Pulisic in crisi, McKennie vola: le due facce dell'America di Milan-Juve

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Domenica a San Siro sfida nella sfida tra compagni di nazionale, prima del Mondiale: il rossonero non ha ancora segnato nel 2026, il bianconero si gode lo status di imprescindibile

Marco Pasotto e Fabio Russo

22 aprile - 12:26 - MILANO

Sarà l’ultima volta da avversari, in questa stagione. Quando Milan-Juve sarà conclusa, Christian Pulisic e Weston McKennie si ridaranno appuntamento in ritiro con la nazionale, nello stesso spogliatoio, con lo stesso allenatore, in un Mondiale da giocare e gustarsi in casa propria. Prima, però, c’è da sigillare l’ingresso in Champions e l’incrocio del Meazza racconterà molto in questo senso. Christian e Weston saranno la classica sfida nella sfida. Non che sia la prima volta: si sono affrontati (considerando le partite in cui hanno messo piede in campo) già in dieci occasioni tra Bundesliga (uno giocava nel Dortmund, l’altro nello Schalke) e panorama italiano. Un bilancio sostanzialmente in parità, nessuno dei due ha mai bullizzato l’altro (se escludiamo un 4-0 del Chelsea sulla Juve in Champions nel 2021).

qui christian

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La partita di andata a Torino è finita senza gol, ma il Milan era uscito dallo Stadium con la sgradevole sensazione dell'occasione persa. Un rammarico di cui Pulisic era parte integrante, avendo sbagliato un rigore a inizio ripresa. Era stato perdonato subito, perché il Pulisic di quel periodo aveva rapporti molto stretti col gol e arrivava da quattro reti nelle quattro partite precedenti. Sì perché c'è un Christian del 2025 e uno del 2026, e sembrano parenti alla lontana. Fino a dicembre il fantasista rossonero è riuscito a mettere insieme otto gol, con una media clamorosa di uno ogni 74 minuti. Poi è calato il buio, i gol sono spariti e sono arrivati problemi a raffica. Di natura fisica (prima una lesione muscolare, poi un affaticamento, infine la borsite), di natura personale (lo screzio, non così lieve, con Leao per incomprensioni di campo), di natura privata (la ex fidanzata Alex Melton l'ha tirato in ballo sui social), di natura contrattuale (dialogo col Milan totalmente in stallo da mesi) e anche di natura nazionale, con il ct Pochettino che ha deciso di togliergli la fascia da capitano, senza nessuna garanzia di riconsegnargliela in tempo per il Mondiale. Christian nel 2026 ha messo in fila una serie di prestazioni opache, risentendo evidentemente di tutte queste situazioni. Resta ovviamente uno dei massimi punti di riferimento per Allegri, ma per blindare definitivamente la zona Champions serve il suo ritorno al gol. Possibilmente già da domenica sera, sarebbe un ottimo modo per farsi perdonare il rigore dell'andata...

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Da precario a imprescindibile. Con l’arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina della Juve Weston McKennie ha conquistato quel ruolo centrale nella squadra bianconera che mai era riuscito ad avere nel quinquennio precedente. La sua duttilità, la capacità di attaccare gli spazi, il sorriso stampato sul viso e la voglia di mettersi a disposizione hanno conquistato l’ex ct della Nazionale, che ne ha fatto il perno della sua rivoluzione: trequartista quando c’era bisogno di riempire l’area, esterno destro di centrocampo quando la necessità principale era limitare gli avversari. Mai un ruolo fisso, come da enciclopedia del calcio liquido spallettiano. Quella che prima era una mancanza, nel nuovo corso tecnico si è trasformata in una virtù. “Luciano è Il miglior allenatore che ho avuto in carriera”, ha detto non a caso senza mezzi termini Wes, sempre titolare con il tecnico di Certaldo (al netto della squalifica contro l’Atalanta) e capace di realizzare 9 gol e fornire 8 assist nelle 32 partite nella nuova gestione juventina. E pensare che con Tudor in panchina era rimasto a secco di reti tra l’anno scorso e quest’anno e, nelle prime 11 gare stagionali, era partito dall’inizio in poco più della metà (6). Così, il “maghetto”, com’è soprannominato per la sua esultanza in cui mima di muovere una bacchetta magica, ha riconquistato con continuità la maglia della nazionale Usa, con cui è tornato a segnare (pur nel 2-5 subito dal Belgio) a distanza di 3 anni dall’ultima volta. Ma, soprattutto, si è guadagnato il posto fisso alla Juve, grazie a un rinnovo di contratto da 4 milioni fino al 2030.

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