Biglietti, video, prenotazioni e servizi di trasporto: l'IA alimenta il Mondiale delle truffe

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Grazie all'intelligenza artificiale generativa sempre più criminali sono in grado di creare pagine web indistinguibili da quelle ufficiali, produrre mail personalizzate in decine di lingue e realizzare contenuti completamente falsi con volti e voci di giocatori famosi

Le magie di Messi, l'inseguimento di Haaland e Mbappé, la passione per il soccer che cresce assieme all'entusiasmo negli stadi, ma chi si occupa di cybersecurity e chi sorveglia nelle agenzie governative sta osservando un fenomeno diverso, prevedibile ma preoccupante: il falso che si insinua fino a diventare vero anche nel variegato mondo che gira intorno al Mondiale. La Coppa del Mondo 2026 è diventata il primo grande evento sportivo mondiale in cui l'intelligenza artificiale viene utilizzata su larga scala e non solo per scopi lodevoli: a volte è lo strumento che serve per truffare tifosi, viaggiatori, consumatori poco attenti. Nell'ultimo Mondiale in Qatar ci si limitava a un vecchio classico, le frodi riguardavano soprattutto siti falsi e biglietti contraffatti, ma la tecnologia si evolve senza limiti e l'IA permea ogni anfratto della società, sport compreso. Grazie ai sistemi di intelligenza artificiale "generativa", insomma, sempre più criminali sono in grado di creare pagine web indistinguibili da quelle ufficiali, produrre mail personalizzate in decine di lingue e, ovviamente, realizzare video completamente falsi con volti e voci di giocatori famosi. Il fenomeno inquietante è stato oggetto di un'interessante inchiesta negli Usa del magazine Wired: uno dei problemi più diffusi riguarda proprio i falsi portali di vendita biglietti. I siti vengono, infatti, costruiti usando modelli linguistici e generatori grafici che replicano alla perfezione loghi, layout e linguaggio della Fifa. Spesso e volentieri si scopre l'arcano soltanto dopo aver effettuato il pagamento e addio ai propri denari.

vero/falso

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L'altra parte della denuncia riguarda i cosiddetti "deepfake", i video fasulli. Negli ultimi mesi ne sono comparsi online di ogni tipo, apparentemente autentici: scorrono in loop calciatori, influencer e celebrità che invitano i tifosi a partecipare a concorsi esclusivi o a cliccare su link per vincere biglietti. Ovviamente tutto realizzato con software di ultima generazione in grado di clonare voce e volto in pochi minuti e amplificato dalla velocità dei social: sarà sempre troppo tardi, un video falso può accumulare milioni di visualizzazioni prima che venga verificato o rimosso. In questa collisione tra calcio e IA sta un'altra tendenza, il cosiddetto "travel scam": si sfrutta l'enorme flusso turistico verso l'America per il Mondiale per creare falsi annunci Airbnb, finte prenotazioni alberghiere e servizi di trasporto inesistenti. Anche in questo caso è infiocchettato per bene: l'AI consente di generare recensioni credibili, fotografie realistiche e pure conversazioni automatiche con le vittime. Tu pensi di stare interagendo con un operatore umano, ma dietro c'è il solito chatbot progettato per fregare il tifoso di turno e indurlo a versare una caparra.

alzare le antenne

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Secondo gli osservatori della European Broadcasting Union, grande alleanza mondiale di emittenti di servizio pubblico, il problema non è, comunque, solo economico ma anche informativo, culturale, mediatico. Un esempio? Circolano immagini che mostrano presunti scontri tra tifosi, scene di violenza mai avvenute oppure tifose diventate improvvisamente virali perché generate da software di image generation. La parte finale del discorso sfiora quasi la sociologia, ha a che fare con la risposta dell'appassionato pronto a difendere il prodotto mondiale: per la prima volta i tifosi non sono soltanto consumatori di informazioni, ma diventano loro stessi quelli che verificano le info. Fanno l'ormai famoso fact-checking, si impegnano quando possibile a rimettere insieme pezzi di verità: su Reddit, TikTok e X stanno nascendo, infatti, comunità che passano al microscopio questi contenuti. Analizzano dettagli delle immagini, confrontano ombre, sfondi, loghi e movimenti delle labbra: i contenuti "sintetici" difficilmente passano il loro tribunale. Insomma, se Qatar 2022 è stato il primo vero Mondiale popolato dagli influencer, in questo del 2026 bisogna alzare le antenne e imparare a distinguere il vero dal falso per non rimanere fregati.

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