Il weekend del Mugello ha certificato la superiorità della moto di Noale ai danni della rossa, che in Toscana, tranne che nel 2021, vinceva ininterrottamente dal 2017. E il primato di 368,6 km/h stabilito da entrambi i piloti in nero è stato la ciliegina sulla torta
1 giugno - 14:47 - SCARPERIA (FIRENZE)
La presa della fortezza del Mugello è uno di quegli eventi che su un manuale di storia sarebbe scritto in neretto. La classica data e il classico evento da memorizzare, simboli, spartiacque tra due fasi, se non proprio tra due ere. I neri hanno conquistato la collina, la signoria dei rossi di Borgo Panigale dopo nove anni è terminata. Questa almeno è la sensazione. Perché è vero che dal 2017 ad oggi il dominio non è stato proprio, proprio incontrastato: nel 2021, sulle colline toscane, aveva trionfato la Yamaha di Fabio Quartararo. Ma quello poteva essere rubricato come episodio, quanto accaduto ieri no. Non una doppietta così schiacciante come quella che hanno piazzato Marco Bezzecchi e Jorge Martin. Non una gara in cui tutte e due le RS-GP principali, nel momento decisivo, hanno fumato via, nel più simbolico e significativo dei sorpassi, la Desmo di Bagnaia. Non una qualifica in cui ai due cavalieri neri di Noale si è aggiunto, in prima fila, Raul Fernandez sull’altra RS-GP dalla livrea celeste Steve McQueen.
feudo rosso
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Da quasi un decennio il Mugello era un feudo Ducati, per tre anni è stata casa di Bagnaia. E già il sorpasso in famiglia subito da Pecco lo scorso anno, ad opera di Marc Márquez, era stato una specie di proclama. Ma si trattava pur sempre di conti da regolare all’interno della stessa casata. Tra venerdì e ieri invece c’è stato il regime change, certificato dai risultati, dalla classifica, sulla quale tra i due dell’Aprilia non è che sia cambiato granché, giacché in definitiva hanno ballato tre punti a favore del Bez, ma nei confronti della Ducati qualcosa di nuovo c’è stato, eccome: i due in nero hanno allungato ancora. Per non parlare della classifica piloti e di quella, impietosa, dei team, nella quale l’Aprilia ha più del doppio dei punti che è riuscita ad accumulare Borgo Panigale: 329 a 153. E considerando le condizioni fisiche dei fratelli Márquez, la gara difficile di ieri di Fabio Di Giannantonio, al netto della gran domenica di Bagnaia, diventa sempre più difficile immaginare che il campionato possa non essere una questione privata tra il Bez e Jorge, tra i due dell’Aprilia.
velocità indiscutibile
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Si dirà che il Mugello è a suo modo uno stato dell’anima motociclistica italiana, ma che in fondo solo due settimane prima a Barcellona le cose erano andate all’esatto contrario. È vero, ma erano anche state frutto di una domenica convulsa, con tutta la paura provata, i tanti ritiri e quelle tre partenze. Nel Gran Premio d’Italia la doppietta di Noale, la quarta in sette Gran Premi del 2026, è stata indiscutibile, frutto della performance. I primi due posti, Bez e Jorge, se li sono conquistati con quei sorpassi citati. E avevano cominciato a costruirseli sabato: lo dice chiaro il tempo record in qualifica staccato da Marco Bezzecchi, primo uomo di sempre a scendere sotto l’1'44" lungo le colline toscane. Lo ribadisce il record di velocità, quei 368,6 km/h che ha raggiunto prima Martin e che ha replicato, esattamente identico, poco dopo Bezzecchi. Ecco, questo dato, più di tutti, la dice lunga. Lo ha sottolineato lo stesso direttore tecnico dell’Aprilia, Fabiano Sterlacchini: "Il primato di velocità lo abbiamo fatto con tutti e due i piloti". Chi vuole capire, capisca: Bez e Jorge sono forti, certo, non ci sono dubbi, ma se tutti e due raggiungono la velocità più elevata mai registrata nella storia del motociclismo, significa che ad andare forte è l’Aprilia. In questo momento, certamente più della Ducati.



