi che mi fanno sentire a casa, provo una sensazione di vero benessere solo quando torno in Valle d’Aosta. Purtroppo negli ultimi due anni, tra gare e infortunio, non sono riuscita quasi mai a tornare e mi manca da morire. Spero almeno che l’estate prossima riuscirò a godermela un po’".


