L'ex bomber viola è negli States per il Mondiale: "L'Argentina gioca come se non avesse vinto nulla, vedo una finale con la Francia. Lautaro o Alvarez? Lasciarne fuori uno è ingiusto, decide Scaloni"
Gabriel Omar Batistuta a 57 anni è un uomo che pascola le mucche a Reconquista, gira il mondo con la Fifa e guarda il calcio con sereno distacco. Forse è stato così intenso da calciatore che, dopo il ritiro, ha dovuto lasciare spazio a un uomo diverso. Bati aveva la dinamite nel piede, ora ha due pezzi di titanio nelle caviglie e insomma, non è la stessa cosa. Solo l’amore per l’Argentina non è cambiato, così tanto amore che quando sente la domanda più banale – Maradona o Messi? – si scandalizza, come se gli stessi chiedendo di scegliere tra la mamma e il papà. L’Argentina gioca contro Capo Verde e, diciamolo, è il sedicesimo più semplice di tutti.
Tutto sereno?
“Calma... voi italiani non potete parlare di partite facili”.
Colpito e affondato: buona battuta. Seriamente...
“Seriamente, io sono fiducioso ma non tranquillo. Una cosa è la fase a gruppi, un’altra quando giochi per andare avanti o a casa. Tutti parlano ma dimenticano che il calcio è correre dietro a una palla, che a volte colpisce il palo e non sai se andrà dentro o fuori”.
Cosa colpisce di questa Argentina?
“Che i ragazzi, anche se sono campioni del mondo, sono venuti qui come se non avessero vinto nulla. Questo è difficile da fare nel calcio”.
Qual è il segreto di Scaloni?
“La squadra con lui sta bene. Diciamo la verità, questo è calcio, non bisogna studiare come per andare sulla luna. Se allenatore e squadra hanno un buon rapporto, è una grande conquista: tutti seguiranno le sue idee. E Scaloni ci sta riuscendo”.
Da che cosa si capisce?
“Non gioisce mai più di quanto deve e non si arrabbia mai più del dovuto. Così tiene il gruppo unito”.
A volte però scegliere non è facile. Lautaro o Alvarez? Lautaro non merita di continuare a giocare?
“Se sta facendo bene, è giusto che giochi, vero. Certo, anche Julian Alvarez è fortissimo e meriterebbe perché è campione del mondo. È inevitabile: se togli uno dei due, sembra ingiusto in ogni caso. Decide Scaloni”.
Un giudizio sul Mondiale?
“Molto bello. Se devo scegliere, mi sono piaciuti lo stadio di New York e il rituale prepartita. Vedere tutti i giocatori che cantano l’inno, non solo i titolari, è molto bello. E le bandiere giganti mi emozionano”.
Facile facile: chi vince?
“Da due anni dico che la finale sarà ancora Francia-Argentina e non cambio idea. L’ho detto anche a Telemundo, per cui commento le partite: mi trovo molto bene, sono bravi e mi godo il Mondiale”.
La Francia sembra ancora più forte: serviranno altri miracoli del Dibu Martinez.
“Tutti ricordano le parate del Dibu ma dimenticano che nel primo tempo l’Argentina ha passeggiato”.
Che dire del brutto Mondiale del Loco Bielsa?
“L’Uruguay è stato eliminato ma lui resterà sempre l’allenatore più importante per me. Mi ha insegnato tutto. Se si giudicasse tutto solo dai risultati sarebbe triste e sbagliato, no?”.
Kane, Haaland, Messi: il Mondiale degli attaccanti.
“Sì, il primo giorno ho detto a Telemundo che per diventare capocannoniere sarebbero serviti 9-10 gol e... avevo ragione. Certo, è anche il Mondiale dei portieri. È come i bambini al parco, vogliono tutti fare l’attaccante o il portiere. Bello vedere che hanno fatto benissimo anche portieri delle piccole, come Vozinha o Gill. Il Mondiale è anche questo”.
Quanti gol avrebbe fatto Batistuta oggi?
“Non lo so, di sicuro avrei giocato un paio di anni in più, con tutti i calci che ho preso”.
Le frasi del passato non si dimenticano: “Ho pensato di farmi amputare le caviglie”. Come va ora?
“Meglio, non ho più quei pensieri perché ho fatto la protesi totale delle due caviglie. Ora ho due caviglie artificiali, in titanio, e mi fanno molto meno male”.
Con caviglie in titanio si possono fare due tiri?
“Non posso correre ma posso giocare a calcio. Diciamo che gioco da fermo...”.
Che cosa le manca dei tempi da calciatore?
“Nulla. Io non mi sono divertito a giocare a calcio, un po’ per i dolori, un po’ perché sapevo che la gente pagava per vedermi. Non mi permettevo di divertirmi. Quando facevo gol, lo sentivo come una responsabilità, di offrire lo spettacolo migliore. E poi io non sono nato Maradona, ho dovuto lavorare”.
Che fa quindi ora Gabriel Batistuta nella vita?
“Sono stato rigido con me stesso per 40 anni, ora vivo ciò che mi rimane con allegria. Come tutti, non so quanto durerà. Ho le mucche in campagna, a Reconquista, la mia città, di solito le gestisco ma a volte serve prendermene cura direttamente e lo faccio. Poi viaggio con le Fifa Legends, ed è molto bello”.
La Fiorentina, a distanza, che effetto fa?
“La seguo ma mi sono staccato un po’ dalla Fiorentina. So che hanno preso Fabio Grosso e so che negli ultimi anni ha fatto bene. Tornerò a Firenze per la festa dei 100 anni della società, più avanti in estate”.
Firenze è cambiata. Pensandoci, era più facile vivere allora o oggi?
“Non fatemi fare filosofia, dai, devo andare...”.
Va bene, l’ultima domanda, il classico argentino: Messi ha superato Maradona?
“Ehi, mi avevano detto che era un’intervista seria, non banale. La verità è che questa domanda ce la facciamo anche noi... e non abbiamo una risposta”.

