Basta tiki taka e falso nove, il Mondiale riscopre difesa e centravanti

1 ora fa 1
 Erling Haaland #9 of Norway celebrates scoring his team's first goal during the FIFA World Cup 2026 Group I match between Iraq and Norway at Boston Stadium on June 16, 2026 in Foxborough, Massachusetts.   Justin Setterfield/Getty Images/AFP (Photo by Justin Setterfield / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

mondiale

Contenuto premium

In attesa che si entri nel vivo, le prime impressioni dal torneo: le "piccole" non cercano più un calcio offensivo, il possesso palla è meno decisivo e così la punta centrale è tornata fondamentale per fare gol 

Dal nostro inviato  G.B. Olivero

19 giugno - 18:50 - ATLANTA (GEORGIA, USA)

La bellezza del Mondiale sta anche nel confronto di stili, inevitabile visto che sul palcoscenico del più importante spettacolo calcistico del pianeta salgono protagonisti provenienti da tutti i continenti. Ciascuno con il proprio bagaglio tecnico e tattico, magari arricchito dalle positive esperienze fatte in Paesi diversi e con allenatori che seguono un’idea di gioco differente. È molto presto per trarre conclusioni: ci si aspetta ad esempio che le squadre europee migliorino il loro bilancio, fin qui negativo, e che il gap tra le nazionali più forti e quelle meno competitive emerga in modo più chiaro di quanto accaduto finora, salvo qualche eccezione. Di sicuro non ci sono quasi più squadre sprovvedute dal punto di vista tattico. E si è assistito a una perentoria retromarcia rispetto a quanto si vedeva anche solo pochi anni fa. C’è stato un periodo, infatti, in cui pure le nazionali “piccole” cercavano di giocare in modo più offensivo, di non chiudersi in difesa, di esprimere una certa modernità calcistica anche a costo di prendere qualche imbarcata. Adesso non è più così, si è tornati a proporre una grande attenzione difensiva. È finito il tempo in cui ci si vergognava di parcheggiare il pullman davanti alla porta, il blocco basso viene considerato quasi un virtuosismo tattico se si riesce a proporlo nel modo giusto. E questo rende più interessanti le partite, magari meno spettacolari per chi giudica soprattutto in base al numero di occasioni e di gol, ma sicuramente meno scontate. Se Capo Verde avesse mostrato un atteggiamento diverso contro la Spagna, come sarebbe finita la partita? Probabilmente con un largo successo della squadra di De la Fuente. E invece, proprio grazie all’ottima interpretazione difensiva degli africani, il lungo possesso palla spagnolo non ha prodotto quasi nulla. 

Abbonati, puoi disdire quando vuoi.

Leggi l’intero articolo