L'azzurro, agli ottavi del Roland Garros, sembra rinato. Merito anche del coach svedese: "Tutti i giorni mi dice che sono uno dei giocatori più forti del mondo"
31 maggio 2026 (modifica alle 17:23) - PARIGI
Galeotta fu la Laver Cup. È lì che nel 2021, anno della sua prima convocazione, Matteo Berrettini si ritrova a lavorare fianco a fianco con Thomas Enqvist, l’ex n.4 del mondo che a quei tempi è vice capitano del Team Europa dopo un’esperienza da coach con Fernando Verdasco nel 2014. Scatta l’empatia ("Thomas è una persona super con cui avevo già avuto modo di relazionarmi in Laver Cup. Ci eravamo trovati molto bene") e così alla fine del 2025, quando Matteo sta provando a uscire dall’ennesimo tunnel di dubbi e tormenti legati a una sequela infinita di infortuni ed è alla ricerca di un super coach che possa affiancare Alessandro Bega, il pensiero corre allo svedese finalista in Australia nel 1999, sconfitto da Kafelnikov.
I DUBBI PERSONALI
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L’ingresso nel team viene ufficializzato a marzo di quest’anno, prima di Indian Wells. The Hammer non è alla ricerca di un allenatore che ne reimposti i parametri tecnici: anche durante i numerosi stop and go dovuti ai problemi fisici, non ha mai perso la qualità del suo gioco e la palla ha sempre viaggiato con velocità e pesantezza. Semmai, bisogna dare continuità al ritmo di campo, provare a mettere un argine alla tendenza ad infortunarsi, soprattutto agli addominali, e restituire fiducia mentale a un campione che è stato finalista a Wimbledon e n.6 del mondo ma che ha pensato pure di smettere, macerato dall’incertezza di non poter più tornare a livelli di eccellenza. Adesso, dopo la partita più lunga in carriera (5 ore e 13 minuti) nella quale ha annullato due match point a Comesana nel tie-break decisivo, quei momenti tornano alla mente sotto un’altra luce: "Dubbi su di me gli altri li avevano già quando avevo 12 anni: mi guardavano e dicevano ‘ma dove va? questo pesa 20 kg’. Ho i peggiori test fisici di Tirrenia di sempre, nessuno avrebbe scommesso un euro su di me, quindi sui dubbi dall’esterno sono abituato. Dentro è stato più complicato: non ho mai dubitato del mio tennis, ma a volte ho dubitato del mio corpo, mi dicevo ‘forse non riesco a fare questa cosa con la continuità necessaria’ e qualche dubbio ti viene".
L’UOMO DELLA FIDUCIA
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Proprio qui entra in gioco Thomas Enqvist, che in fondo ha deciso di mettersi in gioco esattamente come Berretto: "Stiamo lavorando tanto sul fatto di riportare buone energie in campo – ammette Matteo - di pensare positivo, di avere tanta fiducia nel mio tennis, in quello che ho fatto, in quello che farò e in quello che faccio. Thomas mi ha dato la fiducia che mi mancava. Tutti i giorni mi dice che sono uno dei giocatori più forti del mondo e non lo fa per caso, ma perché lo vede: vede la qualità della palla, il servizio quando sto bene, vede che sono forte. Non do per scontato che questo arrivi da una persona che è con me da poco". E un aneddoto sul match racconta bene il feeling maturato tra loro due: "Dopo aver perso il terzo set, Thomas mi ha detto: ‘il quarto è il nostro set’, continuando a darmi fiducia; è qualcosa che va oltre dritto e rovescio". Intanto il Martello è tornato prepotentemente nei primi 100 (ora è n. 74 virtuale), ha riscoperto il sapore della seconda settimana a Parigi dopo cinque anni e negli ottavi giocherà da favorito contro Juanma Cerundolo, il giustiziere di Sinner suo malgrado. Il quadro svedese.




