Brignone, e ora? Olimpiade a rischio: infortunio complesso, 10 mesi per tornare al top

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Federica salterà la preparazione estiva: se dovesse farcela, come arriverà a Milano Cortina? L'ortopedico: "Quell’area deve sopportare i cambi di direzione"

Riccardo Crivelli

Giornalista

4 aprile 2025 (modifica alle 00:11) - MILANO

La donna dei Giochi. Un’investitura che Federica Brignone si è guadagnata in tutta la carriera, al top da un decennio, ma soprattutto in questa stagione dominata con gli artigli della tigre. La seconda Coppa del Mondo e due trofei di specialità (discesa e superG) a un anno dall’Olimpiade in casa costituivano il meraviglioso lasciapassare per il paradiso a cinque cerchi, una proiezione dorata verso l’appuntamento della vita, per di più in casa. Aggiungendovi pure la perla, a gennaio, del successo in superG sull’Olimpia delle Tofane, la pista che ospiterà le gare olimpiche e dalla quale era sempre stata respinta. 

Pericolo Giochi

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Pareva un segno del destino, ma il fato le si è rivoltato contro in una placida mattina di aprile mentre stava dominando il gigante degli Assoluti: il braccio che impatta il palo, Federica che va in extra-rotazione con una pressione innaturale sulla gamba sinistra. Crac. Che è il rumore di un sogno che si incrina pericolosamente, anche se non bisogna mai sottovalutare le capacità di recupero e l’orgoglio di una campionessa. A guidarci tra i rischi di un infortunio sicuramente complesso è il dottor Loris Perticarini, ortopedico alla Fondazione Poliambulanza e Brescia e collaboratore del JMedical a Torino: "Una frattura pluriframmentata, cioè con l’osso che si spezza in più punti e pure con l’interessamento del legamento, presenta ovviamente una gravità maggiore rispetto a quella composta, anche perché in quell’area l’articolazione si innesta sulla cartilagine".

Ma fin dal momento in cui il tam tam della caduta di Federica ha cominciato a popolare le news dei siti di informazione, una sola domanda corre sulla bocca degli appassionati: che tempi di recupero sono previsti? Ancora Perticarini: "Una persona normale torna a camminare dopo tre-quattro mesi. Ma qui c’è pure una rottura dei legamenti e stiamo parlando di una campionessa che deve performare al massimo e quindi ritrovare la condizione ottimale. Tra l’altro, il piatto tibiale e la testa del perone nello sci devono sopportare i cambi di direzione repentini delle curve, dunque i tempi per raggiungere il top si allungano per forza. In definitiva, permettetemi di dire che dipende da quanta voglia ha l’osso di guarire". L’intervento chirurgico è l’unica soluzione per risolvere la rottura, a cui poi seguirà ovviamente la delicata fase del recupero e della riabilitazione: "Nell’osso viene inserita una placca con delle viti per stabilizzare la zona infortunata, ma non si procede all’immobilizzazione con il gesso: e dopo una fase di scarico, si potrà cominciare con i lavori di carico". E se sarà ai Giochi, come ci arriverà? Serve Fede. Ora più che mai.

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